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Darkbuffy18
James Lover



Piemonte


823 Messaggi

Inserito il - 01/10/2003 : 13:13:08  Mostra Profilo  Invia a Darkbuffy18 un messaggio Yahoo! Invia a Darkbuffy18 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Lilith


Westminster Gazette, 25 settembre.

MISTERO DI HAMPSTEAD


...c’è tuttavia un aspetto più serio del problema, in quanto alcuni dei bambini, invero tutti quelli che si sono perduti durante la notte, sono stati leggermente feriti o graffiati sulla gola. Le ferite sembrano simili a quelle prodotte da un topo o da un cagnolino, e se pur di scarsa importanza se prese singolarmente, tenderebbero a dimostrare che, qualsiasi sia l’animale che le infligge, deve avere un suo sistema o metodo. La polizia locale ha avuto istruzioni di tenere gli occhi ben aperti nella brughiera di Hampstead e dintorni, nel caso si siano perduti dei bambini, specialmente se molto piccoli, di fare attenzione a tutti i cani randagi che potrebbero circolare nella zona.

Westminster Gazette, 25 settembre.
Edizione speciale
L’ORRORE DI HAMPSTEAD
FERITO UN ALTRO BAMBINO
La “bella signora”
Abbiamo appena ricevuto notizia che un altro bambino dato per disperso
la notte scorsa, è stato scoperto solo nella tarda mattinata di oggi...
...Anche lui, quando si è un po’ ripreso, ha raccontato la solita storia
dicendo d’esser stato adescato da una “bella signora”.

(...)
Quello che giaceva lì sembrava un orrendo fantasma di quel che Lucy era stata; i denti acuminati, la bocca voluttuosa sporca di sangue - da rabbrividire solo a vederla - quel suo aspetto carnale, privo di spiritualità, una diabolica caricatura della dolce purezza di Lucy.

(Bram Stoker, Dracula)


Il romanzo di Bram Stoker ha introdotto per la prima volta la figura del vampiro “urbanizzato” ma non è da trascurare anche il lavoro di trasformazione che ha fatto con le donne, in particolare con Lucy, la quale dalla passiva posizione di donna angelo, quella di tutti i romanzi gotici, è passata a quella di demone assetato di sangue soprattutto infantile. Si tratta di una rivoluzione nell’ambito letterario ma, contemporaneamente, possiamo parlare anche di un percorso a ritroso con la conseguente scoperta di una figura mitica che è giunta fino a noi passando attraverso successive elaborazioni soprattutto appartenenti all’ambito del fiabesco. L’infanzia di Bram Stoker è stata fortemente segnata dalle fiabe e dalle leggende raccontategli dalla madre, inoltre anche lui ha scritto testi destinati ad un pubblico infantile, testi in cui si parla di morte e di orrore accanto a preziose virtù cristiane.
Le rappresentazioni mitiche del femminile sono strettamente legate alle bipolarità delle rappresentazioni infantili della donna, intesa come colei che nutre e ama ma anche come colei che può uccidere e usare il prossimo come nutrimento.
Le prime testimonianze archeologiche e testuali sull’esistenza di divinità femminili malevole le abbiamo proprio nella “culla” della civiltà: in Mesopotamia.
La Mesopotamia è una regione dell’Iraq situata tra i deserti dell’Arabia e le montagne della Persia. È percorsa dai fiumi Tigri ed Eufrate. Circa nel 4000 a.C., quando le prime popolazioni si spostavano dall’Asia verso Ovest, l’abbondanza d’acqua data dai fiumi e la fertilità del terreno favorirono la nascita della civiltà Sumerica. Intorno al 2000 a.C. i Sumeri si unirono alla vicina tribù degli Amorrei dando vita all’Impero Babilonese. I primi invasori furono gli Ittiti che giunsero dalla Turchia. Gli Ittiti furono sconfitti dagli Assiri provenienti dall’est che conquistarono la Siria e la Palestina. Babilonesi ed ebrei cercarono l’aiuto di altri popoli vicini, i Persiani, che riuscirono a vincere gli Assiri e unirono la Mesopotamia all’impero Persiano. Due secoli più tardi sarà Alessandro Magno a sottomettere l’impero Persiano.
Le testimonianze archeologiche di tipo iconografico inerenti alle divinità sono innanzitutto antropomorfizzazioni del dio stesso ed hanno lo scopo di illustrare il mito di cui è protagonista. Le testimonianze scritte sono raggruppabili in preghiere, testi mitologici (fra i quali il più importante è il Gilgamesh che fornisce le maggiori conoscenze sui miti mesopotamici) e indicazioni sullo svolgimento di rituali.
LAMASHTU, in una rappresentazione tratta dal catalogo della collezione di De Clerq.

M. Di Nola, Il Diavolo (Newton, 1999)

Il Pantheon è presieduto dal dio del cielo An (accadico Anu) che sovrintende alle stagioni indicate dalle stelle. Al suo fianco siedono Enki (accadico Ea) che è il dio delle acque dolci e della discendenza dell’uomo; Ninhursang è la dea del suolo e delle bestie e della nascita; Enlil invece è il dio dei venti e dell’agricoltura. Enlil genererà il dio della Luna, da cui discenderà il dio del Sole, e il dio della pioggia che genererà la dea Inanna (accadico Ishtar) dea dell’amore e della guerra. Accanto a queste divinità “benevole” esistevano alcune schiere di demoni ritratti in forma ibrida con alcune parti umane e altre animali, la loro origine mitologica non ci è pervenuta dai reperti archeologici il che fa supporre che si trattasse di entità di minore importanza che hanno fatto “arrabbiare” gli dei principali e da cui sono state punite come nel caso della Lamashtu che fu considerata da An troppo malvagia per abitare il regno dei cieli, mentre Lilitu e l’Ardat Lili compaiono già come serve di una divinità femminile che regnava nelle tenebre dell’oltretomba e per esorcizzarle le donne praticavano la prostituzione sacra (intesa come celebrazione della vita) offrendo i guadagni al tempio.
E sono proprio questi demoni ad essere accusati di vampirismo e lussuria, il demone maschile Lilu (presso i sumeri Lil) approfittava delle donne durante il sonno, Lilitu e l’Ardat Lili invece erano demoni femminili che approfittavano del corpo degli uomini senza rimanere fecondate e lasciandoli insoddisfatti e malati, sono ritratte con le caratteristiche di pericolosi animali quali le pantere e i serpenti e compaiono in numerose litanie insieme ad altri demoni che causavano patologie di vario tipo, il che lascia supporre che il loro scopo principale fosse distruggere le famiglie impossessandosi di uno dei membri, in particolare l’uomo che non poteva così più lavorare:

Quanto al malato il suo male se ne esca!
Namtar, Asakku, Samana,
Spirito cattivo, Alu cattivo, spettro cattivo,
Gallu cattivo, dio cattivo, Rabisu cattivo,
Lamasthu Labasu Abbazu.
Lilu, Lilitu, serva di Lilitu,
Namtar cattivo, Asakku maligno, malattia maligna,
fatture cattive, sporcizia, affezione della pelle;
febbre, itterizia, faccia cattiva, lingua cattiva,
dalla sua casa se ne escano




La Lamashtu invece agiva sulle donne interrompendone la gravidanza o uccidendone i neonati, si manifestava sotto forma di succubo o di febbre perniciosa, l’iconografia la rappresenta come una donna nuda con le membra inferiori che terminano ad artiglio d’uccello, testa e orecchie di leonessa o, talvolta, d’avvoltoio. È il peggiore di tutti i demoni della Mesopotamia non solo attacca le puerpere uccidendone la prole mentre dice:
Datemi i vostri figli che li allatterò, le vostre figlie
Ed io metterò la mia mammella nella loro bocca.
Ma aggredisce anche gli uomini nutrendosi del loro sangue.
L’incantesimo volto a scongiurarla recita:
La figlia di Anu che da il seno agli esseri deboli,
l’abbraccio di lei è un insidia...;
lei, la divoratrice, la furia, la nemica, la ladra.
Se ne deduce, quindi, che non si può parlare di una Lilith mesopotamica ma di più entità maligne che venivano a turbare l’equilibrio familiare provocando piaceri infecondi e conseguente spossatezza soprattutto durante il sonno notturno e nella siesta pomeridiana, spesso erano associati al vento del sud-ovest, un vento caldo proveniente dai deserti dell’Arabia che salendo verso nord influiva negativamente sul clima e spesso causava decessi dopo un periodo di prostrazione.
Agendo come gli incubi e i succubi solevano appoggiarsi sul torace delle vittime ostacolandone la respirazione ed eccitandone i sensi, qualora la vittima si accorgeva dell’inganno non era in grado di sottrarvisi e il suo organismo ne usciva terribilmente debilitato e, considerato il timore che le popolazioni mesopotamiche avevano delle malattie, è ovvio che le associassero alle creature malvagie e che ideassero diversi rituali esorcistici in assenza di adeguate terapie.


LILITH NELLA MITOLOGIA GIUDAICO CRISTIANA
Intorno al secondo millennio a.C. vivevano in Mesopotamia alcune tribù agropastorali di lingua aramaica. Verso il 1760 un gruppo di queste persone si separò verso la terra di Canaan e lì si stabilirono e crebbero di numero, adottarono anche la lingua locale: l’ebraico. Una carestia li spinse poi a migrare in Egitto dove rimasero circa quattro secoli quando l’intolleranza e le persecuzioni del faraone li spinsero a tornare nella terra di Canaan (Palestina) dove trovarono stanziate altre popolazioni con le quali dovettero combattere. Nel 70 d.C. i romani distrussero Gerusalemme e gli ebrei si sparsero per il mondo.
1. Lilith, illustrazione di Michel Desimon.
(F.Giovannini, Il libro dei vampiri - Dedalo, 1985)

2. Disegno di Lilith da una placca in terracotta del II millennio a.C.
(M.Centini, Il vampirismo - Xenia, 2000)

Sebbene si tratti di una popolazione sempre in movimento, la sua storia è raccolta nei libri della Bibbia; a differenza delle popolazioni cui erano assoggettati gli Ebrei adottarono una religione monoteista ma la stretta convivenza con Sumeri Assiri e Babilonesi fece si che alcuni elementi della loro religione fossero assimilati ed elaborati anche nei testi ebraici.
Le schiere di demoni notturni della Mesopotamia (escludendo il maschile Lilu) vengono, presso gli ebrei, ad essere indicati col solo nome di Lilith che troviamo citata una sola volta nella Bibbia ma più spesso nel Talmud (il commento ai testi biblici) e nel Libro degli Splendori (un testo che spiega i significati mistici di quanto scritto nella Bibbia), Ernest Jones riferisce:
Come gli Incubi succhiano i fluidi vitali, portando la vittima alla consunzione, così i Vampiri spesso poggiano sul petto della vittima, soffocandola. La Lilith ebraica, che Johannes Wejer chiamò principessa dei succubi, discendeva dal babilonese Lilitu, noto vampiro.
Le caratteristiche fisiche della Lilith ebraica sono i lunghi capelli, rimane la presenza di ali (anche se probabilmente si tratta di un’elaborazione successiva per avvicinarla alla schiera dei demoni), la predilezione per la notte e, ovviamente, la lussuria e la sete di sangue di bambini.
Compare subito come prima compagna di Adamo, anche lei plasmata da materiale fangoso, non lo stesso che servì per l’uomo, ma sozzura. Per soddisfare la sua solitudine ed impedire abominevoli accoppiamenti con animali che sarebbero stati infruttuosi (riferendosi probabilmente alla divinità babilonese Enkidu che prima di conoscere la sua compagna pare avesse un certo debole per le gazzelle), Lilith e Adamo furono creati il sesto giorno, insieme ai rettili e alle anime dei demoni (il cui corpo però non fu creato) e l’aspetto della donna non è definito, il Libro degli splendori riferisce che Lilith è una creatura coperta di sangue e di saliva rendendola inevitabilmente più simile ad un Demone che a una donna, quindi incompiuta.
Quando si trattò di consumare il primo rapporto sessuale ovviamente fu un’esplosione di sensazioni estatiche per entrambi ma quando Lilith cominciò a dimostrarsi insofferente per la posizione che Dio aveva imposto (la donna sotto e l’uomo sopra) l’idillio fra i due finì, Adamo voleva imporre la sua superiorità, in quanto uomo, nei confronti della donna che doveva stendersi sotto di lui e Lilith fuggì nel Mar Rosso.
Dio, vedendo di nuovo l’uomo solo, tentò di richiamarla ma lei espresse di nuovo il suo rifiuto. Il secondo tentativo di Dio per dissuaderla fu quello di mandare tre angeli che la trovarono fra le acque circondata dagli altri demoni (secondo la tradizione ebraica nell’acqua si annidano le creature del male) e cosciente di essere una di loro, essi la minacciarono di morte se non fosse tornata dal suo sposo ma Lilith astutamente li dissuase rivendicando l’incarico affidatole da Dio stesso della custodia dei bambini maschi fino all’ottavo giorno di vita e delle femmine fino ai vent’anni d’età.
Gli Angeli tornano sconfitti in paradiso e Dio si vendica con Lilith uccidendole le centinaia di demoni (Lilim) che generava accoppiandosi con le creature del Mar Rosso. A tale affronto lei risponde aggirandosi nottetempo nelle contrade, orientandosi presso i crocicchi, per cercare e strangolare i neonati (a meno che non siano protetti da talismani recanti i nomi degli angeli che le erano apparsi) e per sorprendere gli uomini durante il sonno sfinendoli fino alla morte con abominevoli amplessi.
Ad Adamo fu data una nuova donna, Eva, della quale Lilith era gelosissima e cui uccise buona parte della prole, ed alcune versioni vogliono che fosse lei il serpente che la indusse a disobbedire all’uomo cogliendo il frutto proibito.
Per gli Ebrei Lilith passerà definitivamente al rango di Demone femminile raffigurata come donna il cui corpo termina in una coda di serpente.
Nella Bibbia cristiana i riferimenti a Lilith sono veramente molto pochi, probabilmente ad opera delle successive riscritture a scopo dottrinale e sacerdotale volte ad esaltare l’obbedienza che la donna deve dimostrare nei confronti dell’uomo, la citazione più esplicita si trova in Isaia 34,14:
I gatti selvatici si incontreranno con le iene, e
I satiri si chiameranno l’un l’altro;
vi farà sosta anche Lilith e vi troverà tranquilla dimora.
In questo testo è avvicinata agli animali predatori ricordando anche la sua parentela con gli uccelli notturni il cui urlo inquieta chi lo ascolta, infatti, quando Dio uccise il figli di Lilith, nella notte echeggiarono per molto tempo i suoi lamenti disperati.
Secondo l’iconografia cristiana Lilith governa l’inferno, ha l’aspetto di una donna nuda estremamente bella, ha i capelli blu e gli occhi rossi, la pelle è di un colore grigio argenteo; comanda le schiere di succubi e gli amplessi con lei portano alla follia.


LILITH NELLA LETTERATURA
La vendetta di Lilith nei confronti di Dio e di Eva, consistente nell’uccisione dei bambini, presto divenne uno spauracchio nei confronti di madri negligenti e di bambini disobbedienti, e tramandato in forma orale e poi scritta nelle fiabe e nei racconti popolari. Il riferimento a Lilith lo troviamo in tutte le matrigne come quella di Biancaneve (che non lesina certo a chiedere sangue e cuore della povera ragazza che abbandona nel bosco), nelle streghe che aspettano, in tuguri di marzapane nascosti nel bosco, l’arrivo di teneri piccoli visitatori di cui cibarsi, ma è anche la fanciulla che astutamente elimina la dama su cui il suo uomo ha messo gli occhi e le Carteriane donne che, rinunciano alle convenzioni e giacciono coi lupi perché magari è meglio.
Inutile dire che anche la letteratura destinata ad un pubblico adulto ha fatto suo proprio questo mito accentuandone la pericolosità nei confronti degli uomini, in particolare nell’età Romantica.
Nel Faust di Goethe incontriamo Lilith nella notte di Valpurga:

FAUST: ma quella chi è?
MEFISTOFELE: quella è Lilith
FAUST: Chi?
MEFISTOFELE: La prima moglie di Adamo,
Sta in guardia dai suoi bei capelli
Da quello splendore che solo la veste.
Fai che abbia avvinto un giovane con quelli,
E ce ne vuole prima che lo lasci.




Questo simbolismo dei capelli è presente nel folclore Tzigano dove Lilith è chiamata Lilyi, i suoi capelli penetrano nella carne dello sventurato amante dilaniandolo e assorbendone il sangue.
Sempre di Goethe è La nuova Melusina, una riscrittura della fiaba della donna serpente che diventa, però, uno gnomo di sesso femminile conservando le caratteristiche seduttive.
In Francia abbiamo la Cecily dei Misteri di Parigi scritto da Eugene Sue:
...Questa grande creola a volte slanciata e polposa, vigorosa e flessuosa come una pantera, era l’incarnazione della sensualità bruciante che s’accende solo al calore dei tropici. Tutti hanno sentito parlare di queste fanciulle di colore per poi aggiungere Mortali agli Europei, di queste vampire incantatrici che, snervano le loro vittime con amplessi terribili, succhiano fino all’ultima goccia d’oro e di sangue, e non gli lasciano altro, secondo l’espressione del paese, che le sue lacrime da bere e il suo cuore da rodere.
Della stessa opinione era sembrato Gautier nel Fortunio quando parlava delle Giavanesi che bevono un uomo europeo in tre settimane.
Vittime della discendenza di Lilith sono anche i poeti maledetti come Baudelaire e Rimbaud:

Tu, come lama di coltello
Sei entratata nel mio cuore in lacrime!
Tu, forte come una schiera
Di demoni, folle ed in ghingheri,

sei venuta a fare del mio spirito
umiliato il tuo letto ed il tuo regno!
Tu, infame alla quale son legato
Come il forzato alla catena
(...)

C. Baudelaire: Il Vampiro




Ed anche Rudyard Kipling, dopo aver visto il quadro del Burne Jones, ha fatto proprio il mito di Lilith nella poesia Il Vampiro:

(...)
Il folle fu spogliato fino all’osso
(così come tu ed io!)
Cosa che lei ben poteva veder quando lo mise da parte
(ma non v’è segno che la madama ci provasse).
Così qualcosa di lui visse, ma il più mori -
(così come tu ed io)

E non è la vergogna e non è la colpa
Che brucia come un marchio rovente -
È questo scoprire che lei non seppe mai il perché
(vedendo infine che mai avrebbe potuto sapere un perché
e che mai, proprio, avrebbe potuto capire!)




La manifestazione letteraria più interessante l’abbiamo, però, in Italia con Primo Levi in Lilith e altri racconti, anche se lo scrittore italiano è conosciuto prevalentemente per il romanzo Se questo è un uomo (anche in questo caso, come capita per la maggior parte degli scritti vampirici degli scrittori italiani di pregio, se ne parla poco e se ne pubblica meno), anche Lilith comunque è ambientato in un campo di concentramento nazista:
Lilith in un’illustrazione di Gary Kelley (Creature della notte - Hobby & Work, 1998).

Lilith abita precisamente nel Mar Rosso, ma tutte le notti si leva in volo, gira per il mondo, fruscia contro i vetri delle case dove ci sono dei bambini appena nati e cerca di soffocarli. (...) Altre volte entra in corpo a un uomo e l’uomo diventa spiritato. (...) Poi c’è la storia del seme. È golosa di seme d’uomo, e sta sempre in agguato dove il seme può andare sparso: specialmente fra le lenzuola. Tutto il seme che non va a finire nella matrice della moglie è suo: tutto il seme che ogni uomo ha sprecato nella sua vita per sogni o vizio o adulterio.
Ma qui viene il bello:
Dio è rimasto solo; come succede a tanti, non ha saputo resistere alla tentazione e si è preso un’amante: sai chi? Lei Lilith, la diavolessa, e questo è stato uno scandalo inaudito. (...) Devi sapere che questa tresca indecente non è finita e non finirà tanto presto: per un verso è causa del male che avviene sulla terra; per un altro verso è il suo effetto. Finchè Dio continuerà a peccare con Lilith sulla terra ci saranno sangue e dolore (...).
La nostra Lilith, nelle sue peregrinazioni notturne ha ormai lasciato testimonianze in moltissimi ambiti narrativi, compaiono apparizioni fugaci nella musica, nei fumetti e nei moderni romanzi di Anne Rice che ha rinvigorito l’origine tutta femminile del mito vampirico; da una molteplicità di divinità ambigue, Lilith è fuggita dalla tradizione religiosa per entrare a far parte del nostro patrimonio folclorico-immaginativo, diventando il simbolo della madre snaturata e dell’amante perversa e non cesserà mai di tormentare, col suo fascino irresistibile, i sogni di coloro che si trovano sul suo cammino.







i love you spike
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Darkbuffy18
James Lover



Piemonte


823 Messaggi

Inserito il - 01/10/2003 : 13:21:17  Mostra Profilo  Invia a Darkbuffy18 un messaggio Yahoo! Invia a Darkbuffy18 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Invece questa poesia l ho trovata su vampiri.net o meglio è un racconto


Dal giorno che ti ho vista avrei voluto saziarmi con la tua carne, dissetarmi col tuo sangue, avere la tua anima in me in eterno.
Sei una vipera, me seduci e mi provochi, vorrei poterti toccare ma non posso perché come tutte le vipere il loro veleno è mortale.
Mi resta solo sognarti, di baciarti, di amarti, di far l'amore con te, sotto il chiarore della luna piena, in un castello gotico mentre ascolto Benighted Like Usher dei Cradle Of Filth.
Mi risveglio dal mio subconscio, guardo dalla finestra un cimitero in lontananza, cercando l'ispirazione per i miei oscuri pensieri.
Guardo la luna, coperta dalle sue nuvole, col mio potere le faccio diradare e vedo la luna a forma di cuore, essa vedendomi, piange lacrime d'argento che cadono sulla terra sottoforma di stelle cadenti.
Decido di suicidarmi.
Invoco un demone vampiresco.
Mi apre davanti una bellissima ragazza con lunghissimi capelli neri, occhi neri e pelle cadaverica.
Gli chiesi di berne il mio sangue, ma dovevo essere cosciente quando lo faceva e non ipnotizzato dal suo bacio.
Ad un certo punto mi alzo e vedo per terra un angelo nero.
Capii che ero io.
Capii che ero morto. All'improvviso si apri una voragine, illuminata da alte lingue di fuoco.
Emerse in superficie una demone con occhi azzurri e lunghi capelli biondi, mi prese per mano e mi portò all'inferno.

Un altra poesia molto bella.........

New Orleans
Gennaio 1891

"Una foto sbiadita appesa al muro
il ricordo di un amore perduto
una passione svanita
e un'amicizia finita"

Questa poesia mi si addice perchè non potrò mai più incrociare lo sguardo dolce di quegli occhi verdi. Non bacerò più quelle guance, calde anche quando fuori il gelo attanagliava la terra; non toccherò più i tuoi morbidi capelli castani che si raccoglievano in uno splendido nastro color della violetta.
I tuoi abiti sempre alla moda ti davano un aria regale, ma io ti preferivo in quelle vesti ordinarie e semplici come quando posavi per me.

Conservo ancora i tuoi ritratti, sono in un angolo del mio studio coperti da polvere e ragnatele; da sotto il canovaccio sento ancora le tue lamentele sul fatto che ero troppo perfezionista. è vero ero troppo perfezionista, se fossi stata una pittrice incapace avrei potuto esporre quei quadri!

Un altra colpa è che nonostante io conosca la tua nuova natura ti tormento con i miei sentimenti senza considerare la tua sofferenza.

Quando ti ho visto dopo la trasformazione mi sono pentita di essere scappata.
Con quel gesto ti ho inferto una ferita mortale nella tua anima.

Ora vorrei vedere ancora quegli occhi e capire se dentro di te c'è ancora quell'anima che ho tanto amato, sono sicura che ci sia altrimenti questa notte mi avresti ucciso.

So che leggerai questa lettera e spero tu mi risponderai ma ti prego non tornare mai più; se no non resisterei.

Con amore.





i love you spike
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mel
Precious Spikette



Lombardia


3152 Messaggi

Inserito il - 01/10/2003 : 15:50:01  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di mel Invia a mel un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Sei una risorsa inesauribile!!!
Grazie per la ricerca ke hai fatto e per tt il materiale ke hai messo sul forum per noi!!!
Sei fantastica...

SPIKE: I'm not asking you for anything. When I say, "I love you," it's not because I want you or because I can't have you. It has nothing to do with me. I love what you are, what you do, how you try. I've seen your kindness and your strength. I've seen the best and the worst of you. And I understand with perfect clarity exactly what you are. You're a hell of a woman. You're the one, Buffy.







Mel
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willowthewitch
James Lover



Toscana


510 Messaggi

Inserito il - 02/10/2003 : 17:24:41  Mostra Profilo Invia a willowthewitch un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
SEI VERAMENTE ESPERTA!!
WOW!!
Non vorrei sbagliarmi, ma tra le varie teorie sul vampirismo c'è anche una teoria "medica": vampiri erano i malati di porfiria, una rara malattia del sangue, che non è in grado di eliminare certe sostanze (è estremamente complesso, fidatevi) e c'era la convinzione che i sintomi (dolori addominali e problemi neurologici) venissero leniti dal sangue, meglio se umano:
Scusatemi se sono poco romantica...

willow
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mel
Precious Spikette



Lombardia


3152 Messaggi

Inserito il - 03/10/2003 : 16:50:20  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di mel Invia a mel un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da willowthewitch

SEI VERAMENTE ESPERTA!!
WOW!!
Non vorrei sbagliarmi, ma tra le varie teorie sul vampirismo c'è anche una teoria "medica": vampiri erano i malati di porfiria, una rara malattia del sangue, che non è in grado di eliminare certe sostanze (è estremamente complesso, fidatevi) e c'era la convinzione che i sintomi (dolori addominali e problemi neurologici) venissero leniti dal sangue, meglio se umano:
Scusatemi se sono poco romantica...

willow



Hai perfettamente ragione!!!
Anch'io ho sentito parlare di questa malattia!!
E cmq la porfiria a mio parere è estremamente affascinante!
Nn vorrei essere macabra, ma è così simile al vampirismo e alcune domande sorgono spontanee, tipo: potrebbero esistere veramente persone ke si cibano di sangue umano per sopravvivere? E se queste persone avessero cercato un modo per adattarsi alla loro malattia e avessero iniziato a condurre una vita un po' "particolare"??
E se questo fosse succeso già nei secoli precedenti, sarebbe possibile ke, per la legge dell'adattamento presente in natura, questa malattia si sia modificata a livello genetico negli anni, portando le persone a comportarsi come "vampiri"???
ok,giuro ke nn sono pazza!!?
Nn rinchiudetemi, please??

SPIKE: I'm not asking you for anything. When I say, "I love you," it's not because I want you or because I can't have you. It has nothing to do with me. I love what you are, what you do, how you try. I've seen your kindness and your strength. I've seen the best and the worst of you. And I understand with perfect clarity exactly what you are. You're a hell of a woman. You're the one, Buffy.







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Darkbuffy18
James Lover



Piemonte


823 Messaggi

Inserito il - 03/10/2003 : 17:26:14  Mostra Profilo  Invia a Darkbuffy18 un messaggio Yahoo! Invia a Darkbuffy18 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Vampirismo, tra antiche credenze e folklore popolare


Oggi si sente parlare spesso di vampiri, la fiction, la letteratura, gli stessi media ci bombardano con storie di "revenants" più o meno attuali ma tutte queste storie affondano le loro radici in antiche paure dell'uomo, remoti tabù che ancora oggi ritroviamo nel folklore popolare. Prima di definire i "vampiri" dobbiamo soffermarci su quell'antico retaggio culturale che ancora fa capolino tra le nostre vite la Necrofobia (da necros morte e phobos paura). Da sempre l'uomo ha avuto timore dei propri trapassati, come recita un antico detto popolare "i morti portano morte", da qui nasce tutta una serie di riti e tabù tra cui lo stesso rito funebre che aveva proprio lo scopo di relegare i morti nell'aldilà e di ucciderli una seconda volta. La necrofobia non è del tutto inspiegabile, nel passato infatti molti erano i casi di morti "misteriose" legate a qualche malattia non conosciuta che poi, dopo il primo caso si diffondeva tra i vivi e così il collegamento al morto come "revenant", l'untore, non era del tutto ingiustificato. In realtà dovremmo distinguere la necrofobia rituale, cioè legata proprio a credenze sull'aldilà e sul defunto da una necrofobia successiva diciamo altomedievale, che, comunque appoggiandosi ad antiche credenze era in realtà legata a malattie o epidemie che poi hanno fatto nascere il mito del vampiro o Nosferatu, il "non morto" come oggi lo conosciamo. Così ad esempio nel 1300 un terzo della popolazione europea fu decimata da epidemie di peste bubbonica, malattia proprio riconducibile ai cadaveri. La stessa possibilità del vampiro di trasformarsi in animali quali topi o pipistrelli è successiva, mai ipotizzata dal razionale uomo primitivo , e proprio legata al fatto che questi animali avevano la caratteristica di diffondere le epidemie e così, il morso di un topo portava al contagio e alla sua associazione con la creatura misteriosa. Le malattie infettive e le strane morti diventano così attributi del nuovo "vampiro", tubercolosi con perdite di sangue dalla bocca, rabbia, fotofobia, morti apparenti, disturbi mentali, bronchiti e polmoniti diventano le nuove caratteristiche dei non morti. Interessante è esaminare una malattia molto rara, la "protoporphyria crythropoietica", che colpisce i globuli rossi rendendo i soggetti affetti impossibilitati ad esposizioni solari, malattia non del tutto rara durante il medioevo soprattutto in area slava, a causa di dai matrimoni consanguinei tra i nobili locali e forse per questo motivo, proprio perchè più recentemente "colpiti" da questi strani eventi, questi paesi han conservato una memoria vampiresca più forte che in altri luoghi, lo stesso termine "vampiro" è relativamente recente e di origine slava, legato alla radice "pi" cioè stregone e al verbo "wempti" che significa bere. La paura della luce diventerà caratteristica predominante del "vampiro letterario" chiamato poi Dracula (da Dracul e cioè stregone in Rumeno) personaggio ispirato allo storico Vlad Tapes, principe della Valacchia forse associato al "vampiro" a causa dei suoi severissimi metodi di governo. In realtà Vlad fu un grande paladino della Cristianità contro l'incombente pericolo turco che riuscì a sconfiggere anche disponendo di un esercito notevolmente inferiore, utilizzando una vera e propria arma psicologica. Quando i turchi arrivarono alla capitale del regno, Targoviste, trovarono circa 8.000 pali ove erano stati infissi altrettanti prigionieri turchi. L'impatto fu così inaspettato e tremendo che i turchi decisero subito di ritirarsi. Nel passato uno dei motivi per i quali si diventava vampiri era la violazione di un tabù, infatti violando alcuni precetti della religione locale il credente entra in una vorticosa spirale di causa-effetto che per lui diventa dannosa se non addirittura mortale. J.Frazer, nel suo famosissimo libro, "il ramo d'oro", descrive una serie infinità di tabù, per esempio tra le tribù africane si crede che se durante la caccia una moglie sia infedele con il suo marito, egli sarà morso da un serpente e morirà, nasce così l'idea del "non morto", l'uomo che torna dopo la morte per vendicare il tabù violato e così le donne morte durante il parto, i bambini defunti ancora in fasce o ancora mariti traditi vogliono portare i loro parenti con loro, nell'aldilà. Il rito funebre nasce proprio per questo, esso è visto all'inizio con lo scopo di rompere drasticamente il legame tra il defunto e le vita sulla terra. Abbiamo detto che da sempre l'uomo ha avuto paura dei propri morti come ci testimonierebbero antiche tradizioni, proprio per questo il primitivo elabora tutta una serie di rituali che servirebbero ad impedire un ritorno in "vita" dell'estinto. Una della tante credenze è quella legata alla nutrizione del morto, infatti si credeva che anche nell'aldilà il defunto dovesse nutrirsi e, se non avesse trovato agevolmente cibo sarebbe ritornato sulla terra alla ricerca dello stesso. Proprio per questo motivo spesso le tombe venivano provviste di cibi reali o simbolici come raffigurazioni o semplice vasellame o ancora grano e cereali. Nell'antica Grecia troviamo molte tradizioni che riferiscono di banchetti tenuti sulla tomba del morto in modo da "alimentare" e "nutrire" il cadavere, pratiche di cui troviamo ancora traccia nel 1700 nel "de masticatione mortuorum in tumulis" di M.Raufft o in altre strane tradizioni ancora frequenti, per esempio durante feste o banchetti, se era defunta da poco una persona si usava occupare tutti i posti a sedere in modo che il morto non potesse trovare posto per la sua presenza. Altre usanze collegate a questa idea hanno portato a quella tradizione ancora in uso oggi, di offrire un pranzo o la cena ai convenuti al funerale del defunto, o quelle che ritroviamo in molti paesi del sud Italia e in particolare di Lucania, Puglia o Calabria ove si usa porre sul davanzale delle case, nel giorno dei Morti, vivande proprio per nutrire il morto. Un'altra strana credenza legata sempre all'alimentazione del defunto è quella che essi si cibassero di carne umana e da questa al sangue il passo diventa breve. L'idea era che è nella carne umana che risiede la vita e così il morto, per poter diventare un revenants, doveva cibarsi di essa!

"non ti nutrirai del sangue perchè il sangue e vita: e tu non devi mangiare la vita insieme alla carne"
Deuteronomio XII-23

"soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. Del sangue vostro, anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto"
Genesi IX-4

Altra interessante usanza per impedire ad un morto di resuscitare era quella di deporlo a faccia in giù nella tomba con un gran masso su di esso. In questo senso sono state fatte interessantissime ricerche dalla Dott. Anastasia Tsaliki (*) che si occupa proprio di sepolture "fuori dal comune", come quelle ritrovate a Cipro e datate circa 7000-2500 a.C. Qui i cadaveri sono stati ritrovato in piccole tombe deposti in posizione contratta con grandi lastroni di pietra sopra di essi o ancora alcune volte decapitati, in modo da impedire in ogni modo il ritorno alla vita. Sepolture simili le abbiamo ritrovate anche in Italia, a Trani, in localita' "Capo Colonna" databili IX-VIII sec. a.C. e ora allo studio del Prof. Sublimi (**). Infatti nella prima sepoltura era deposto un individuo in posizione inginocchiata schiacciato da un lastrone posto alle sue spalle, nella seconda tomba, molto più grande, sono stati trovati tre defunti anch'essi con piu' massi deposti sopra. Da questo tipo di tradizioni potremmo quasi avanzare una ipotesi curiosa, forse le lapidi che oggi si usa porre al di sopra delle tombe potrebbero essere un antico retaggio culturale proveniente proprio da queste usanze, da antichi timori dell'uomo mai veramente sopiti. Numerose comunque erano le tecniche usate per evitare la venuta dei revenants, molto spesso i cadaveri venivano deposti con mani e piedi legati, i cui segni poi sono facilmente interpretabili da analisi in laboratorio sulle loro ossa, altra interessante tecnica era quella di "inchiodare" il morto, e così a Chalkidiki, in Grecia, è stato trovato un cadavere con un cuneo bronzeo in fronte o ancora da scavi effettuati nel castello di Lamia, è stato rinvenuto un scheletro inchiodato da tre cunei di ferro. Il ritrovamento farebbe così sorgere delle strane interrogazioni sull'etimologia del paese, infatti i "Lamia" (poi tra i romani chiamate Empuse) erano antichi vampiri, per lo più raffigurati come donne e immaginate metà umani e una metà animali. Altro interessante rituale era poi la frattura delle dita delle mani o l'estrazione di un dente effettuata sul corpo del cadavere. Questo tipo di riti venivano spesso utilizzati nelle iniziazioni, ove bisognava realizzare una finta morte in modo che poi l'iniziando potesse risorgere a nuova vita, illuminato. Ebbene, queste tecniche per realizzare una morte simbolica venivano utilizzate anche per generare una ulteriore morte nel defunto, anche a Trani sono stati ritrovati i cadaveri senza l'incisivo, il che appunto farebbe pensare proprio a un rituale come quello precedentemente descritto, una credenza non ancora del tutto dimenticata dato che, nel folklore popolare sognare la caduta di un dente significa perdita di una persona viva e dunque un presagio di morte, una morte simbolica che affonda le sue radici in antichi timori che accompagnano l'uomo fin dai primordi.


(*) Bioarchaeologist, Dept. of Archaeology, Science Site, South Road, University of Durham, Durham DH1 3LE - UK.
(**) prof. Vito Scattarella dott. Sandro Sublimi Saponetti
Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Zoologia dell'Università di Bari.

BIBLIOGRAFIA



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Noemy
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Inserito il - 03/10/2003 : 22:29:56  Mostra Profilo Invia a Noemy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
anche io ho sentito parlare di una malattia che poteva portare a diventare vampiri...
Ne era affetta una contessa ungherese-transilvana,si chiamava Bathory Erzsebet. Nata nel 1560, era pronipote di Bathory Istvan che si alleò con Dracula (Vlad III Tepes)contro i turchi poco prima della morte(?)del sovrano valacco. Appena quindicenne era diventata la moglie di Nadasdy Ferenc, generale della cavalleria reale. Nelle vene della nobildonna scorreva il sangue corrotto di una famiglia che annoverava epilettici, pazzi e degenerati; era anche convinta cultrice della magia nera. le sue collaboratrici più fidate erano tre donne che la gente indicava come streghe: Dravulia Anna, Majorova da Miarwa e Szentes Dorottja.
minata dalle tare ereditarie e colpita da una misteriosa malattia, Bathory Erzsebet sfioriva rapidamente, la bella ragazza si trasformava in un essere mostruoso: la pelle aveva assubto un colore verdastro, le gengive infiammate si atrofizzavano scoprendo i canini, la peluria invadeva il suo volto e il dorso delle mani. Evitare il progressivo degrado divenne per lei un'ossessione. Paracelso aveva indicato nelle applicazioni di sangue di tortore e colombi un efficace antidoto contro precoce invecchiamento della pelle e le streghe di corte ne suggerirono l'uso alla loro padrona. Un giorno la contessa picchiò a sangue una serva maldestra. Il sangue della ragazza le schizzò il volto e lei parve sentire sollievo ai suoi mali. Si convinse così che il sangue di giovani donne era più efficace di quello dei volatili consigliato dalle sue collaboratrici.
Da quel momento il castello di Bathory Erzsebet divenne un luogo di morte: seicentodieci ragazze vennero sacrificate alla follia della contessa, la quale inventò e si fece costruire un apparecchio, simile alla Vergine di Norimberga, per dissanguare lentamente le sue vittime.
I crimini della Bathory furono scoperti nel 1611, per caso, da suo cugino, Thurzò Gyorgy, il quale, entrato in una stanza del castello, aveva visto sul pavimento i corpi di due ragazze martoriati da una miriade di trafitture. Una delle giovani era morta, l'altra agonizzante. Non fu facile trovare una spiegazione a quell'orrore, ma alla fine la caparbia curiosità di Thurzò ebbe ragione del mistero. Della lunga catena di delitti venne informato il re, Mattia D'Asburgo, il quale condannò Bathory Erzsebet a essere murata viva nella sua stanza fino alla morte.


Spero di aver soddisfatto qualke vostra curiosità
1bacione
*Noemy*

Modificato da - Noemy in data 05/10/2003 15:48:44
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Noemy
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Inserito il - 03/10/2003 : 23:06:32  Mostra Profilo Invia a Noemy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Alcuni annedoti sulla vita di Vlad III chiamato Tepes(L'impalatore).

Era la notte d'Ognissanti. A Sighisoara, cittadina di confine tra la Valacchia e la Transilvania, nella casa del nobile Vlad II, della stirpe dei Basarab, nessuno dormiva. Tutte le lampade erano accese, nei grandi camini di pietra bollivano pentoloni d'acqua, donne d'ogni età si muovevano con febbrile afitazione. L'imminente nascita del secondogenito del padrone si era annunciata all'improvviso strappando tutti dal sonno. Nessuno si aspettava l'evento, neppure la futura madre. Si era coricata subito dopo il tramonto, come ogni sera da quando aspettava quel figlio. La gravidanza si presentava senza complicazioni, tuttavia la donna si negava alle attenzioni del marito esiliato a dormire in un'altra stanza. Prima di prendere sonno aveva recitato le preghiere dedicando la sua scelta d'astinenza alla Madonna alla quale aveva raccomandato se stessa e il bambino che portava in grembo. Dopo qualche ora una fitta lancinante le aveva squassato il ventre, a stento si era trattenuta dal gridare restando immobile, madida di sudore freddo, con il cuore attanagliato da un'angoscia mortale. Il dolore sembrava averle concesso trgua, poi l'aveva aggredita nuovamente, più forte. Si era resa conto che la sua creatura stava per nascere, sperava soltanto che il parto non fosse troppo precipitoso perchè - aveva sentito dire - in quel caso il cordone ombelicale avrebbe potuto strozzare il neonato. Questa eventualità l'aveva riempita d'orrore, infatti il piccolo morto nel venire al mondo, senza essere stato battezzato, si sarebbe trasformato in un nosferat, in un vampiro.
Aveva chiesto aiuto e , in pochi minuti, tutta la casa si era animata.
La vecchia governante aveva scosso la testa:il piccolo stava arrivando con troppo anticipo e questo non era un buon segno. Quella notte poi non era propizia ad una nascita; strani spiriti, che soltanto la straordinaria sensibilità della donna riusciva a percepire, si aggiravano nei dintorni. Nella sua lunga esistenza essa aveva avuto esperianze terribili riguardo a bambini nati in simili circostanze.
Il principe Vlad era invece esultante. Aveva già un figlio maschio, Mircea; era tuttavia consapevole della necessità politica di avere una vasta discendenza. Soltanto la nascita di una femmina avrebbe potuto contariarlo, ma aveva il presentimento che stesse per venire alla luce un altro maschio. Aveva già scelto anche il nome, si sarebbe chiamato Vlad, proprio come lui.
Poco dopo un acutissimo grido di donna aveva lacerato l'aria. Il principe Vlad si era alzato di scatto dallo sgabello sul quale era seduto. Dopo l'urlo della moglie si aspettava di sentire il primo vagito di suo figlio, ma era seguito un silenzio inquietante. Un sospetto atroce gli aveva atraversato la mente:la creatura era nata morta. si era precipitato nella stanza della moglie; se veramente avesse partorito un cadaverino l'avrebbe uccisa con le sue stessa mani. Una donna incapace di generare figli vivi e sani non sarebbe servità più a niente. Quanto a un delitto del genere nessuno ne avrebbe saputo nulla; morire di parto era all'ordine del giorno e comunque lui, in conseguenza del suo rango, non era tenuto a rispondere dei suoi atti a nessuno.
Entrato nella camera, i suoi timori erano svaniti: nella culla giaceva un robusto bambino. "Dio la benedica signore" disse la vecchia governante riassettando le coperte alla puerpera, "è un bel maschio".
"Ma non l'ho sentito vagire" replicò il principe Vlad, "perchè non ha fatto sentire la sua voce, come fanno tutti i neonati? E' forse privo della lingua?".
"Non gli manca proprio nulla"rispose la governante "Farà sentire la sua voce al mondo intero e saranno molti coloro che , per secoli, parleranno di lui"

***

Nel 1431, neppure un anno dopo la nascita di Vlad III, il re convocò a Norimberga Vlad II. Ora con un atto solenne Sigismondo I di Lussemburgo voleva ratificare la sua fiducia nei confronti di quello che, in precedenza, era stato un suo ostaggio.
Il re insignì Vlad II dell'Ordine del Dragone. Vlad II indossò i paramenti neri dell'ordine e gli venne appeso al collo il simbolo del Drago. Esso rappresentava un dragone steso con le ali spiegate che pendeva da una croce con la coda avvinta alla testa e con il dorso diviso in due. Da quel momento Vlad II si fece chiamare Dracul, cioè "drago". Tanto bastò ai romeni, condizionati dalle numerose leggende e superstizioni della loro tradizione, nelle quali il demonio aveva una parte rilevante, per associare il soprannome Dracul alla parola drac che significa,in romeno, diavolo.
Pura coincidenza oppure l'inizio di un destino che si sarebbe perfezionato con Vlad III, il quale si sarebbe fatto chiamare Dracula, letteralmente "figlio di Dracul", ma secondo una interpretazione estensiva e non priva di giustificazioni anche "figlio del Demonio"?

***

Se vi interessa domani continuo con altre notizie!1bacione
notte *Noemy*
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Selene
James - Guru *Gossip Reporter*


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Inserito il - 03/10/2003 : 23:46:18  Mostra Profilo Invia a Selene un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Noemy!!
E ti prego,continua!!

*What can I tell you baby,I've always been bad.*
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siegfried
Precious Spikette




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Inserito il - 03/10/2003 : 23:50:52  Mostra Profilo Invia a siegfried un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da Selene

Grazie Noemy!!
E ti prego,continua!!

*What can I tell you baby,I've always been bad.*




Come sopra
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Noemy
James Addicted




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Inserito il - 05/10/2003 : 15:47:55  Mostra Profilo Invia a Noemy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Vlad II,padre di Dracula, nel 1438 si alleò con Murad II, ciò a causa delle mire espansionistiche del sovrano arabo. Quest'ultimo però volle una vera prova di fedeltà da parte di Vlad II,obbligandolo ad accompagnarlo nelle incursioni contro i villaggi transilvani,ch esi erano ribellati al sultano. Nel marzo del 1442 si assiste va un cambiamento della situazione politica, divenne governatore della Transilvania Hunyadi Janos, che dopo aver sconfitto i turchi, depose Vlad II dal trono,sostituendolo con Basarab II, e lo cacciò dal paese. Vlad II Dracul, insieme alla famiglia, cercò rifugio presso i turchi, che non gli negarono il diritto d'asilo, ma comprensibilmente diffidenti nei confronti di un tale voltagabbana(Vlad II non fece nulla per impedire l'avanzata turca ma nemmeno fornì loro qualsiasi tipo di assistenza), lo relegarono a Gallipoli. In seguito riuscì a riconquistare la fiducia dei turchi offrendo loro garanzie a prova di tradimento: si sarebbe astenuto da qualsiasi azione bellica contro i turchi(questo comprendeva anche il divieto di fornire aiuti logistici a chi fosse in guerra contro di loro); aveva l'obbligo di versare un congruo tributo in denaro e doveva assicurare ogni anno la fornitura di un certo numero di bambini valacchi,che sarebbero diventati giannizzeri. I turchi però non erano soddisfatti e chiesero come ostaggi i figli di Vlad II Dracul. Così, mentre, dopo solo un anno d'esilio, Vlad II Dracul ritornava in Valacchia con il figlio maggiore Mircea, Vlad III Dracula e suo fratello Radu presero la via della fortezza ottomana di Egrigoz. Qui passarono un anno all'insegna più dell'ospitalità che della vera e proprio prigionia. Infatti la fierezza di Dracula, più che il loro ranfo, faceva sì che gli addetti alla loro custodia e alla loro educazione li trattassero con deferenza; inoltre avevano anche le simaptie del sultano: Dracula perchè aveva una principesca alterigia e la predisposizione per tutte le attività che comportavano una dose di violenza. Le attenzioni verso Radu erano invece di tutt'altro tipo, infatti il fratello minore di Dracula era dotato di straordinaria bellezza e di modi soavi e questo accendeva le fantasie di Murad, che sognava di farne il proprio favorito tra gli efebi del suo harem. A trattenerlo c'erano però le durissime reazioni di Dracula e la giovane età di Radu. La situazione però mutò nell'autunno del 1444, in quanto il padre dei due ragazzi acconsentì a parteciapre alla crociata contro i turchi, quasi obbligato da Hunyadi. Egli non partecipò personalmente ma inviò quattromila soldati comandati dal figlio maggiore Mircea. Ma Dracula e Radu non vennero nè uccisi nè torturati, toccò però a Radu pagare per il comportamento del padre. Dracula, perfettamente conscio dei pericoli che correva, mise in atto ogni possibile astuzia che servisse a salvare la vita sua e del fratello. Arrivò persino ad offrirsi come amante a Murad II, il quale però gli fece capire che quello non era un ruolo adatto a lui. Ripagò subito Murad II, non si sa se perchè lo aveva rifiutato, per avergli insidiato il fratello o semplicemente per spirito di vendetta, seducendo la sua più giovane favorita.
Per un inspiegabile motivo, Dracula aveva, da sempre, libero accesso ai locali dell'harem. Non fu difficile per Dracula, dotato di inquietante e torbido fascino, attirare l'attenzione della quattordicenne, che era la più recente acquisizione del serraglio reale. Dapprima si trattò di giochi innocenti, di allegre conversazioni tra due ragazzi dal destino analogamente infelice: lei prigioniera delle voglie del sultano, lui dei suoi intrighi. Certamente la ragazza non amava il suo signore e sapeva che quando lui si fosse annoiato, sarebbe stata sostituita. Dracula la faceva sentire un essere umano, mostrava di rispettarla, e non come oggetto di proprietà reale. La ragazza si innamorò perdutamente del giovane valacco, il quale non esitò a cogliere il frutto che aveva pazientemente coltivato. I loro incontri erano, per lui, privi di gioia: il piacere non gli veniva dal corpo della fanciulla, ma dalla consapevolezza di arrecare un'ingiuria, di commettere una profanazione. In cuor suo nutriva un enorme disprezzo, quello che avrebbe sempre avuto, in futuro, per le adultere.
Quando, misteriosamente, ma forse per opera dello stesso Dracula, il sultano venne a sapere che la sua favorita lo aevva tradito, la sua ira esplose smisurata. La ragazza venne sottoposta a efferate torture: il signore voleva strapparle il nome del suo amante. Lei resisteva, ancora innamorata, disposta a qualsiasi sofferenza e al sacrificio pur di salvare l'amante. Dracula venne invitato ad assistere:Murad II sospettava di lui, e sperava che di fronte alla strazio del giovanissimo corpo, si sarebbe tradito. Ma Dracula rimase impassibile davanti ai supplizi più atroci, anche quando la ragazza, ancora in vita, venne impalata e, issata sulla lunga pertica, finita a colpi di pietra. Nella psiche di Dracula, il sacrificio completava la vendetta contro Murad.

***

allora come vi sembra il nostro Dracula???cerco di concentrarmi sulle notizie più "piccanti"della sua vita,e lo so che facendo così trascuro un bel pò la storia. Come avete visto metto qualche riferimento alla situazione politica e storica per farvi capire meglio, ma mi interesso maggiormente di Dracula!
Vabbè ora vado, tra un pò torno con nuove notizie!
1bacione
*Noemy*
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Noemy
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Inserito il - 05/10/2003 : 16:28:53  Mostra Profilo Invia a Noemy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Fu circa nel 1450 che Dracula visse una di quelle sue storie d'amore che si svolgevano nel segno del cinismo e della depravazione e giungevano all'epilogo nel segno della tragedia. Una giovane zingare di straordinaria bellezza si era perdutamente innamorata del tenebroso principe. Sapeva che il suo era un amore senza futuro, tuttavia non si fece scrupolo di trasgredire le ferree leggi della sua tribù anche se questo avrebbe potuto costarle la vita, e si era gettata tra le braccia di Dracula. Il principe dominato dai sensi aveva iniziato la ragazza alle proprie gioie senza curarsi minimamente che le stesse fossero per lei fonte di dolore. L'aveva assoggettata a pratiche perverse apprese alla scuola dei turchi: per loro e per lui, facevano forse parte della normalità, ma nella morale della zingare erano contro natura. Lei, plagiata, completamente in balia del suo amante, era diventata una vittima grata al proprio carnefice per il supplizio.
C'erano tuttavia momenti in cui la ragazza riacquistava coscienza di sè, nei quali si proponeva di troncare quel legame maledetto. Si rivolse così in cerca d'aiuto e di consiglio a una sua anziana parente, una zingare la quasi centenaria e completamente cieca la quale, con gli occhi spenti, sapeva però vedere nel fondo dell'anima della gente e nel futuro. Nessuno sa cosa si dissero le due donne, ma alla fine del colloquio la giovane era sconvolta. Nei suoi grandi occhi neri c'era la luce della follia. Con la complicità di un ragazzino invitò Dracula a quello che egli credette un convegno d'amore. Lei lo attendeva in un capanno nascosto in un bosco; all'amante apparve bella e appetibile quanto mai lo era stata. La zingare si tolse il corpetto incrostato di ricami e la blusa mostrando i grandi seni che parevano scolpiti nel marmo. A quella vista, Dracula sentì il sangue scorrergli nelle vene come un torrente di lava incandescente, ma come fece per allungare le braccia verso la ragazza, questa, con un pugnale, si trafisse il cuore cadendo a terra rantolante. Dracula rimase impietrito. Pure avvezzo alla violenza e alla morte, in questa circostanza era stato colto alla sprovvista. L'agonia della zingara fu breve, neppure il tmepo di recitare, per intero, un'Ave Maria. Nella morte, il suo corpo seminudo aveva acquistato una casta compostezza; il volto, tornato sereno, sembrava quello di una fanciulla mai toccata da passioni o turbamenti. Ma Dracula non era in grado di cogliere questi dettagli. La morse di gelo che all'improvviso aveva pietrificato l'impeto dei suoi desideri si scioglieva per lasciare il posto a una furia irrefrenabile. Il gesto della zingara inammisibile atto di ribellione, una sconfitta, un'umiliazione che non poteva sopportare, quella suprema trasgressione meritava una punizione terribile. In preda a una rabbia che gli aveva tolto l'uso della ragione e aveva rimosso anche i più elementari freni inibitori si era gettato sul cadavere ancora caldo. Poi, non ancora appagato, lo mutilò con lo stesso pugnale che la ragazza aveva usato per togliersi la vita. Era quindi fuggito per i boschi restandovi nascosto per alcuni giorni come un lupo. Ancora una leggenda? Forse, am la storia ci ha tramandato l'iimagine di un Dracula dalla vita sessuale intensa ed è innegabile che all'idea di vampiro si associa quella della lussuria e del sadismo.

***

*Noemy*
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Selene
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Inserito il - 05/10/2003 : 23:41:46  Mostra Profilo Invia a Selene un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Sempre più interessante...sono senza parole!!
Grazie Noemy!!

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Noemy
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Inserito il - 07/10/2003 : 00:31:55  Mostra Profilo Invia a Noemy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Il matrimonio non faceva parte dei programmi di Dracula che pensava soltanto al potere, a rientrare in possesso della corona di valacchia, tuttavia talvolta cercava di immaginare come avrebbe potuto essere la donna che sarebbe stata sua moglie: bella come le Madonne delle icone, virtuosa al limite della santità, sottomessa come le recluse dell'harem, nobile e madre prolifica. Le sue fantasticherie finivano con una risata, una donna così non esisteva, di conseguenza non si sarebbe sposato mai.
Un giorno, all'uscita dalla chiesa, dopo una funzione religiosa, la sua attenzione venne attirata da una ragazza accompagnata da due anziane serve. Riuscì a scorgerne il volto incorniciato dal velo, reso luminoso da occhi chiari come l'acqua dai quali traspariva una purezza straordinaria. Quando si accorse di essere osservata la fanciulla strinse i lembi del velo coprendosi il viso con un gesto di fastidio e di paura e affrettò il passo. Dracula la guardò allontanarsi: era di statura media e, sotto gli abiti della festa, si intuiva un corpo dalle forme armoniose. Era turbato e sorpreso, la giovane sconosciuta non aveva suscitato i consueti desideri, ma neppure lo aveva lasciato indifferente, una strana curiosità si era impadronita di lui, doveva scoprire chi era, voleva rivederla.
Non gli fu difficile venire a sapere che era la figlia primogenita di un ricco e nobile propietario terriero. La ragazza aveva sedici anni, e si occupava della famiglia poichè la madre era morta di parto. Dracula, tramite amici, riuscìn a farsi invitare nella casa del nobile transilvano ed ebbe così modo di constatare che non si era affatto sbagliato circa la bellezza della fanciulla la quale, pur trattandolo con il rispetto e la deferenza dovuta ad un ospite, non si mostrava particolarmente sensibile alle attenzioni e alle premure che lui le riservava.
Il comportamento fiero e aggraziato della giova parve a Dracula una sfida e dovette rendersi conto che l'arma, solitamente infallibile, del suo fascino era del tutto inefficace. Era lui, invece, che sembrava essere stato stregato da quella creatura angelica. Una sera, nel congedarsi dopo una cena, aveva alluso, con rammarico, alla cortesia formale che regolava i loro rapporti e la ragazza aveva replicato:"Come ospite il dovere mi impone di trattarvi con tutti i riguardi, ma consentitemi, signore, di prendere in considerazione soltanto l'uomo che mi chiederà in sposa".
Pochi giorni dopo Dracula chiese al propietario terriero la mano della figlia. L'uomo, pur dicendosi onorato, cercò di dissuaderlo con un mucchio di scuse: la ragazza era troppo giovane, poco più che una bambina, era di condizione troppo umile per diventare la moglie di un principe destinato a cingere la corona, se fosse andata via di casa i suoi fratellini sarebbero rimasti orfani un'altra volta. Dracula, spazientito, gettò sul tavolo un sacchetto di monete d'oro e disse:" Se acconsentite a darmi vostra figlia domani ne avrete cento volte tanto". Il transilvano, respingendo il denaro, rispose:"Signore, forse avete appreso le cattive usanze dei turchi, da noi le donne non si comperano come bestiame. Affermate di volere mia figlia come sposa, lasciamo che sia lei a decidere."
L'atteggiamento della ragazza e la dura reazione del padre non lasciavano dubbi, tuttavia il valacco era deciso a non lasciarsi liquidare tanto facilmente. Fingendo di dover partire chiese alla giovane di poterle parlare prima del congedo definitivo. Lei acconsentì senza rendersi conto che stava per cadere in un tranello. Si incontrarono nella casa alla presenza del padre il quale, forse per festeggiare la partenza di quell'ospite non troppo gradevole, bevve qualche bicchiere di troppo e finì con l'addormentarsi con la testa appoggiata al tavolo. Dracula e al sua preda uscirono avviandosi verso i campi fuori del paese. Era una notte di plenilunio, tiepida e tranquilla, il silenzio era rotto, di tanto in tanto, dal latrare di qulche cane che spaventava la ragazza e la paura la spingeva a stringersi, istintivamente, al braccio del suo accompagnatore. Le loro ombre si persero tra i campi e le macchie dei cespugli. Che cosa seppe dire o fare Dracula per convincerla rimane un mistero. Ma quando tornarono una grande nuvola nera aveva coperto la luna sprofondando il paesaggio nelle tenebre e la ragazza non desiderava altro che divenatre la moglie di Dracula. Qualche settimana dopo si sposarono.
Benchè essa rassomigliasse molto al modello di sposa ideale che il valacco si era immaginato, il matrimonio non fu felice. Durante iul giorno egli la trascurava per dedicarsi alle faccende politiche o la suo svago preferito, interminabili cavalcate solitarie nei boschi. La notte avrebbe preteso che lei fosse pronta a soddisfare le sue voglie bestiali, ma la donna lo respingeva. Per un'inspiegabile forma di soggezione psicologica o di timore reverenziale, quell'uomo terribile, al quale bastava un nonnulla per dare lavoro al carnefice, si era rassegnato ai dinieghi della sua sposa. Da questo matrimonio, naufragato nell'indifferenza, nacquero - secondo alcuni racconti - due figli.


Gli abitanti di Tirgoviste raccontavano che, quasi ogni sera, il loro signore lasciava la sua casa per recarsi da una delle numerose amanti disposte a concedergli quello che la moglie gli negava.
Con le adultere era molto duro, infliggeva loro un vìcastigo terribile: ordinava che fosse tagliata loro la vagina, poi le faceva scuoiare e ne appendeva la pelle a un aplo esposto in una strada del centro cittadino, oppure sulla piazza del mercato. Allo stesso supplizio erano destinate le ragazze che non avevano saputo conservare la verginità e alle vedove che si toglievano voglie amorose al di fuori di un nuovo matrimonio.
Con se stesso era invece particolarmente tollerante e aveva numerose amanti, alle quali però non permetteva nessuna trasgressione. Una di esse, la favorita, abitava in una frazione di Tirgoviste, lontano dagli occhi curiosi e dalla lingua indiscreta dei cortigiani.
La predilezione del principe per lei (come del resto l'attrazione verso le altre) era soltanto questione di sesso. Era molto bella, nelle sue vene scorreva sangue zingaro e turco, ed era dotata di una sensualità istintiva, prepotente quanto quella del suo amante, alle voglie del quale non negava nulla. Lei, a suo modo, gli voleva bene e non aveva rinunxiato alla speranza di essere ricambiata. Le frequenti quanto rapide visite alla donna lo mettevano di buon umore, ta le sue braccia dimenticava i problemi di governo e il amtrimonio mal riuscito. Così un giorno, vedendo Dracula insolitamente triste e preoccupato, non sapendo come consolarlo, inventò una menzogna. "Mio signore" disse la donna "sono certa di darti una notizia che ti restituirà il sorriso". Il principe, come se non l'avesse sentita, stava seduto sul letto, la testa incassata tra le spalle, il viso corrucciato a rimuginare in silenzio. "Un topolino è entrato nella zangola" aggiunse lei con una risatina sforzata. Dracula si scosse dai suoi indecifrabili pensieri soltanto per replicare:" Ma che diavolo stai dicendo, donna, che cosa significa questa stupidaggine???". "Voglio dire" spiegò la donna "che aspetto un figlio". Era convinta che quella notizia, anche se priva di fondamento, avrebbe migliorato l'umore del vovoida, per le spiegazioni ci sarebbe stato tempo dopo. Certamente non immaginava quale sarebbe stata la reazione di Dracula. Non sorrise affatto, la fissò con gli occhi sbarrati, le narici dilatate dalla rabbia. "NON é POSSIBILE!" urlò "NON PERMETTERTI DI RACCONTARMI SIMILI FALSITà". La poveretta, presa ormai nel meccanismo del tragico scherzo, insistette cercando di convincerlo. Dracula scattò in piedi e incominciò a colpire con pugni e calci i mobili e le suppellettili gridando:"HO DETTO CHE NON è POSSIBILE E ADESSO TE LO FACCIO VEDERE!". Afferrata la spada squarciò il ventre della donna, la quale, mentre agonizzava, lo sentì dire:" Hai visto, il tuo utero è vuoto, avevo ragione io".

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Ciao raga, vi sto annoiando con queste informazioniio le ho lette da poco e mi sono interesate moltissimo,però se volete che cerchi di qualche altro argomento basta chiedere
proprio oggi ho letto, tutto di un fiato, Carmilla di Joseph Le Fanu. sapete se è stato scritto qualcos'altro su di leiavete notizie su questo personaggio, storia o leggenda che siaplease rispondete!adesso notte!
1bacione a tutte
*Noemy*
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SPIKETTA82
James Lover



Veneto


785 Messaggi

Inserito il - 07/10/2003 : 10:06:14  Mostra Profilo Invia a SPIKETTA82 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Noemy, sono molto interesanti se hai tempo e voglia continua pure a cercare e a scrivere informazioni!
Grazie


SPIKETTA82 :)
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Selene
James - Guru *Gossip Reporter*


Italy


4186 Messaggi

Inserito il - 07/10/2003 : 18:19:09  Mostra Profilo Invia a Selene un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Noemy,un grazie di cuore per tutte le preziose info che ci dai!!

*What can I tell you baby,I've always been bad.*
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