.::Slayers and vampires ::.
by Sonia
Commenti: ambientata all'inizio della sesta serie
di Buffy. Il Consiglio decide di riammettere Faith, che arriva a Sunnydale
a fare la cacciatrice. E' presente anche il cast di ATS ed Angel è
diventato padre.
Disclaimer: La storia di seguito è di pura invenzione.
I personaggi non sono di mia proprietà, ma di Joss Whedon e della
Fox. Non è stata scritta a scopo di lucro ma per puro e semplice
intrattenimento.
Notte. Il tempo passato via in un lampo. Spike guardava la città dalla
collina, le sue luci e l'atmosfera irreale. Tutto scorreva. Come sempre. Al
mondo non importava che la cacciatrice non c'era più. Da mesi ormai.
In pochi sapevano della sua esistenza. Si poteva scorgere la sofferenza in Dawn,
in Willow. Nel sig. Giles che era partito in una mattinata d'agosto, quasi senza
salutare nessuno, con le mani che tremavano. Ma tutto scorreva. La vita continuava.
E il vampiro continuava a proteggere quel piccolo frammento di memoria. Quell'amore
malato e devastante che continuava a divorarlo. Salvare Buffy. Non c'era riuscito
ma continuava a sognarla. Cambiare le cose, uccidere Glory. Portar via Dawn
prima che il suo sangue iniziasse a scorrere lento e letale verso il vuoto.
E poi si svegliava. Negli occhi ancora l'immagine di quel corpo riverso a terra,
senza vita. E la sua di vampiro che si fermava, mentre le lacrime prendevano
il posto di ogni pensiero razionale.
Sunnydale. Immutabile e infernale. Con i demoni che strisciavano nelle tenebre
per assaltarla. E lui pronto a combattere. Sentire l'irruenza della battaglia,
immergersi nell'odore forte della paura. A lui che non importava più
di vivere. Se non per una promessa che lo legava ad una ragazzina dagli occhi
tristi. Prese un'altra birra. Sentire il fresco della bibita che scivolava dentro
di sé. Chiudere gli occhi e scacciar via il dolore. Stordirsi ancora.
E guardare ancora la notte. Per gettar via la bottiglia e sentire il rumore
del vetro contro una roccia. Per salire sulla moto e tornare alla sua cripta
prima dell'alba.
Aprendo la porta sentì subito che c'era qualcuno. L'odore di una donna,
il profumo sottile e aspro di un essere umano.
"Ciao, cacciatrice. Unica e sola. Ti piace essere rientrata in servizio,
eh? Ho sentito in giro che ti stai divertendo parecchio."
"E' meglio della galera, se intendi quello. Di certo non mi piace l'idea
di essere in pista perché Buffy è morta. Non avevano alternative,
o ammazzavano me per sceglierne un'altra, o mi riassumevano. E loro sono i buoni,
no?" Spike le passò davanti, per andare a sedersi in un angolo buio.
Accese una sigaretta, osservando il fumo lattiginoso che veniva fuori dalla
sua bocca.
"Il musone ti ha fatto un bel favore, eh?"
"Angel? Nah...non credo che il Consiglio si fidi di lui più di tanto,
nonostante i risultati che ha ottenuto a Los Angeles. Mi hanno vivisezionato
per un mese prima di darmi il via. Wesley. E anche Giles ha aiutato parecchio.
Willow che ha cancellato i database della polizia..." La luce delle candele
illuminava il volto di Faith. Era tornata da un po' di tempo, ormai, ma Spike
la evitava come la peste, continuando a fare di testa sua.
"Che ci fai qui, Faith?" La ragazza si avvicinò al vampiro,
mostrandogli un ciondolo.
"Sai niente di questo?" Sembrava fatto di legno e metallo e il disegno
era vecchio e consumato.
"Dove l'hai trovato?"
"L'ho strappato dal collo di un tuo fratellino, prima di ridurlo in cenere.
Un tipo strano. Non era di qua. Continuava a parlare una lingua che non conosco.
E rideva parecchio. Mi ha proprio irritato..."
"Mi ricorda qualcosa, ma non ti so dire esattamente cosa. Perché
non lo porti alle streghe? Loro sapranno fare le ricerche adatte."
"Va bene, preferivo tentarci prima con te. E poi volevo sapere perché
giri al largo dalla sottoscritta." Spike sorrise appena, continuando a
rigirare il ciondolo tra le mani. Si prese una birra, offrendone una a Faith.
"Stai evitando Willow e Tara? Perché?"
"Non sto molto simpatica alle signorine...non che mi stupisca, bene o male
per loro sono solo un rimpiazzo con un brutto passato. Ma non mi hai detto perché
TU stai evitando me. Neanche mi conosci come si deve...eppure siamo dalla stessa
parte, se non sbaglio..."
"Cacciatrice...cerco di non immischiarmi troppo con un'altra di voi. Fa
male. Brucia. Ho fatto una promessa e proteggo Dawn. Per il resto niente mi
obbliga a stare vicino a quelli là. Non si fidano di me, nonostante tutto
quello che ho fatto per loro. E ora, se permetti, sono stanco. Vorrei andare
a dormire, Faith." La ragazza si sedette accanto a lui.
"Io non ho fatto nessuna promessa. Ma so come ti senti. Non è facile
sostituire Buffy e..."
"Lei non si può sostituire."
"Appunto. Questo è l'atteggiamento dilagante. Accidenti a me che
ho accettato di tornare in questo inferno...sembra quasi che l'abbia ammazzata
con le mie mani..."
"Non è così, e lo sai bene. Ma ognuno di noi ha un buco nel
cuore, e magari non riusciamo a reagire come si deve."
"Ti manca, eh? Anche a te..."
"Già. Ora vai via, cacciatrice. Torna a casa tua e lasciami in pace.
Se mi ricordo qualcosa di quel disegno so dove trovarti." Faith si avviò
verso l'uscita senza fiatare. Spike rimase a guardarla ancora qualche istante.
La prescelta. L'ennesima prescelta. Ricordava le due che aveva ucciso con grande
soddisfazione. Faith aveva bisogno di aiuto. O qualcuno l'avrebbe sistemata
per le feste. Come quell'ordine tedesco proprietario di quel marchio, di quel
ciondolo. Sentì un forte rumore, poi un urlo. Si precipitò fuori,
per scorgere la ragazza che combatteva sotto la luce della luna. Era veloce,
ed elegante. Ci metteva l'anima e si vedeva, si sentiva. Ma erano in quattro
e lei sola. Tolse fuori il paletto dall'impermeabile e si buttò nella
mischia. In fondo un po' di movimento gli avrebbe fatto bene.
La lotta non durò molto a lungo. Presto si ritrovarono soli, seduti per
terra circondati dalla cenere.
"Grazie. Pare che ti abbia fatto perdere un altro po' di tempo..."
"Ginnastica che non guasta. Avevano tutti quel ciondolo."
"Ho visto. E continuavano a parlare strano."
"E' tedesco, cacciatrice."
"Ah. Sono ignorante in materia. Mi offri da bere? Ho la gola secca."
Spike la aiutò ad alzarsi, per poi infilarsi insieme nuovamente nella
cripta.
"Allora, ti sei ricordato qualcosa di questi buffoni?" Spike rise
di gusto. Faith continuava ad essere spavalda e tranquilla.
"Roba vecchia. Un ordine europeo, che fa dei riti un po' fuori di testa.
Uccidono una cacciatrice ogni 50 anni. Li ho incontrati parecchio tempo fa,
quando il mio sport preferito era far fuori qualcuna di voi. All'inizio mi piacevano,
avevamo lo stesso scopo...poi mi sono reso conto che non volevo diventare una
sottospecie di soldato...sono troppo individualista. E poi c'era Drusilla con
me, e le donne non erano ammesse. Amen."
"Allora ce l'hanno con me..."
"Mi sa di sì. Sono in tanti e hanno un capo che è completamente
pazzo." Faith rimase in silenzio, per poi scolarsi la birra tutta d'un
fiato.
"Vacci piano, tesoro, sei minorenne e in missione. Non ti voglio sulla
coscienza."
"Hai una coscienza? Credevo la togliessero con l'anima...So badare a me
stessa. E scommetto che reggo l'alcool più di te. E poi non sei mio padre
né il mio Osservatore."
"E meno male. Ma potrei dirlo a qualcuno."
"E a chi? Al Consiglio? Chi ti ascolterebbe, vampiro?"
"Angel. Potrei chiamarlo e dirgli come si sta comportando male la sua bambolina."
"Lascialo cuocere nel suo brodo. Ha altro a cui pensare. La sua amata è
morta mentre lui era all'altro mondo. Darla invece non solo è morta,
gli ha lasciato anche un pargolo...credi che si occuperebbe di me?"
"Ti rode, eh? Scommetto che faresti carte false per lui."
"E' l'unico che mi ha aiutato nel momento più difficile della mia
vita. Gli devo molto. Ma neanche lui è il mio custode."
"Sai bene cosa intendo, cacciatrice. Qualcosa che va al di là dell'amicizia."
"Come un certo Sanguinario per Buffy? Una cosa che abbiamo in comune, vampiro.
SSS. Siamo senza speranza."
"Angel ancora cammina in questa terra. Buffy è morta."
"E lui è un morto che cammina. Il suo cuore puoi trovarlo in una
lapide di marmo grigio là fuori...lasciamo perdere. Mi sono illusa sin
troppo spesso. E poi non durerebbe...troppo buono...devo trovare qualcuno che
mi sopporta per quello che sono, cioè che gradisca le brune, con un brutto
carattere e che non si offenda a stare sotto."
"Sotto cosa? Uh, porca puttana...sei uno scaricatore di porto...ricordati
di scriverlo negli annunci per cuori solitari..." Tornarono a ridere sguaiatamente,
fino alle lacrime.
"Forse...è il caso che vada a dormire. Stavolta sul serio. Sono
distrutta. Domani mi racconti qualcosa in più su questi tedeschi, okay?"
"E' un appuntamento?"
"Non ti illudere troppo...ma non ne hai abbastanza di cacciatrici?"
"Già. Forse hai ragione..." Faith si allontanò per la
seconda volta dalla cripta. Spike la seguì, per proteggerla da altre
aggressioni. Rimase a guardare finché non vide la porta della stanza
d'albergo chiudersi. Tornò nella sua "casa" a riposare, prima
che sorgesse il sole. Rise ancora di quella serata. La ragazza sembrava in gamba,
ed era vero che avevano qualcosa in comune: la solitudine.
Faith non riusciva a dormire. Da quando era tornata a Sunnydale tutto andava
storto. Non sapeva ancora perché aveva accettato di riprendere la caccia.
Stava bene in quel carcere. Era rispettata, protetta e aveva ripreso a studiare,
aveva persino fatto un corso di cucina, anche se con risultati pessimi. Angel.
Era uno dei motivi. Il bisogno di espiare quello che aveva fatto era un altro.
Non strettamente collegati, ma neanche separati del tutto. Guardò il
suo viso allo specchio, pettinando i capelli lunghissimi. Si tolse il trucco
con cura, canticchiando una vecchia canzone. Non si era mai creduta immortale,
e tempo prima avrebbe ucciso volentieri la sua "collega", ma ora si
sentiva fragile. E debole. Ripensò a Buffy e alla sua voglia di vivere.
Buffy era forte per i suoi amici, la sua famiglia. Ed era morta lo stesso. Lei
non aveva nessuno. E non riusciva a conquistare la gang di Sunnydale. "Dagli
tempo", diceva Angel. Ma lui era lontano. E tremendamente facile da amare.
Sin troppo. Spense la luce, sdraiandosi sul letto gelido. Prese il telefono
e chiamò Wesley. Malgrado l'ora doveva risponderle. Era il suo Osservatore,
no? Parlarono per diversi minuti, soprattutto dell'Ordine che l'aveva attaccata.
Poi Angel prese la cornetta. E Faith chiuse gli occhi, iniziando a piangere
in silenzio. Lui se ne accorse, e cercò di farla svagare, parlando delle
ultime disavventure di Cordelia. Quando chiuse la comunicazione stava meglio.
Pensò a Spike, alla sua scorta nascosta. In fondo era un bravo ragazzo.
Possibile che lei, la prescelta, si trovasse meglio con i vampiri, creature
che doveva combattere per natura, che con gli esseri umani suoi simili? Si addormentò
senza darsi una risposta. Un sonno senza sogni e profondo.
Il pomeriggio seguente si recò al Magic Box. Anya la accolse con un sorriso
da perfetto venditore, che scomparve quando la ragazza si avvicinò ai
libri della biblioteca, chiedendo notizie di Willow.
"Tornerà tra una mezz'ora. Vedi di non sciupare niente, sono volumi
molto antichi."
"Grazie per la tua solita gentilezza, cara. Ma ho l'abbonamento per questa
roba e quindi lasciami fare e occupati degli affari tuoi." Nel frattempo
qualcuno era entrato nel negozio. Si voltò scorgendo una coperta invasa
dal fumo con qualcuno sotto.
"E poi ti lamenti che non hai amici...ma ti ascolti quando parli?"
"Ciao, Spike? Qual buon vento? Oserei dire...qual buon tanfo...di bruciato..."
"Ridi, tu. Siamo ad ottobre e c'è ancora un sole primaverile."
"Infatti dovresti stare al buio, a crogiolarti davanti alla tv."
"E invece sono qua per darti una mano. Sono mesi che non danno niente di
decente, tra un po' mi abbasso a guardare quelle schifezze sudamericane in cui
non si capisce mai chi è il figlio di chi. O ancora peggio, ho seguito
tre puntate di Beautiful, ma non solo mi è sembrata una schifezza...quando
ho visto quell'oca spennata che si chiama Darla come una nostra conoscenza,
non ce l'ho fatta più..."
"A proposito di madri e di figli di non si sa quale padre..."
"Appunto...in fondo è meglio la nostra realtà."
"Sicuro? Fanno "Via col vento" e "Rossella" al cinema,
potresti portare una bella ragazza al cinema con un pacco di fazzolettini e
uno di pop-corn..."
"Allora mi odi?"
"Solo un po', è più forte di me..."
"L'avete finita con queste chiacchiere da salotto? Perché non ve
ne andate e mi lasciate lavorare in pace?" Faith e Spike guardarono un'Anya
infuriata attaccata al PC portatile, per poi scoppiare a ridere all'unisono.
"Vorrei avere un po' dei miei vecchi poteri per riuscire a friggervi quel
poco cervello che vi è rimasto..."
"Piantala, Anya." Willow fece il suo ingresso seguita da Dawn. La
piccola corse subito a salutare Spike, mentre la strega appoggiava diversi libri
sul tavolo.
"Che succede, Faith? Non ti si vede spesso da queste parti."
"Ricerche. Un ordine di vampiri ha invaso Sunnydale e ho bisogno di aiuto.
Wesley mi ha dato il titolo di questo manuale, lo stavo semplicemente cercando."
"Fai vedere? Ho capito. Non è qua. È molto prezioso e il
sig. Giles lo ha nascosto per via di Anya." La ragazza guardò le
due con occhi sbarrati.
"Che c'entro io? Perché difendere un libro da me?"
"Facile. Perché se tua madre fosse viva, riusciresti a metterle
un'etichetta in fronte e venderla con lo sconto del 20% in tempo di saldi."
Lei continuò a protestare, ma Willow prese per mano Faith, trascinandola
in palestra. In una cassa nascosta sotto un mobile, trovarono il fantomatico
libro. La strega lo aprì con delicatezza, poggiando il volume sul tavolo
per poi scuotere la testa.
"Che succede?"
"Tedesco. Ne sai niente?"
"E lo chiedi a me? Sei tu la sapientona."
"Avrei preferito latino, o greco o sumero...mi sa che nessuno di noi ne
capisce niente. perché non mi parli di questa invasione?"
"E Spike? Non è europeo?"
"Inglese. Chiamalo, così lascia l'arpia in pace, prima che si ricordi
della scorta di acqua santa che tiene sotto il bancone..." Faith si affacciò
per spiare quello che stava facendo Spike. Dawn gli stava mostrando i quaderni
e i suoi progressi scolastici, mentre Anya discuteva al telefono. Sorrise, per
poi incrociare lo sguardo del vampiro e avere un'occhiataccia in cambio. Lasciò
Dawn con il suo zaino, per avvicinarsi alla cacciatrice.
"Molto da ridere?"
"No, tenerone. Potresti essere un buon padre, lo sai?"
"Non mi risulta possibile, i vampiri non possono essere genitori..."
"Dovresti ricordarlo ad Angel..."
"Ma tu credi veramente che quello sia figlio loro? Deve esserci sotto qualcosa.
La realtà supera di gran lunga la fantasia." Spike si accese una
sigaretta, ignorando i commenti stizziti di Anya.
"Conosci il tedesco? Hai detto che hai incontrato qualcuno di quell'ordine
qualche decennio fa. Mi serve un interprete."
"Per sapere cosa? Ti vogliono ammazzare, te l'ho detto. Fine della storia.
Prepareranno qualche bel rito coreografico e boom, fuori la cacciatrice. Magari
li ha chiamati proprio il Consiglio, così riescono ad avere una prescelta
un po' più docile..."
"E bravo il Sanguinario. Idea geniale. Allora mi sa che faccio una capatina
a Los Angeles, ammazzo Wesley e poi torno. Anzi, prima passo a Londra ed elimino
Giles, poi mi rifugio in Cina. Che ne dici?" Lui sorrise, per avvicinare
la mano al viso di lei. Faith istintivamente spostò la testa.
"Ehi, è solo un ricciolo di polvere. La Cina è molto bella
in questo periodo, o almeno lo era l'ultima volta che ci sono stato."
"Allora, questo tedesco lo capisci o no?"
"No, tesoro. Datti una calmata e chiedilo a quella ex demone isterica.
Ha solo un migliaio d'anni più di me. Oppure credo che con un po' di
soldi qualche studente di lingue discreto riusciamo a beccarlo."
"Riusciamo? Lavoriamo insieme?"
"Boccaccia mia...te l'ho detto, non ho niente da fare..." Faith si
avvicinò alla cassa.
"Hai mai pensato ai corsi per corrispondenza? Si imparano tante belle cose..."
"Infatti ci stavo pensando...una bella laurea in neurochirurgia, così
mi tolgo il chip dalla testa e posso tornare ad assaggiare il collo delle belle
ragazze."
"Fammi sapere quando finisci gli studi, voglio proprio vedere come diavolo
fai a toglierti quel coso da solo..."
"Forse sarebbe meglio un corso di informatica...è o non è
un chip?"
"Bravo! Nel frattempo prova a sbatterti la testa al muro, magari riesci
a mandarlo fuori uso...Anya? Conosci il tedesco?"
"Chi?"
"Non chi. La lingua tedesca."
"Certo. Devi sapere che nel 1500, o giù di lì, c'era una
dama che..."
"Ho capito, capito...ti va di tradurre un paio di pagine per me?"
"Visto come mi hai trattato? Direi di no. E poi c'è il negozio,
non posso mica chiuderlo quando vi gira..." Faith iniziò a respirare
profondamente, cercando di non ascoltare i discorsi della ragazza. Girò
le spalle e tornò in palestra. Willow era immersa nella lettura di un
altro libro, tanto che si spaventò quando vide la cacciatrice accanto
a sé.
"Quella svitata non ci vuole aiutare. E io mi sono promessa di non ammazzare
più nessun essere umano. Non so, vale anche per gli ex demoni?"
"Anya? Me ne occupo io. È un po' strana, ma in fondo non è
cattiva...devi capirla, lei è...strana."
"Beh, che mi devo aspettare a Sunnydale? Vampiri che non mordono, streghe,
ex demoni, ragazzine che aprono varchi nelle dimensioni parallele...manca niente?"
Willow si allontanò. "Scordavo i lupi mannari...ma quello ormai
è passato, non è vero Willow?" Lo disse sottovoce, e la strega
non sentì l'ultima frase. Faith prese a sfogliare il libro, confrontando
il ciondolo che aveva trovato con un'illustrazione. Spike si sedette accanto
a lei.
"Senti, non mi piace averti troppo attaccato. Sei miope per caso?"
"No, mi piace il tuo profumo." Lei lo guardò con gli occhi
sbarrati.
"Non uso profumo, idiota. È una cosa che insegnano i primi giorni
di apprendistato. Gli odori forti sono un richiamo, un biglietto da visita."
"Idiota a me? Noi abbiamo l'olfatto più sviluppato del vostro, e
il profumo che sento è quello della tua pelle. E non riusciresti a toglierlo
neanche con la varechina, mia cara."
"Beh, stai lontano dal mio collo, tesoro. Ricordati che io ti posso pestare
e tu no."
"E ci prenderesti gusto? Un vampiro che non si può difendere...nah...non
è il tuo genere. Tu vuoi vedere il sangue scorrere a fiumi, scommetto
che ti eccita!"
"Mmmm, ti piacerebbe scoprirlo, non è vero?" Faith si mosse
sensuale e sicura, sedendosi sulle ginocchia del vampiro con un sorrisetto stampato
in faccia.
"Scommetto che ti piacerebbe assaggiarmi, sentire il mio sangue che ti
scorre dentro e il mio battito cardiaco che diventa sempre più lento..."
parlava con voce roca e bassa, direttamente all'orecchio di Spike, che cercava
invano di indietreggiare.
"Stai giocando con il fuoco, bambina..."
"Che paura..."
"Questo chip non funzionerà per sempre..." La tirò lievemente
per i capelli per allontanarla, sentendo subito una fitta di dolore in testa,
che comunque non gli fece mollare la presa.
"Non vedo l'ora, amore mio..." Faith passò una mano sul collo
del vampiro, lentamente, sfiorando la maglietta sino ai pantaloni. Continuava
a sorridere compiaciuta dalla reazione del vampiro.
"Chi è che si sta eccitando, Sanguinario?" Spike la buttò
giù dalla sedia, e lei per tutta risposta rimase a ridere sguaiatamente.
"Tu sei pazza."
"Dai, non ti sarai offeso?" La ragazza si rialzò con un salto,
per poi scuotere i capelli.
"Mi piace giocare. Mi fa sentire viva. Faccio un lavoro di merda e ogni
tanto voglio divertirmi." In quel momento entrarono Willow e Anya.
"Io non ti voglio aiutare, sia ben chiaro." La ragazza sembrava molto
decisa.
"Questo l'avevo capito. Mi vuoi spiegare il motivo, per cortesia?"
Faith era tornata a sedersi sulla sua sedia, e guardava l'ex demone con aria
di sfida.
"Per quello che hai fatto a Xander."
"Che cosa...ops. Capito. Che male gli ho fatto? Era solo una scopata, dio
santo, non facciamola così lunga...non ha nessun senso...me n'ero quasi
dimenticata..."
"Tu cosa?" Spike era impietrito.
"Lei, quella strega...si è permessa di toccare il mio Xander."
"Che ai tempi era libero come l'aria e vergine! Senti, non era neanche
il mio tipo, semplicemente era nel posto giusto al momento giusto, e non mi
pare che si sia lamentato! Mica l'ho stuprato!"
"Sei sicura? Lo sai cos'è uno stupro?" Spike rideva senza ritegno.
Faith fu contagiata all'istante, mentre Willow cercava di trattenere Anya.
"Okay, okay...qualcuno che mi traduce questa roba lo trovo...buona serata
a tutti!" La ragazza si avviò verso l'uscita, trattenendo a stento
le lacrime che accompagnavano le sue risate. Prese il libro, e Anya tornò
ad urlare che non poteva portarlo fuori dal negozio.
"Deciditi. O lo traduci tu, o me lo porto via. Non mi interessa se ti piaccio
o no. Credimi, Xander non mi interessa affatto. Voglio solo salvarmi la vita
e spaccare il culo a questi vampiri. Chiaro? Quindi non me ne frega niente delle
tue bambinate. E ho il permesso degli Osservatori per questo libro. Chiama il
tuo prezioso Giles, se non ci credi."
"Il negozio l'ha lasciato a me..." Stava piagnucolando come una bambina.
"Dai Anya, ha ragione. Quando chiudi la sera è buio, ormai. E una
setta di vampiri qui in città non fa comodo a nessuno. Mettila così,
prima la aiuti, prima staremo tutti più tranquilli. Okay? Lei è
la cacciatrice, lo sai. Mi metterei a scannerizzarlo per mandarlo a Giles, ma
è troppo prezioso..." La voce di Willow era calma e comprensiva.
Faith rimase in attesa con il libro fra le braccia.
"Va bene. Ma ora te ne vai. Sta per arrivare Xander, e non voglio che neanche
ti veda. Ti porterò io la traduzione, domani mattina prima dell'apertura."
"Va bene." Faith sospirò, mollando il libro sopra il tavolo
e avviandosi verso la porta. Incrociò Dawn che le sorrise appena.
"Hai risolto i tuoi problemi?"
"Sì, piccola. O almeno spero."
"Tu non hai sorelle, vero?"
"No, non ho nessuno."
"Meglio. Così quando morirai nessuno starà male."
"Grazie, Dawn. Ora sto molto meglio."
"Sc-scusa, io volevo dire che..."
"Ho capito, capito...non continuare con le frasi gentili o finisco per
suicidarmi. L'ho detto che stavo meglio in galera..." Uscì sbattendo
furiosamente la porta.
La sua stanza d'albergo era desolante. Letto rifatto e tutto in ordine, ma asettica
e triste. Guardò ancora una volta il telefono, ma poi decise di non chiamare
nessuno. Non poteva cercare Angel ogni volta che stava male. Si sdraiò
sul letto e iniziò a concentrarsi sulle sensazioni del suo corpo, sul
suo respiro. Rilassarsi. Escludere ogni energia negativa dalle sue membra, dai
suoi pensieri. L'inventario. Lo chiamava così. Cercava di concentrarsi
su tutto quello che era successo negli ultimi tempi, per fare un bilancio. E
scoprire che era in debito con il mondo e che ancora doveva lottare. Per se
stessa. Per gli altri. Tassello dopo tassello, scalino dopo scalino. Una immaginaria
strada verso una serenità che non aveva mai conosciuto. "Basta che
arrivi ad un equilibrio" diceva Angel. Lui c'era riuscito. Ma era un po'
più vecchio, e sicuramente con più esperienza. Ripensò
a Wesley. Che sussultava un attimo ogni volta che la vedeva. Per poi calmarsi.
Sapeva quello che succedeva dentro di lui. In un certo senso la odiava. Ma il
senso del dovere, l'amore per quell'accidente di mondo e di lavoro lo aveva
convinto ad aiutarla. Pareva impossibile. Ma normale, quasi. Anche Giles era
stato torturato da Angel e aveva perdonato. Ma almeno c'era la scusa della mancanza
d'anima...
A volte sognava. Spesso si rivedeva con un paletto in mano mentre uccideva il
collaboratore del sindaco. E si risvegliava senza fiato, spaventata a morte
dalla sensazione di sgomento e soddisfazione. Affondare il legno nella carne.
Sentire il rumore e il sangue fluire, con la vita di quell'essere umano scivolare
via in un sospiro. Niente polvere. Niente vampiro che si dissolve eliminando
le prove del delitto. E poi il risveglio. Sudata, tremante, piangente. Tornare
a star meglio con la sua coscienza. Ecco cosa desiderava. C'erano giornate in
cui avrebbe mollato davvero tutto per andar via. Cina? Sorrise al ricordo di
Spike. Qualsiasi posto sarebbe andato bene, l'importante era stare lontano da
guai, dai pensieri che l'assillavano e contro i quali continuava a lottare senza
posa. Ma dai ricordi non si può sfuggire in nessun modo. E non doveva
sfuggire, per tener bene in mente di cosa era stata capace. Per evitarlo. Facile
essere spavalda e temeraria, o sbruffona con il prossimo. Era più forte
di lei. Ma in quella stanza si gettava la maschera. E il dolore riaffiorava
ad ondate, feroce e vivo, quasi carnale.
Buio. Si affacciava alla finestra con la sua solita arroganza. Preparare le
armi. Notte di caccia. Nemico nuovo e paura. Un ordine non meglio identificato
che vuole ucciderla.
"Venderò cara la pelle." Lo disse a voce alta, ricordando un
vecchio film western. Rise da sola, mentre accarezzava il suo giubbotto nero.
Sentì bussare. Il sorriso scomparve immediatamente. Ma qual è
il vampiro che bussa? Spike.
"Quanto costa questa pelle?"
"Parecchio. È da molto che mi spii?" Aveva aperto la porta,
rimanendo un po' in disparte a guardarlo.
"Qualche minuto. Non ti spio. Ti proteggo."
"O dolce cavaliere...come ieri notte?" Faith si allontanò dalla
porta, per tornare ad occuparsi dei suoi paletti sparsi sopra il letto.
"Mi fai entrare?"
"E chi te lo impedisce?"
"MA porc...ti ricordi che sono un vampiro? Mi vuoi invitare o no?"
Faith rise, per poi compiere il classico rituale. Spike chiuse la porta, ancora
scuro in volto.
"Pronta?"
"Perché, dove mi porti di bello? Ci hai ripensato su Rossella O'hara?"
"Uh? Ho scordato i pop-corn, però."
"Va bene, li compreremo dopo." Il ragazzo rimaneva a guardare dalla
finestra.
"Sono là fuori?"
"Mi è sembrato di vedere un'ombra."
"Perché lo stai facendo? Nessuno ti obbliga. Neanche la tua coscienza.
Quelle ragazze invece hanno un tremendo senso del dovere, farebbero tutto per
la giusta causa. Non sono commuoventi?" Lui si voltò. Faith non
stava scherzando più. Vide la tristezza profonda dei suoi occhi, e per
un istante sentì il bisogno di abbracciarla e consolarla. Scosse la testa.
"A volte è difficile ricordarmi che sei solo una ragazzina. Ben
corazzata, ma solo una ragazzina."
"Non mi hai risposto."
"Per sentirmi vivo. Per quanto può essere vivo un vampiro, naturalmente."
Quelle parole bastavano. Le aveva pronunciate fissandola negli occhi, e lei
aveva capito. Via d'uscita. Il dolore che sgorgava impietoso e copioso da quel
vampiro, che doveva trovare una fine. Spike continuava a combattere da tempo
contro i demoni di Sunnydale, anche prima del suo arrivo. Ma aveva bisogno di
reagire. Di trovare uno scopo, per soffocare ciò che sentiva. Di perdersi
in qualcosa. Faith sorrise. Provò compassione per lui. Ma anche invidia
per Buffy. Come al solito. Lei aveva avuto tutto. Amici, una madre, una sorella.
Angel. E Spike. Cercò di scacciar via quel sentimento scomodo, sfiorando
la mano del vampiro. Lui non si ritrasse. Un sorriso, mentre accoglieva quelle
dita calde. Il telefono suonò all'improvviso. Faith rimase bloccata a
guardare l'apparecchio che squillava.
"Perché non rispondi?"
"Io...non so...non mi chiama mai nessuno, è la prima volta che lo
sento suonare e..." Spike prese la cornetta, porgendola alla ragazza.
"P-pronto?" Il suo volto divenne subito serio. Nel giro di pochi istanti
la comunicazione venne interrotta, e Faith si ritrovò ad infilarsi il
giubbotto e prendere i paletti.
"Allora?"
"I tuoi amichetti. Sono da Dawn. Mi sa che hanno le idee confuse. Credono
di trovarmi lì. Cristo, cercano ancora Buffy! Sono sotto assedio. Quei
bastardi hanno taniche di benzina e armi varie. Willow e Tara si difendono come
possono, ma..." Si voltò, e vide la porta aperta. Spike aveva già
messo in moto, pronto per partire. Arrivarono in pochi minuti. Spegnendo il
motore e i fari quando si ritrovarono a pochi metri dalla casa. Nel silenzio
assoluto Spike indicò a Faith i posti dove erano nascosti i vampiri.
Era una vera e propria imboscata. C'era un principio d'incendio nella porta
secondaria, e si sentivano le urla di Willow che dava gli ordini sul da farsi.
Vide partire una luce e qualcuno bruciare. Era uno spettacolo impressionante.
Lui sorrise.
Sempre a gesti organizzarono la battaglia. Si diressero direttamente nella seconda
porta, insieme, sorprendendo i vampiri alle spalle. Erano armati di pistole
di vario calibro, ma non fecero in tempo ad usarle.. Eliminati i primi cinque
tutti gli altri furono presto richiamati. Faith vide che ancora uno cercava
di appiccare nuovamente l'incendio.
"Ehi, tesoro...mi sa che vi siete un po' confusi. Sono io la cacciatrice
e sono qua! Mi sa che avete sbagliato indirizzo!" Spike fece appena in
tempo a mettersi davanti a lei, beccandosi un proiettile nella spalla. Il suo
volto era quello del vampiro. Il demone che aveva sparato fece un commento incomprensibile
prima di darsela a gambe.
"Ma sei diventata scema? O hai deciso di fare il bersaglio?"
"Ora è meglio se ce la svigniamo..." Faith iniziò a
correre verso la moto, per mettersi a guidare e scappare nella notte. Spike
continuava a tenersi la spalla sanguinante. Arrivarono in una zona tranquilla
della città, dove una vecchia chiesa diroccata troneggiava lugubre e
solitaria. La moto decise di spegnersi, e una certa lancetta segnalava chiaramente
il motivo.
"Lo sai che si mette la benzina in questi trabiccoli?"
"Ehi, non avevo in programma nessuna fuga..." Scesero dal mezzo. Spike
si sedette sui gradini in pietra, sotto un lampione. Faith lo raggiunse, aiutandolo
a togliere lo spolverino in pelle e la maglietta per controllare la ferita.
"Però. Un bel proiettile..." La ragazza tolse fuori un coltello
dallo stivale, e riuscì a scalzare il pezzo di metallo dalla carne. Ma
si sorprese a guardare meglio il corpo di chi aveva davanti. Sembrava più
magro con i vestiti addosso. Non era niente male. Spike rimase in silenzio,
anche se una smorfia di dolore gli deformava il viso.
"Mi sa che ti devo qualcosa..."
"Se...brava... volevi farti ammazzare? C'era bisogno di presentarti?"
"Ehi...l'ho fatto per quelle là! Quegli stronzi credevano di trovare
Buffy a casa e stanarla...ora sanno che c'è una nuova cacciatrice, e
che lì non ci abita! Ho salvato la buccia alle signorine, altroché..."
Il vampiro non fiatò. Faith continuava ad armeggiare con un fazzoletto.
"Lascia, tanto si risistema presto. Ho avuto di peggio." Scacciò
la mano della cacciatrice.
"Sei un po' scorbutico o sbaglio? O ti sto facendo troppo male?" Spike
non rispose, e fece segno di far silenzio.
"Mi sa che non li hai seminati. O che sono dappertutto..." Lui si
alzò velocemente, prendendo Faith per mano e trascinandola con sé.
Raccolse i suoi abiti da terra e li buttò via, lontani.. La moto era
abbastanza mimetizzata.
"Vediamo quanto sono cretini. Se lo sono abbastanza non si metteranno a
cercarci in chiesa."
"Non lo so...pistole, taniche di benzina...credi che siano completamente
andati?"
"Lo scopriremo subito. Sono troppi. E le croci sono sempre un deterrente
efficace."
"Non per te, vedo..."
"Basta non entrarci in contatto." Spike e Faith si diressero verso
l'altare. I rumori si facevano sempre più vicini, anche se Faith non
riusciva a distinguerli più di tanto. Ma si fidava di lui. Un crocifisso
alto dei metri troneggiava a due passi da loro. Faith lasciò la mano
del vampiro e scostò la pesante tenda che si trovava dietro il simbolo
cristiano. Un muro. Ma anche abbastanza spazio per nascondersi. Lei non fece
in tempo a girarsi, che si ritrovò Spike davanti, che la spingeva verso
la fredda pietra, mentre con una mano le serrava la bocca. I vampiri erano entrati.
Sentiva distintamente le loro voci, anche se non comprendeva ciò che
dicevano.
Faith cercava di calmare il respiro. C'era decisamente troppo buio, e chiuse
gli occhi, come per concentrarsi meglio nelle sue sensazioni. Sentiva il corpo
di Spike su di se, che la sovrastava, bloccando completamente i movimenti. Sorrise
tra sé e sé. Malgrado la situazione piuttosto pericolosa si sorprese
a pensare a come poteva apparire la scena vista dal di fuori. Un ragazzo, seminudo
e ferito che la avvolgeva con il suo corpo.
Spike non riusciva più a ragionare. Sapeva che quello era l'unico modo
per salvare la vita alla cacciatrice. Ma le sensazioni del suo corpo gli stavano
facendo girare la testa. Il profumo della pelle di Faith, il contatto con la
sua bocca carnosa...e tutto il resto. Sentiva il suo respiro, il petto che si
sollevava e abbassava sempre più lentamente. Sentiva che si stava calmando,
aveva capito. Ma c'era qualcos'altro. Lo percepiva chiaramente. Era eccitazione.
E non solo la sua. Il suo volto sfiorava il collo della ragazza, e i pensieri
vagavano senza meta sul solito argomento. Morderla. Assaporare quel sangue.
Come lei aveva predetto la sera prima, in palestra. Ma anche baciarla. Quella
bocca piena, a contatto con la sua mano. Cercò di concentrarsi sui rumori
che provenivano dall'esterno. Le voci erano vicinissime. Il rumore del caricatore.
Spari. E la sua pelle che si lacerava ancora. Sentì lo spavento di lei,
ma riuscì a rimanere immobile, a bloccarla con più forza. Il dolore
esplose profondo e pulsante, mentre riusciva a sentire le voci che si allontanavano,
finalmente. E poi il silenzio. E il crollo sul pavimento. Faith che si precipitava
a soccorrerlo una volta ancora. Il suo viso così vicino, così
preoccupato. L'ultima immagine prima di perdere i sensi.
Quando si riprese tardò a capire in che posto si ritrovava. Letto. Dolore.
Un bruciore sottile alla schiena. Era sdraiato a pancia in giù e nudo
sotto il piumone. Continuava a rimanere immobile per cercare di mettere a fuoco
gli ultimi ricordi. Scorse una figura accanto a sé. Il suo respiro, il
movimento ritmico di un essere umano. I capelli neri sparsi sul cuscino. Il
viso quasi del tutto coperto, e la sua bocca inconfondibile. La stanza era buia,
per quel che poteva vedere, ma allo stesso tempo doveva essere giorno. Dalla
finestra filtravano alcuni raggi che davano un'atmosfera irreale a quel luogo.
Sentì bussare alla porta. Cercò di alzarsi, ma una fitta più
forte lo fece desistere. Vide gli occhi della ragazza aprirsi per precipitarsi
fuori dal letto.
"Buongiorno Anya."
"Non è un buon giorno. Quindi piantala di fare la gentile."
"Luna storta, eh?"
"E indovina di chi è la colpa? Ti avevo detto di stargli lontano.
E invece lo butti giù dal letto alle tre del mattino, di corsa. Come
dovrei sentirmi?"
"Non lo so...ma sono sicura che me lo confiderai tra poco."
"Sei una serpe. E io che ho sacrificato il mio prezioso tempo libero per
aiutarti..."
"Ora mi hai proprio rotto i coglioni. L'ho svegliato perché è
l'unico con la macchina, ed ero a tre chilometri dall'albergo. Perché
Spike era ferito. Credi che mi sia divertita?"
"Potevi chiamare un taxi. Tanto cosa cambiava per te?"
"Bella mia, e come lo spiegavo? Quello non respira, due buchi di pallottola
conficcati nella schiena...beh, in effetti...dici che mi avrebbe portato in
ospedale o alla polizia? Vuoi capire che non me ne frega niente di Xander? Avevo
bisogno di una mano, tutto qua. Puoi tenertelo, il tuo moccioso..."
"Tu sei solo invidiosa. Perché non puoi più averlo. Perché
non hai nessuno da spupazzarti."
"Cara mia, di meglio lo trovo ad ogni angolo. E poi che diavolo ci trovi
in quello stoccafisso? Nel mio letto c'è qualcuno che sicuramente vale
mille volte più di lui."
"Sempre ad elemosinare gli scarti di Buffy, eh? Ma tra un po' la pacchia
sarà finita. vedrai. Tutto tornerà al suo posto." La ragazza
gettò una sacca ai piedi della cacciatrice, per poi girare le spalle
ed andarsene. Faith rimase a guardarla mentre saliva in macchina. Xander era
alla guida, e si teneva la testa. Accennò un saluto verso la sua direzione,
e lei ricambiò. Raccolse la borsa e chiuse la porta.
Accese la luce del tavolino. Si sedette su una sedia e rimase immobile.
"Il mostro è andato via?"
"Sì, scarto di Buffy. Ha portato le provviste. Se ti senti meglio
puoi fare colazione." Aprì la sacca, togliendo fuori una bottiglia
in plastica dal contenuto inconfondibile. C'erano anche dei vestiti e un quaderno.
"Carino il nomignolo. Quella ha più di mille anni e non ha ancora
imparato a stare al mondo." Spike si sedette sul letto, con una smorfia
di dolore. Faith sorrise, ma aveva gli occhi lucidi.
"Ho capito come sono arrivato qua. Ma mi sono perso qualcos'altro? Com'è
che sono nudo?"
"Oh, bella. Sei tu che non usi né mutande né boxer. I pantaloni
che avevi erano un lago di sangue. Mica ti potevo coricare con quei cosi addosso..."
"Ah. Mi hai spogliato tu?"
"Ti vergogni? Non sei il primo uomo che vedo nudo. Forse il primo vampiro...ma
non fa molta differenza, credo."
"Di bene in meglio. E...tanto per sapere, perché sono finito qua
e non nella mia accogliente cripta?"
"Vedi un po' tu...quelli ti avevano visto. E probabilmente riconosciuto.
Sei un vampiro abbastanza famoso, quanto ci voleva per loro scoprire la tua
tana? Di me invece non sapevano neanche l'esistenza, ho cambiato albergo tre
volte nell'ultimo mese e tanto per cambiare, per entrare qua ci vuole un invito.
Da te, no."
"Mmmm, sei furba, ragazza." Faith si avvicinò, per sedersi
accanto a lui, sul letto. Controllò la schiena accuratamente, poi sorrise.
"Tra un po' sarai come nuovo. Ti è andata bene. Se avessero beccato
la spina dorsale..."
"...sarei tornato in sedia a rotelle per un mesetto."
"Già. Angel mi ha detto anche dove è posteggiata quella che
avevi un tempo, pensa tu..."
"L'hai chiamato?"
"Certo. Ero preoccupata. Non rinvenivi in nessun modo. Mi hai spaventata."
"Oh, si sarà fatto quattro risate. Ma forse adesso mi considererà
un po' di più, ho salvato la sua protetta..."
"Che ti importa? Un giorno mi spiegherai perché lo odi così
tanto."
"E' una lunga storia."
"Grazie per ieri. Avevi previsto quegli spari? Per quello mi hai fatto
da scudo?"
"No. Volevo solo saltarti addosso, come scusa non era male." Faith
rise di gusto, mentre Spike rimaneva quasi serio.
"Non mi credi?" lei non rispose, continuando a ridere. Si avvicinò
al suo viso, accarezzando la nuca e guardandolo negli occhi.
"Beh, comunque grazie." Faith allontanò la mano, come se si
fosse scottata. Si alzò e prese a camminare nervosamente. Guardava per
terra. "Voglio andarmene, Spike. Sto impazzendo qua."
"Per quello che ti ha detto Anya?"
"Non solo. Ma sto crollando un'altra volta. Mi sono dovuta trattenere.
Pensavo ardentemente a come potevo farla fuori. In un attimo ho visto almeno
cento modi per ucciderla in maniera cruenta."
"Ah beh, ma quell'effetto lo fa a tutti, non ti preoccupare per così
poco. Non dargliela vinta."
"Il problema è che io posso farlo. Che ho sentito il sangue darmi
alla testa, ho visto buio per un istante e stavo per allungare una mano. Ne
sono capace. È la realtà."
"No, non l'avresti fatto. Non ti conosco molto bene, ma non credo che...senti,
vuoi un giro di chip?"
"Eh?"
"Dai, trova un modo per togliermelo e te lo presto...così risolvi
i tuoi problemi di aggressività verso gli umani...funziona, te lo garantisco."
"Oh, ma guarda...così faccio felice anche te..."
"E finalmente potrò morderti...starti vicino mi fa pensare male,
credi che sia facile per me?" Faith riprese a ridere. Spike cercava di
rimanere serio, ma fu contagiato.
"Ti adoro, Spike. Sei il mio uomo ideale. Comunque credevo che starmi vicino
ti facesse pensare ad altro. O almeno, così sembrava dalla tua reazione
di ieri in chiesa..."
"Che...vuoi dire?"
"Ma, non so...cosa avevi in tasca?" Fece appena in tempo a scostarsi,
che un posacenere piuttosto pesante volò verso la sua direzione, per
andare a frantumarsi sul muro di fronte. La ragazza guardò i pezzi sparsi
sul pavimento, mentre Spike si accendeva una sigaretta, come se non avesse fatto
niente.
"La mia reazione era esattamente uguale alla tua, tesoro, anche tu eri
eccitata."
"Può darsi...ma cosa c'entra il portacenere? Dovrò rimborsarlo
all'albergo."
"A volte la mano è più veloce della lingua..." Sentirono
bussare. Faith si avvicinò guardinga alla porta, aprendola piano.
"Scusi, signorina, ho sentito un rumore...sta bene?"
"Oh si, mi scusi...sa, devo avere la tv troppo alta...mi spiace..."
"Non importa...sa questa è una città un po'...particolare,
e le aggressioni sono all'ordine del giorno..."
"No, no...non si preoccupi, va tutto bene. Grazie per l'interessamento,
mi fa piacere che ci sia qualcuno che controlli la situazione qui in giro."
Quando chiuse la porta cercò di non ridere. Vide Spike in piedi, con
il lenzuolo arrotolato, messo in modo da coprire le zone strategiche.
"E tu dove stai andando?"
"A prendere un po' di sole, naturalmente. Vorrei fare una doccia."
Faith si avvicinò al vampiro, impedendogli di aprire la porta del bagno.
"Forse è meglio che aspetti un po'. Fammi chiudere la finestra,
prima..."
"Sei piena di attenzioni, signorina...potrei veramente pensar male..."
Lei sorrise apertamente. Guardò Spike negli occhi per una frazione di
secondo. Poi si mise in punta dei piedi, e raggiunse la sua bocca. Era fresca
e umida, e non respinse il suo bacio. Inizialmente fu delicato, dolce. Ma in
pochissimi istanti si trasformò in qualcosa di diverso. Lui mollò
il lenzuolo, che cadde ai loro piedi, ed iniziò ad accarezzarle il viso,
i capelli, spingendola leggermente verso la porta. Faith sentiva il contatto
con la sua pelle nuda, e si sentì avvampare. Fu lui a fermarsi e a guardarla
un attimo, come se si rendesse conto in quell'istante di quello che era successo.
Attimi, minuti. Tutto relativo e sfumato.
"Questo...è il pagamento del pedaggio per una doccia." Sorrideva
ancora pronunciando quelle parole. Cercava di sdrammatizzare, ma le idee si
confondevano e galleggiavano negli occhi chiari del vampiro.
"Bene. Allora devo ancora pagarti il letto." Questa volta fu lui a
baciarla, diventando sempre più audace e sensuale, sfiorando la pelle
della ragazza, percorsa da brividi incontrollabili. Lo spinse via delicatamente.
"O-okay...debiti saldati. Ora è meglio se vado a chiudere questa
finestra. magari...non so...che ne dici di coprirti?" Lei raccolse il lenzuolo,
porgendoglielo.
"Perché, tanto non mi hai già visto nudo?"
"Beh, non così. In realtà no. Ho mentito. È stato
Xander a spogliarti." Lui prese il lenzuolo, sorridendo.
"Tutte queste provocazioni finiranno per scottarti, Faith."
"Mi piace il caldo, non preoccuparti."
"Allora sbagli a baciare un vampiro."
"Mi piace anche sperimentare..." Sgusciò dentro il bagno, chiudendo
rapidamente la porta dietro di sé.
Chiuse le imposte e accese la luce dello specchio. Osservò il suo volto
riflesso e l'espressione stupita che aveva. Aprì l'acqua e si bagnò
abbondantemente il viso, prima di prendere fiato ed uscire.
Spike era nuovamente seduto sopra il letto, che guardava gli abiti che gli aveva
portato Anya. Alzò lo sguardo verso la ragazza.
"Faith..." Lei fece segno di far silenzio. Lui ubbidì senza
fiatare, dirigendosi verso il bagno, coprendosi con gli abiti puliti. Lei lo
osservò di sfuggita, facendo finta di risistemare il letto. Poi si fermò
non appena sentì la porta chiudersi. Rimase immobile. Ascoltò
il rumore dell'acqua che scendeva. Si sedette su una poltrona, con le mani che
le coprivano il viso. Le sembrava ancora di sentire quelle labbra sulla sua
pelle. Non riusciva a focalizzare come fosse successo. Era tutto uno scherzo,
era tutto un gioco...era tremendamente sola in quella città. E Spike
era l'unico che le avesse offerto una mano. Non doveva fare come al solito.
Attaccarsi alle persone che le dimostravano un po' di interesse. Ricordava le
parole dello psicologo del carcere. Doveva trovare la sua strada, la fiducia
in sé stessa. Non partire in quarta, come sempre. Perché Spike?
Aveva a che fare con Angel? Erano tutti e due dei vampiri. Stavo sostituendo
l'uno con l'altro? Scarto di Buffy. Rise di se stessa. Parlava peggio di quell'accidente
di strizzacervelli. Che doveva per forza trovarci qualcosa di losco dietro ogni
sua parola. In fondo era solo un bacio. Era attrazione fisica. Lui era tremendamente
interessante. E mezzo nudo. Aveva sbirciato, quando era svenuto. L'aveva guardato
a lungo. L'aveva desiderato. Si infiammava facilmente, lei. Era sempre stata
così. Ed era anche curiosa. Voleva sapere quanto poteva essere fredda
la pelle di un vampiro. Il suo corpo. La sua bocca. Scosse la testa. Prese il
quaderno che le aveva portato Anya, cercando di immergersi nella lettura della
traduzione del fantomatico libro. Avrebbe fatto finta di niente. evitare l'argomento.
Appoggiò quelle pagine sulle ginocchia. Cosa stava pensando lui in quel
momento?
Spike era sotto l'acqua. I palmi delle mani rivolti verso il muro. La schiena
che bruciava ancora un po', ma quasi non se ne accorgeva. Lei l'aveva baciato.
Senza nessun segnale serio. Scherzi. Scherzavano, prima, no? La notte, in chiesa.
Quando aveva pensato ardentemente a quella bocca...non avrebbe mai creduto che...non
così presto...assaggiarla. Tremendamente calda, piena, morbida. Come
quei capelli lunghissimi. Prese lo shampoo e ne aspirò il profumo a lungo.
Aprì gli occhi, per darsi dello stupido. Tanto lei scherzava. Scherzava
sempre. E lui? che gli era saltato in testa? Perché non l'aveva fermata
subito? Era una ragazzina, nient'altro. Tolse del tutto l'acqua calda. Sorrise.
Non importava, in fondo. Era stato piacevole. Ma adesso come si doveva comportare?
Far finta di niente? Lei cosa si aspettava? Era ancora mattina. Doveva rimanere
rinchiuso fino a sera inoltrata. Sicuramente ne avrebbero riparlato. Chiuse
ancora gli occhi, mentre si sciacquava la schiuma dal viso. Uscì dalla
doccia. Osservò tutte le boccette che c'erano in bagno. Niente profumi.
Una semplice crema per il viso e una per il corpo. Trucco in abbondanza. Aprì
il rossetto. Un leggerissimo odore di vaniglia. Quello della sua bocca. Che
non era truccata quella mattina, ma che portava ancora le tracce di quel profumo.
Si vestì. Ci mise ancora un po' prima di uscire. Aveva quasi paura di
affrontarla. Ma preparò il suo più bel sorriso.
Faith fissava la porta. Quando lui uscì sentì il suo battito cardiaco
accelerare improvvisamente.
"Com'era la doccia?"
"Fredda. Utile." Si sedette sul letto, lontano da lei. Aveva la bottiglia
di sangue tra le mani. La aprì e iniziò a tracannare lunghi sorsi.
Lei continuò a leggere un istante.
"Ho la traduzione."
"Ah. E...perché gli serve ammazzarti? A parte il gusto di far fuori
una cacciatrice, si intende..."
"Quello tu lo conosci bene, eh? Non si capisce...oddio, non c'è
un motivo. È un rituale. Niente portali che si aprono, niente effetti
collaterali...una specie di tradizione che portano avanti per secoli. Che porta
fortuna, in pratica. Devono ammazzarmi e basta. Possibilmente prima di Natale.
Quindi hanno due mesi di tempo. E sono tanti. Una marea. E di solito ci riescono."
"Tutto qua?"
"Pare di sì."
"Okay. Li affronteremo. Bisogna trovare il loro nascondiglio. Se sono in
tanti avranno bisogno di un posto piuttosto spazioso, magari, visto che a loro
piace tanto il fuoco si potrebbe...non so, dargli un'arrostita?" Spike
si era avvicinato alla poltrona. Faith si era alzata e stava sulla difensiva.
"Che succede? Vogliamo parlarne?"
"Un gioco, no? Tutto un gioco. Piacevole ma un gioco."
"Va bene. Chiamalo come ti pare."
"Perché, cos'era per te?"
"Mi pare lo chiamino bacio. Caldo. Profondo. Spontaneo. Eccitante. Ma se
vuoi chiamarlo gioco, non c'è problema." sfacciato. Sicuro di sé.
Lui la fissava, cercando di metterla in imbarazzo. Lei si sentiva confusa, ma
sorrise ugualmente.
"In effetti non sei male."
"Grazie. Anni di esperienza. E poi mi impegno sempre in tutto quello che
faccio."
"Buono a sapersi." Faith si allontanò da Spike. Prese lo zainetto
e se lo mise a tracolla.
"Dove vai?"
"Dovrei mangiare, mio caro. Fare un po' di spesa. E ho bisogno di prendere
un po' d'aria e sole. Tu non scappi, vero?"
"Dove vuoi che vada? Almeno hai la tv via cavo..." Si era avvicinato,
mentre lei teneva già una mano sulla maniglia, voltata verso la porta.
"Faith." Lei si girò verso Spike, che era ormai ad un passo.
Riprese a baciarla, come se niente fosse, tenendola per i fianchi, facendo scivolare
le mani dietro la schiena. Lei rispose senza farsi pregare, immergendo le dita
nei capelli ancora umidi.
"Stai finendo il bagno schiuma." Lei annuì, staccandosi dal
ragazzo.
"Per me questo gioco non è ancora finito, cacciatrice."
"Vedremo." Lei si risistemò i capelli, per poi uscire precipitosamente.
Caffè. Fissava quella tazza da parecchio tempo ormai. Rinchiusa in un
bar, con il sole che fuori splendeva alto, che giocava con i riflessi del suo
orologio. Fogli sparsi sopra il tavolo. Idee ancora più sparse che giravano
attorno ad un chiodo fisso. Già. Proprio un chiodo. La cameriera si avvicinò
un'altra volta, con il suo bel completino lindo e inamidato, a chiedere se ne
voleva ancora. Faith ripose al sorriso, e si immerse nel liquido bollente. Era
fuori da un paio d'ore. E ancora non aveva voglia di tornare. Cioè, una
parte di lei voleva essere là, a continuare quello che avevano iniziato.
Ma poi ci ripensava. Anya. Le sue parole. Scarto di Buffy. Iniziava ad odiare
sempre di più il fantasma di quella ragazza. Tutto doveva essere confrontato,
e lei usciva sempre perdente. E odiava essere una perdente. Ma ciò che
più la spaventata era ripercorrere le sue stesse tappe. Si era innamorata
di Angel. Anche lei. Se quello poteva essere amore, visto che non era contraccambiato...e
flirtava con Spike.
Giocava con lo zucchero. Il quaderno accanto a sé, aperto e sempre fermo
alla stessa pagina. Sapeva benissimo che doveva pensare ad altro. Ma era troppo
tempo che non si trovava un uomo tra le mani e...rise da sola. E aveva scelto
di giocare con il suo nemico naturale...si alzò dalla sedia. Pagò
il conto. Passò accanto all'albergo, tirando dritta. C'era ancora del
tempo. Vide la sua stanza, la finestra chiusa. Lo immaginò sdraiato sopra
il letto, con il telecomando. Tornò a passeggiare tranquillamente, osservando
la gente che correva da una parte all'altra, nella vita frenetica di ogni giorno.
Quella che lei non aveva mai avuto.
La cripta. Entrarci era una tentazione. E perché resistere? Guardare
tra le sue cose. Scendere nei sotterranei e sbirciare. I disegni. Le foto. Il
mondo di un vampiro stranissimo. Buffy. Sempre presente. Faith rideva di sé
stessa. Tutte quelle parti di vita intima violate...tutto per convincersi che
stava sbagliando. Che poteva anche scoparselo, se voleva, ma il cuore di Spike
stava da un'altra parte. E lei sapeva bene quanto era difficile dimenticare
Buffy...Tornò in superficie. Continuava a vagare senza meta, passando
davanti all'albergo senza fermarsi. Doveva agire. Doveva aspettare la notte.
Spike era stufo di aspettare. Non riusciva a chiudere occhio e la tv funzionava
da schifo. Peggio che nella sua cripta. Per passare il tempo aveva iniziato
anche lui a guardarsi intorno. a scoprire qualcosa in più dell'inquilina
di quella stanza. Ma non aveva trovato niente di strano. Cassette, un'enorme
quantità di musica inascoltabile anche per le sue non tenere orecchie.
Niente di personale. A parte i vestiti. Niente di sexy. Magliette sdrucite e
jeans, pantaloni in pelle. Nessun vezzo inutile. Niente di niente. Ordinò
qualcosa con il servizio in camera. Sprofondò ancora una volta nella
poltrona e chiuse gli occhi. Per molte ore non aveva pensato a Buffy. Era quasi
un conforto. Ma gli faceva anche paura. I fantasmi della cacciatrice ormai gli
facevano compagnia da parecchio tempo, e quasi gli mancavano. I mesi si accumulavano,
ma cos'era per lui il tempo? Concetto relativo e dilatato. Come il suo viso
che non invecchiava, il suo corpo che si rigenerava. Come quelle ferite nella
schiena che ormai non pulsavano più di tanto. Tutto relativo.
Faith entrò di soppiatto, cercando di non far penetrare i raggi del sole
che tramontava all'orizzonte. Vide Spike nella sua poltrona, con il viso appoggiato
al bracciolo. Per terra una bottiglia quasi vuota di whisky. Il posacenere pieno
di cicche. L'aria impestata dal fumo. Il vampiro aprì gli occhi. ma si
vedeva che non aveva molta voglia di reagire. La guardava fissa, mentre appoggiava
qualcosa sopra il letto e apriva una finestra ormai in ombra.
"Senti, ho capito che tanto non creperai mai di cancro, ma c'era bisogno
di ridurre la stanza in queste condizioni? E vedi di alzare il culo, che adesso
sgomberiamo."
"Ciao, amore, bentornata."
"Se, se...come no." Faith si avvicinò al vampiro, tirando su
la bottiglia.
"E questo? Ecco perché il conto dell'albergo era così salato..."
Lui sorrise, incurante dei rimproveri.
"Sei stata via tutto il giorno. Mi stai evitando?"
"Già. E dovevo farlo da prima."
"Vieni qua" Lui la tirò verso di sé, facendola quasi
cadere. Si trovarono ad un soffio l'uno dall'altro. Spike prese ad accarezzarle
il viso, delicatamente.
"Sei bella..."
"E tu sbronzo da far schifo." Ma non si ritrasse.
"Non avevo niente da fare...E sono incazzato. Dawn è andata dal
padre e non mi ha neanche salutato. Ho telefonato."
"Per quello il mio armadio è aperto? Non ti preoccupare per Dawn.
Vedrai che la bambolina sarà passata magari alla cripta e non ti ha trovato...Impossibile
che si sia dimenticata di te..." Lui sorrise ancora. Giocava con i capelli
di Faith, come ipnotizzato.
"Mmmm, forse hai ragione. Comunque là dentro mi aspettavo di trovare
qualcosa di diverso."
"Che vuoi dire?" Faith chiuse gli occhi. Spike continuava con le sue
carezze, sfiorandole il collo.
"Non so...catene, frustini, lingerie in cuoio..."
"E' così che ti piacciono le donne? Vuoi essere dominato?"
Fece finta di strozzarlo. Spike tirò la testa indietro, ridendo sguaiatamente...
"Non ho detto questo..."
"Beh, sai cosa regalarmi al compleanno, tesoro..." Glielo sussurrò
in un orecchio, mordendogli leggermente il lobo.
"Comunque ti ho letto nel pensiero, amore, ho preso qualcosa che ti piacerà...una
sorpresa...ma prima dobbiamo andare via. Qua potrebbero trovarci. Raccatto la
mia roba e si parte." Faith era di nuovo in piedi, lontano da lui. Spike
continuava a guardarla, mentre apriva la sacca e ci infilava dentro tutto quello
che trovava, alla rinfusa.
"Non ti sei neanche arrabbiata...in fondo ho violato la tua privacy..."
"Beh, siamo pari. Ho fatto un salto a casa tua."
"Cosa? E perché diavolo...io almeno avevo una scusa..."
"No, non avevi scuse neanche tu, quindi piantala di fare la commedia. E'
un modo per conoscerci meglio...non credi?" Spike si alzò dalla
poltrona.
"Cristo. Sei più pazza di me."
"Beh, te ne sei accorto..."
"Dove si va?" Faith intanto svuotava l'armadietto del bagno. Il vampiro
si avvicinò al letto, cercando di sbirciare nei due involucri trasparenti
che aveva portato la ragazza.
"In un posto dove hai abitato anche tu. Abbandonato, un po' tetro...Giù
le mani!" Spike rimase a bocca aperta. Due costumi.
"Che cazzo vuol dire?"
"Halloween, tesoro. Non mi sono mai travestita. Quest'anno voglio farlo.
E se ti va di venire con me...se no, amen. Lo riporto indietro."
"Tu sei pazza."
"Inizi ad essere ripetitivo."
"Scusa un po', io mi dovrei travestire da vampiro? Ma che roba è?"
Lei rideva.
"Beh, mettiamola così...non hai neanche bisogno di trucco..."
"E poi guarda...un mantello...Conte Dracula...io lo conoscevo, e non andava
in giro vestito in questo modo schifoso!"
"Dai, non ti obbligo...è meglio del cinema, no?"
"Io non lo faccio."
"Okay. Io sto andando, Spike." Portò la borsa verso la porta,
mollandola lì.
"Tu che fai? È buio, ormai. Non voglio essere trovata."
"Vengo con te. Ma non mi travesto." Buttò il vestito per terra.
Faith lo raccolse. Tirò le chiavi della moto al vampiro, che le mancò.
"L'hai ripresa?"
"Certo. Andiamo." L'aria era piacevolmente fresca. La moto molto scomoda
per chi si ritrova con abiti e qualcosa che somigliava ad una valigia...Ma Faith
si sentiva bene ugualmente, sbirciando scorci di realtà. I bambini venivano
fuori a gruppi dalle loro case, con ogni ben di Dio e schiamazzando allegramente.
Lei non ne aveva mai avuto l'occasione, le sembrava di non esser mai stata bambina...
Raggiunsero la magione. Spike era titubante. Quel posto aveva troppi ricordi,
e tutti spiacevoli. Ma entrò ugualmente. Il posto non era cambiato molto.
Faith lo aveva un po' ripulito, ma ciò non cambiava le sensazioni che
riusciva a provocargli.
"Come ti è venuto in mente? Preferivo l'albergo. Di sicuro più
comodo. Non ho bei ricordi qua. Grazie a quel bastardo del tuo amichetto!"
Gettò le chiavi sopra un tavolo, cercando di recuperare dalla tasca dei
pantaloni troppo stretti le sue sigarette. Lei intanto accendeva dei lumi nella
sala principale, quasi correndo da una parte all'altra..
"Sei una lagna, sempre a lamentarti... Dammi cinque minuti, mi cambio e
si esce. A proposito, questo è tuo..." Aprì la confezione
del suo abito, che Spike ancora non aveva visto. Gli lanciò la sua giacca
in pelle. Bucata. Ma tornava al suo proprietario. Lui sorrise, accarezzando
il cuoio consumato. Gli faceva compagnia da tanti anni...
"Ma vuoi davvero travestirti? E' così che prendi sul serio la tua
missione, cacciatrice?" Lei non rispose. Era scomparsa dietro una porta.
Quando venne fuori rideva come una bambina. Ma non lo sembrava affatto.
"Eh...che vuoi fare con i mostri? Sedurli? Cos'è questa roba?"
"Xena, Spike. Ma non sei tu il teledipendente?"
"L'avevo capito...ma non sei troppo nuda?"
"E questo ti spaventa o..." Si era avvicinata al vampiro, che rimaneva
impalato a fissarla.
"...o ti piace? Spiegami un po', perché non l'ho capito."
"Ti diverti, eh? Ti piace prendermi per il culo?" Sembrava improvvisamente
serio. Faith non se l'aspettava.
"E se la smetto di fare il bravo ragazzo, tu che fai?" Lei indietreggiò
appena, mentre Spike si muoveva lentamente, andandole incontro.
"Scappi? Togli fuori i tuoi paletti? Oppure...." Si tolse la maglietta.
"Perché non ci proviamo? Così vediamo un po' come va a finire..."
Faith aveva trovato un tavolo dietro di sé non poteva più muoversi.
O forse non voleva muoversi. Spike le tolse i capelli dalla faccia, toccando
appena la pelle nuda del collo. Lei respirava a fatica. Lui se n'era accorto,
e sorrideva. Faith finì per fare un salto e sedersi sopra il tavolo.
Lui le aprì le gambe, dolcemente, senza trovare nessuna resistenza. I
corpi aderenti. Le mani di Spike che iniziavano una lenta esplorazione del suo
profilo.
"Non dici più niente? Cosa devo capire? Chi tace acconsente, cacciatrice?
O hai paura di me?"
"Tu sei bravo a capire ciò che provo...non è vero? Senti
le variazioni dell'adrenalina o qualcosa del genere? Cosa senti in me? Paura?"
Lui la baciò nel collo, ispirando profondamente. Faith gli sfiorava i
capelli, come per invitarlo a proseguire.
"Sento che sei calda. E morbida. E invitante...e non faccio l'amore con
una donna che respira da secoli...no. Non hai paura. Ma potrei sbagliarmi. Perché
in questo momento non capisco più un accidente."
"Prova a baciarmi. Magari ti schiarisci le idee..."
"Hai ripreso a sfidarmi, ragazzina? Dimmelo..." Le mani di lui le
stringevano la gola, ma lei non smetteva di sorridere. Una fitta alla testa
lo sorprese, e mollò la presa.
"Ma vuoi l'invito in marca da bollo? O devo chiederti di scoparmi, per
piacere? Come se tu non ne avessi voglia, eh?" Spike si allontanò
improvvisamente. Faith risistemò i capelli, tossendo appena. Non riusciva
a guardarlo negli occhi. Non credeva alle parole che aveva pronunciato. Ma sapeva
di provare tutto quello che aveva detto.
"Perché? Perché io?"
"Perché no? Cos'hai che non va?"
"Beh, tanto per iniziare sono un vampiro. E tu una cacciatrice."
"Nessuno di noi due vuole uccidere l'altro...e poi non fa la cosa più
eccitante? Beh, prova a pensare che tu sei un uomo. E io una donna...In questo
caso siamo compatibili..." Saltò giù dl tavolo. "Accidenti
a me, adesso vuoi farmi sentire una cogliona per quello che ti ho detto, per
quello che faccio? Scusa. Ho sbagliato, paparino. Ho recepito male il messaggio.
Pensavo interessasse anche a te..." Andò verso la sua borsa ed iniziò
a togliere fuori i paletti, sistemandoli nel costume. Spike si accese una sigaretta.
"Dove credi di andare?"
"A fare il mio dovere. Ad uccidere i cattivi. Così magari riesco
a convincermi di far parte dei buoni...E poi il piacere è finito, no?"
Spike le sbarrò la strada.
"Ma tu provi piacere ad uccidere, non è vero?" Faith gli tirò
uno schiaffo, allontanandosi da lui. Il vampiro rimase a terra, perplesso, per
poi iniziare a ridere. Lei lo sentì da lontano, e non riuscì a
non sorridere. Si fermò un attimo, intenta a guardarsi la mano con la
quale l'aveva colpito. Riusciva a tenerle testa. Capitava di rado. Si spaventò
quando si accorse che era appena dietro di lei.
"Ah beh...ora ti ho fatto paura, non è vero? Non dovresti essere
un po' più attenta? Posso strisciare accanto a te quando voglio..."
"E farmi cosa?"
"Tu vieni con me." La prese per i polsi, per avvicinarla a sé.
Poi prese a baciarla, senza darle tregua, bloccando ogni suo movimento.
"Mmmm, non lo so....mi hai quasi fatto cambiare idea, mi hai fatto incazzare...."
Ma la sua voce era roca, e persa, mentre Spike le baciava il collo e il viso.
"Io so quello che vuoi..."
"Allora dimostramelo..." La prese in braccio, come se fosse un fuscello.
Non smetteva di baciarla. Finì per depositarla sul tavolo, tornando alla
posizione di pochi minuti prima.
"Dov'eravamo rimasti?" Non ci fu risposta. Non ci furono più
parole. Né ruoli da interpretare. Né sarcasmo. Ma passione e calore
che battagliava con il gelo.
Dopo la frenesia dei sensi, che in effetti li aveva consumati a lungo, lui la
portò a letto. Nel silenzio più assoluto. La sdraiò sopra
le lenzuola cambiate di fresco, cercando qualcosa per coprirla. Si coricò
accanto a lei, tornando ad accarezzare quella pelle bianca, quei capelli morbidissimi.
Era come se nessuno dei due volesse spezzare l'atmosfera con delle parole. O
contaminare quei momenti con i loro pensieri. Solo sorrisi. Solo una strana
ed infinita dolcezza, che li lasciò uno tra le braccia dell'altro, a
chiudere gli occhi e far finta che tutto fosse tremendamente normale. E bello.
Faith si lasciò andare al sonno. Si sentiva stranamente tranquilla. Solitamente
buttava fuori gli uomini dalla sua vita e dal suo letto, con velocità
impressionante. Come se avesse paura del risveglio, di far vedere cosa poteva
esserci dopo. Di far scoprire la vera Faith, quella che andava oltre il sesso
occasionale e sporadico, passionale e vuoto. Oltre lo sfogo del corpo.
Sentirsi sicura. Malgrado la natura del vampiro che gli stava accanto. Malgrado
sapesse benissimo che senza quel chip lei non sarebbe stata là a pensare
niente. Appunto, non sarebbe stata da nessuna parte. Se non all'inferno. Aveva
visto gli occhi di Spike illuminarsi a volte di una vena cattiva, e cambiare
il suo volto, e vedere i suoi denti che potevano morderla, e non per un gioco
erotico innocuo. Stava bene e basta. E non voleva chiedersi il perché.
Rimanere tra quelle braccia ancora un po'. Sorrise pensando a Rossella O'Hara.
Domani è un altro giorno. E domani l'avrebbe affrontato. In fondo Spike
era molto meglio di tanti altri. Sapeva riconoscere molti lati del suo carattere.
Non doveva fingere di essere niente di diverso da quello che effettivamente
era. Una cacciatrice. Forte. E debole allo stesso tempo. E sola. Esattamente
come lui. Le sue carezze erano lontane e dolcissime. Si addormentò di
botto.
Spike continuava a guardarla. Sembrava un'altra persona, quasi indifesa e "normale".
Con il trucco sbavato, rannicchiata sul suo petto. Un peso leggero e caldissimo.
Lui continuava a chiedersi il perché. Perché quella creatura così
strana era finita per darsi a lui, senza preoccuparsi delle conseguenze. Una
donna. Una ragazzina. Una cacciatrice. L'aveva sognato tante volte, amare così
Buffy, in modo completo e carnale. E poi tenerla accanto a sé, proteggerla
e quasi cullarla. Stava sostituendo una con l'altra? Faith era diversa. E forse
incomprensibile. Ma calda e profumata come non avrebbe immaginato. Viva, naturalmente.
Ricordava ogni minima espressione del suo volto. Ogni cambiamento dell'eccitazione.
Ogni singolo bacio. Era stravolto. E travolto dall'accaduto. Mentre lei se la
dormiva tranquillamente, come se nulla fosse successo. Sentiva il battito del
suo cuore. E quanto aveva desiderato morderla! Farla sua, "marchiarla"
e renderla simile a lui...no, non era proprio così. Ma sentire il sapore
del suo essere, del suo sangue, senza ucciderla...Sarebbe stata diversa. I pensieri
si rincorrevano all'impazzata. Confusi e strani, come avvolti in una nebbia
fitta. E poi lasciavano quelle sensazioni così forti. Di possesso. La
sua piccola amante. Ma chi possedeva chi? Sorrise, ascoltando quel respiro.
Osservando le curve del suo corpo disegnate dal lenzuolo. Doveva stare attento.
Era troppo propenso alle ossessioni. E quella notte sembrava proprio la prima
dose di una droga fortissima ed inebriante. Riuscì a spostare Faith senza
svegliarla. Si alzò da quel letto, coprendola amorevolmente, per poi
andare a prendersi da bere. Quel poco che era rimasto della bottiglia dell'albergo.
E una sigaretta. Seduto di fronte a lei, nudo, a guardarla ancora.
Qualche ora più tardi venne svegliato da un urlo. Lui era rimasto nella
poltrona di fronte e poi si era addormentato. La vide seduta sul letto, con
un'espressione terrorizzata. Corse da lei e le prese le mani. Sanguinavano.
Le unghie consumate. La abbracciò, stringendola a sé.
"Ehi, che succede?" Lei non rispondeva, ma continuava a singhiozzare
violentemente.
"Beh, non è una bella reazione...ti sei resa conto di chi ti sei
portata a letto stanotte? Tipo...effetto ritardato del più grosso errore
della tua vita?" Nessuna parola. Lui iniziava ad essere seriamente spaventato.
"E' stato un incubo...dai, ne hai visti così tanti nella tua vita
che camminavano su due zampe...cosa hai visto di così terribile? A parte
la mia faccia, si intende..." Faith sbucò fuori dal suo piccolo
rifugio. Spike cercò di asciugarle le lacrime. Lei tremava.
"L'hanno fatto...lei è tornata..."
"Chi? Ti prego, non dirmi Glory...tutto ma non lei..." Fece segno
di no con la testa.
"E' Buffy...Willow...l'ha fatta tornare..."
"Piccola, non è possibile. Buffy è morta, non può
tornare."
"Sei tu che non capisci..." Le mani le coprivano il viso. Spostò
i capelli, spettinandoli ancora di più.
"Io lo sento...Ho sempre sentito le altre...Quando Kendra è morta,
e io non sapevo di essere la prescelta...è stato un dolore fortissimo,
al petto. Quando è morta Buffy, ed io ero in galera, e nessuno mi ha
detto niente, perché Angel non c'era, era a Pylea...Io l'ho sentito.
E ora...ora..." Spike l'abbracciò di nuovo, cercando di bloccare
il suo tremore. Non riusciva a credere alle sue orecchie. Non era possibile,
basta. Certo che le aveva fatto un bell'effetto...erano le conseguenze di quella
sbornia di sesso?
"Ora...capisco. La pacchia è finita, l'ha detto Anya...ricordi?
Sono tutti coinvolti...l'hanno riportata qua! Dawn...hanno mandato via Dawn...Ma
Buffy non sta bene...guarda le mie mani!"
Lui le guardò sul serio. Era come se avesse scavato. E sicuramente quella
notte non erano così...le ricordava bene, come ogni centimetro della
sua pelle...Cercò di scuoterla, di farla calmare. Ma per tutta risposta
lei svenne. Come colpita da un fulmine. La tenne tra le braccia, accarezzandole
il volto devastato. Buffy. Non era possibile. Ma aveva anche visto ciò
di cui era capace Willow. Magia nera. Pericolosa. Ingovernabile. Proprio uno
scherzo da Halloween.
Rimase priva di sensi per una mezz'ora. L'alba stava per nascere, e Spike poteva
sentirlo anche da lontano. Continuava a tenerla tra le braccia, mentre cercava
di mettere ordine nei suoi pensieri, nella sua testa. Le cacciatrici. Legate
da un destino comune, quello di uccidere ed essere uccise. Legame profondo che
andava aldilà di qualsiasi umana comprensione. Lui poteva capire, almeno
in parte. Sapeva cos'era un legame. Il legame tra il Sire e il suo childe, ad
esempio. Il suo morboso legame con Drusilla. Ogni volta che la rivedeva sentiva
il richiamo del sangue. Più che vedere il collo di una bella ragazza.
Buffy viva. Poteva essere vero. Una parte di lui voleva uscire e cercarla, mettersi
una coperta addosso e scappare verso la casa dei Summers. Ma poi osservava Faith,
abbandonata in quel modo come una bambola rotta. Doveva stare là, con
lei. Anche perché aveva paura. Che Faith avesse ragione. Che Buffy fosse
a casa sua, tornata dall'inferno, con le mani rovinate e il vestito nero che
le avevano messo quando l'avevano sepolta. Buffy. Non era possibile. Si ritrovò
a piangere, senza neanche accorgersene. In silenzio. Lacrime che scendevano
senza un motivo apparente. La casa era avvolta nel buio totale. Le candele ormai
consumate.
Accarezzava la ragazza, i suoi capelli lunghissimi. Aveva un'ossessione per
quei capelli. Ne percepiva l'odore anche ad un metro. Sperava che si svegliasse
presto. Per sapere qualcosa di più. Per capire. Quando vide i suoi occhi
aprirsi sussultò appena. Lei alzò la testa, rimanendo a guardare
il viso del vampiro, così vicino...
"Stai bene?"
"Si. Ora sto un po' meglio. Perché sei ancora qua? Perché
non sei da lei?" Spike ascoltò quelle parole, incredulo.
"Io non..."
"E' già l'alba, vero? Deve essere così." La ragazza
si alzò, lasciando il vampiro confuso. Entrò nell'altra stanza
e portò con sé gli abiti di entrambi. Si vestì con calma.
Una freddezza glaciale sembrava scesa tra loro due, e Spike non ne capiva il
motivo. O almeno, non del tutto. Osservava quelle mani rovinate, che ancora
tremavano appena, mentre cercava di abbottonarsi i pantaloni.
"Spiegami cosa sta succedendo." Faith alzò gli occhi, finendo
di infilarsi il maglione.
"La mia missione è finita. Quindi o me ne vado o chissà cosa
mi combina il Consiglio. Capaci di rimettermi in galera."
"Ma che diavolo stai dicendo?"
"Te l'ho detto. L'amore della tua vita è tornata. Ormai sarà
a casa sua. Cullata dalle due streghe. Chissà cosa ne penserà
Angel..." Sorrise appena, in modo obliquo, come se la sua testa non funzionasse
più a dovere.
"Ne sei certa? Come possono aver fatto una cosa del genere? Non ne hanno
il potere..."
"Certo che ce l'hanno. Se poi ci metti quella pazzoide di Anyanka hai il
quadro completo. Non sono più la sfidante in carica. Torno ad essere
la numero due. O forse lo sono sempre stata..." Si sedette sopra il letto,
guardando ancora le sue mani. Spike cercò di abbracciarla, ma lei si
sottrasse.
"Tesoro, è stato bello stanotte. Ma finisce qui. Non hai sentito?
E' tornata. E ti conviene correre, perché appena Angel saprà della
cosa si dimenticherà di tutto, persino di quel bambino che tanto ama."
Si alzò, precipitandosi fuori della stanza. Spike la inseguì,
per poi rimanere bloccato sulla porta d'ingresso. Lei era nel giardino, lontana,
vicino al sole che nasceva.
"Sta lontano da me, vampiro!"
"Perché, maledizione? Che accidenti ti ho fatto?" Lei iniziò
a ridere.
"Non è quello che mi hai fatto. Ma quello che potresti farmi adesso.
È molto peggio."
La vide allontanarsi, camminando all'indietro. Per poi salire sulla moto e sfrecciare
via velocissima.
Il vento ancora fresco della mattina la fece subito sentire meglio. Era scappata
come un ladro da quella che aveva scelto come sua dimora, almeno prima di sapere
quello che era successo. Non sentiva più Buffy. Non sapeva più
niente. Tranne che era viva. Che aveva scavato con le sue mani per uscire da
quella bara.
La collina. Rimase seduta sul prato, a guardare il risveglio della città,
senza sapere neanche che pochi giorni prima c'era proprio Spike in quello stesso
posto, con la stessa morte d'animo nel cuore. Doveva essere felice. Lo sapeva.
Felice per Buffy, per i suoi amici, per il mondo intero. Una delle migliori
cacciatrici mai esistite era tornata. Lei non faceva parte di quel club esclusivo.
Avrebbero festeggiato a lungo il suo ritorno. E lei era semplicemente invidiosa.
Fino al midollo. Come se veramente quella bionda ragazza le avesse rubato un
pezzo di vita. Ma chi era il vero ladro?
La gente affollava le strade, chi per andare al lavoro, chi per andare a scuola.
E lei continuava a rimanere persa nei suoi pensieri, con gli occhi chiusi, ad
assaporare gli odori di quel prato verde ed accogliente, ormai pieno di foglie
autunnali. Doveva chiamare Wes. Doveva avvertire il Consiglio. Ma non se la
sentiva di parlare a nessuno. Aveva solo voglia di menar le mani. Di annullarsi.
Di scappare ancora.
Si sdraiò, ignorando l'umidità della rugiada mattutina. Ripensò
alla notte prima. A Spike, alla sua bocca, il suo corpo...Malgrado tutto era
felice di quello che era successo tra loro. Perché oggi sarebbe stato
troppo tardi. Ora poteva tornare nell'ombra. Non era il primo uomo. Né
la prima volta che si trovava bene a letto con qualcuno. Ma sicuramente per
lei era strano sentirsi così. Consapevole che tutto era finito ancora
prima di iniziare sul serio. Di solito non le importava. Ragionava come un maschio
vecchia maniera: ignorare dopo il sesso. Obiettivo raggiunto. Colpito e affondato.
Rise di se stessa. Delle sue paranoie. Aveva bisogno di un caffè. Di
qualcosa di caldo. Si alzò, cercando di sistemarsi. Doveva essere un
disastro. Controllò le tasche e quanti soldi le erano rimasti. Decisamente
pochi. Riprese la moto e si avviò a casa di Buffy. Non era pronta per
affrontarla, ma tanto non lo sarebbe mai stata.
Spike sembrava un'anima in pena. Quella furia era entrata ed uscita dal suo
spazio vitale in un lampo, devastando qualsiasi cosa aveva incontrato nel suo
cammino. Si ritrovò a spaccare mobili, senza avere praticamente nessun
sollievo. Intrappolato dalla luce. Quel sole che odiava, linfa per il mondo
intero, tranne che per i vampiri. Faith che era scappata via. Ritrovò
il costume che lei aveva il giorno prima. Cercò di sentire il suo odore.
Era dovunque. Nelle sue mani, nelle lenzuola.
E poi questa storia di Buffy...Non ne poteva più. Cercò tra la
roba di Faith. Era stata premurosa. Aveva portato anche il sangue per lui, quando
aveva svuotato la stanza d'albergo. Bevve avidamente fino all'ultima goccia.
Per poi sfracellare la bottiglia contro un muro. Cercò di calmarsi. Si
sentiva escluso una volta ancora. Dalla gang dei perfettini. Che avevano fatto
tutto per conto loro. Lui neanche sapeva che avevano intenzione di riportare
Buffy in vita. Dall'altra cacciatrice. Che si era infilata nel suo letto, nella
sua carne in profondità come un chiodo, per poi lasciarlo sanguinante
e pieno di domande. Giochi. Sempre e solo un gioco? Buffy. Rimase seduto un
istante sul letto. Cercando di ricordare il suo volto, la luce dei suoi occhi,
il suo corpo senza vita riverso al suolo. Lei era tornata. E doveva vederla.
A tutti i costi.
"Che ci fai qui?" Anya come il solito non era al suo massimo di gentilezza.
Faith la spinse via dalla porta, entrando in casa Summers. Xander si alzò
dal divano, andando a soccorrere la sua amata, riversa per terra.
"Chi ti ha invitata?"
"Non sono un vampiro. Non ho bisogno di un invito." Willow si avvicinò,
con il viso serio e stanco, parandosi davanti alla cacciatrice.
"Che succede, Faith?"
"Dimmelo tu, strega. Sei felice di quello che hai fatto stanotte?"
"Che vuoi dire?"
"Ma, non so...dov'è? Sta dormendo?"
"Di chi parli?" Cercava di fare l'indifferente, ma stava perdendo
la pazienza.
"Buffy, chi altro....Mi prendete per scema? O credete davvero di poter
tenere tutto segreto?" Willow aprì bocca un'altra volta, ma Tara
l'anticipò.
"E' di sopra. Sta riposando." La ragazza venne fulminata dagli sguardi
degli amici.
"Bene." Faith andò verso la cucina, preparandosi un caffè.
Xander la raggiunse.
"Come hai fatto a...scoprirlo?"
"Caro mio, non ci vuole molto...voi siete dei semplici umani, magari qualcuno
si sta specializzando in arti magiche, ma quello che sono io, che è Buffy...neanche
potete immaginarlo. E avete fatto un grosso errore ad escludere il Consiglio
da questa storia. Non sapete neanche di cosa sono capaci. Io ci sono passata..."
"Noi avevamo paura che..." Willow entrò nella stanza.
"Non ti dobbiamo nessuna spiegazione. Tu comunque non fai neanche parte
del Consiglio. Daremo a Giles tutte le informazioni."
"Certo. Sono cazzi vostri."
"Perché non te ne vai? Non ci fai niente qua."
"Beh, provate a spostarmi da questa casa se vi riesce." Faith appoggiò
la tazza, fronteggiando la strega.
"Lo sai che la magia nera è pericolosa? O credi di cavartela con
qualche trucchetto del cazzo? Hai chiamato Giles?"
"Non ancora."
"Bene. Complimenti." La cacciatrice uscì dalla stanza, avviandosi
verso le scale. Willow le lanciò telepaticamente una sedia, ma lei fu
più veloce, difendendosi e spezzandola in più pezzi.
"Tesoro, non ti conviene farlo mai più. Sono già abbastanza
girata di palle." Nessuno commentò. Faith salì le scale,
per poi entrare nella stanza di Buffy.
La ragazza era sdraiata sul letto, ma sveglia. Guardava verso la finestra e
sembrava molto malinconica.
"Ciao Faith."
"Buffy..." Rimase davanti alla porta aperta.
"Puoi anche entrare." Così fece, per andare a sedersi sul letto,
accanto a lei.
"Ti hanno fatto uscire da galera?"
"Ci voleva una cacciatrice. Non avevano molte alternative. Magari adesso
mi ci fanno rientrare."
"Come l'hai saputo?" Faith non rispose. Le mostrò le mani.
Buffy rimase a bocca aperta, senza parole.
"Non dire niente. Lo so, sono uno dei tuoi incubi peggiori. Rimarrò
qua finché non ti riprendi del tutto. O fino a quando non mi cacciano.
Non ti lascio sola. C'è un casino a Sunnydale, ultimamente, ed è
meglio se rimani nascosta."
"Perché stai facendo questo?"
"Non per te, tranquilla. Se mi comporto bene non avrò il Consiglio
alle calcagna. In fondo noi abbiamo la buccia dura, non è vero? Quanto
ti ci vorrà? Poi sparirò. Magari è la volta buona che riesco
a rifarmi una vita normale. Che dici, istruttore di arti marziali? Potrebbe
essere una carriera interessante..." Sorrise forzatamente. Non aveva mai
visto Buffy in quelle condizioni, e malgrado tutto le dispiaceva per lei. Un
pochino. Era molto pallida e con un'espressione smarrita.
"Sai dov'è Dawn? Non l'ho vista e...non l'ho chiesto. Ho avuto paura
di chiederlo..."
"Sta bene. È con tuo padre. L'hanno mandata via per...come dire...la
resurrezione? Spike si è preso cura di lei."
"Spike...l'aveva promesso..."
"E' stato di parola." Willow si affacciò alla porta.
"Dovresti lasciarla riposare."
"Va bene. Ma vi avverto. Ora chiamo Wesley. Non me ne frega niente di quello
che pensate." Buffy guardò le due che si fronteggiavano.
"Cos'è questa storia?"
"Chiedilo alla tua amichetta."
"Faith" Buffy le prese una mano. "Non dire niente a Wesley, per
favore. Dammi un altro giorno...per riprendermi...per capire...per Angel..."
Aveva gli occhi lucidi e la voce tremava appena. Faith si avvicinò al
viso di Buffy. Tutta la sua rabbia sembrava svanita. Davanti agli occhi sfrecciò
un ricordo. Lei che si risvegliava dal coma. Sola. Confusa. Buffy non era sola.
Ma comunque persa.
"Un solo giorno. E lo faccio per Angel. Domani torno qua. E lo chiamo.
O lo chiami tu davanti a me. A te la scelta."
"Grazie."
La ragazza uscì dalla casa, passando davanti a tutti, con fare altezzoso.
Vide Anya ferma accanto alla porta, con un'espressione grottesca.
"Buh!" Le aveva avvicinato un pugno al volto, e lei era sobbalzata
come una bambina.
"La cattiva se ne va, coniglietta, stai tranquilla." Sorrideva sfrontata.
Mentre Anya batteva in ritirata verso Xander, borbottando parole incomprensibili.
Aveva ancora quella sensazione orrenda, la voglia, il desiderio di saltarle
al collo e vederla esalare l'ultimo respiro. Un buon modo per sfogarsi...
Quando chiuse la porta si sentì subito male. Era schifata dall'atteggiamento
della gang. Ma in fondo non poteva aspettarsi niente di diverso. Riprese la
moto e partì. La lasciò vicino al cimitero. Aveva bisogno di un
rifugio, di stare sola in qualche modo.
La cripta le era sembrata una buona idea. Ma quando entrò non riuscì
a credere ai suoi occhi. Non appena si abituarono al buio, naturalmente...Una
coperta gettata per terra, rumori di battaglia. Spike era là, circondato
da tre vampiri. Non c'era tempo per pensare. Si gettò su uno di loro,
sfogando finalmente la sua rabbia repressa. Nel giro di pochi minuti tutto era
finito. Lei rimase appoggiata al muro, a respirare affannosamente, con un sorriso
soddisfatto.
"Mi ci voleva..."
"Che ci fai qui?" Spike era per terra e giocava con un paletto, senza
guardarla.
"Volevo stare sola. Non credevo di trovarti qua. Né di trovare loro."
"Piccola imboscata per l'amichetto della cacciatrice, immagino...Dovevano
essere appostati qua da stanotte. Volevano sapere dove trovarti."
"Ora lo sanno. Magari non potranno raccontarlo a nessuno..." Rise
sguaiatamente, fino alle lacrime. Spike si alzò, sorridendo.
"Che ci trovi da ridere? Non mi sembra così divertente." Lei
smise a fatica. Rimasero a guardarsi un istante, per poi sfuggire una volta
ancora. Faith guardava per terra. Proprio quello che voleva evitare, affrontarlo
una volta ancora. Si alzò, fulmineo. Era di fronte a lei, allungava la
mano delicatamente verso il suo viso.
"Sei ferita." Vicino alla bocca. Lei non sentiva il dolore, ripiena
di adrenalina com'era, ma di sicuro non era grave. Vide il vampiro davanti a
lei, osservare il dito sporco di sangue. Mille espressioni sfumate, eppure chiarissime.
La guardò negli occhi, prima di pulirsi la mano sui pantaloni. Faith
sorrise, accarezzandogli la pelle bianchissima del viso. Poi la sua mano passò
dietro la nuca, e dolcemente iniziò a baciarlo. Spike rimase intontito
per un istante, ma lei sembrava così calma...Faith sentì la lingua
del vampiro accarezzarle dolcemente il graffio, e portar via ogni traccia di
sangue, con movimenti delicati e sensuali. Poi si dedicò nuovamente alle
labbra, a cercare la lingua di lei e giocarci, in una piccola danza erotica.
Lei lo spostò per respirare. L'espressione che lesse nel suo viso era
buffissima, ed, infatti, Faith riniziò a ridere.
"Tu sei...malata. Non sai...cosa vuol dire per me, non puoi neanche immaginarlo..."
Faith non fiatò, alzando le spalle, mentre Spike continuava a rimanere
attaccato a lei, con uno sguardo a metà tra l'incuriosito e il compiaciuto.
E poi fu nuovamente un bacio. Facile abbandonarsi. Crederci. Perdersi. Nelle
sue mani che la stringevano, nella piccola violenza delle sue labbra, della
sua lingua. Facile. Semplice. Bello. Ma non reale. Bere da lui le sue bugie.
Negli occhi chiusi di Faith apparvero frammenti di immagini. Ricordi della notte.
Del suo corpo che si scioglieva come burro. Ma era nella sua cripta. E sapeva
bene cosa c'era al piano di sotto. Quei disegni. Quelle foto. Non era più
così facile. Anche se ogni suo muscolo urlava il desiderio. Crederci.
Niente più. Abbandonarsi ancora. Godersi ancora quelle carezze, quelle
mani fredde e allo stesso tempo così calde. Aprì gli occhi. Spostò
il viso di lui, accarezzando quegli zigomi, quella bellissima bocca. E poi lo
spinse via. Abbastanza lontano da non poterlo toccare allungando una mano.
"Sono stata da Buffy." Lui non rispose.
"Sta abbastanza bene. Un po' shockata, ancora...ma non tarderà a
riprendersi." Ancora non aprì bocca. Andò al frigorifero,
alla ricerca di una bottiglia. Bevve avidamente il liquido ambrato, dandole
le spalle.
"Angel non sa ancora niente. Né il Consiglio." Ancora silenzio.
"Allora è vero." Parlò in un soffio. Non che avesse
mai dubitato seriamente, ma quelle parole lo lasciarono comunque sorpreso. Come
se l'idea prendesse improvvisamente consistenza.
"Perché, le ferite che ho nelle mani non ti sembravano abbastanza
vere?"
"Io non ti conosco, cacciatrice. Il fatto di essere stati a letto insieme
mi da un certo tipo di informazioni. Ma mi mancano molti tasselli. E io almeno
lo ammetto. Tu invece continui a comportarti come se mi conoscessi da sempre."
Un lungo sguardo. Come se la spogliasse.
"Forse ho letto qualcosa sul tuo conto. Forse mi hanno raccontato chi sei."
"Lo immagino. Anche a me hanno detto tante cose su di te. Ma ti concedo
il beneficio del dubbio. O sei stronza come ti descrivono?" Lei sorrise,
cercando di allentare la tensione.
"Forse lo sono molto di più." Lui accese una sigaretta, continuando
a bere dalla bottiglia.
"Perché sei qui, Faith?"
"Non volevo tornare alla magione. Non volevo vederti. E non ho un soldo
in tasca per pagarmi l'albergo."
"E visto che sono qua...cos'hai intenzione di fare? Scappare un'altra volta?"
"Beh, se mi offri da bere posso anche rimanere."
"Okay. Prometto che non ti salto addosso. Sono stanco di ritrovarmi sul
pavimento."
"Preferisci il tavolo?"
"Solo quando ho una bella ragazza sotto. O sopra." Le allungò
la bottiglia, sfiorandole appena la mano. Faith sentì l'alcool scenderle
direttamente nello stomaco, provocandole una vampata ed un colpo di tosse.
"E' un po' forte..."
"Adatto all'occasione, direi." Continuava a non toglierle gli occhi
di dosso. E lei cercava di sostenere lo sguardo.
"Che farai con Buffy?"
"E' il tuo chiodo fisso? Non vedi l'ora che io mi tolga dai piedi per andare
a trovarla?"
"Dimmi che non ci hai pensato. Dimmi che non sei tornato qua per darti
una sistemata e correre da lei."
"Mmmm, parla la sapientona. Credi di conoscere proprio tutto di me, eh?"
Faith girò le spalle. Non aveva voglia di discutere, si toccò
il labbro, chiudendo gli occhi, assaporando ancora una volta il sapore di quel
bacio nella sua mente.
"O sei semplicemente gelosa?" Faith tardò un istante a rispondere.
Cercando le parole adatte, ne bastava una...ma in fondo chi aveva ragione? In
quel momento sentirono un rumore che li mise immediatamente in allarme. Che
scemò subito dopo l'entrata di Dawn nella cripta. Faith vide Spike trasformarsi
e sorridere, aprire le braccia e prendere la ragazzina, che felice urlava che
Buffy era viva.
"Lo so, briciola, lo so."
"Vieni con me...l'hai già vista? Io sono appena arrivata...Oddio
Spike, non posso crederci..." Dawn piangeva e rideva allo stesso tempo.
Faith rimase a guardarli incantata, prima di uscire dalla stanza. Si sentiva
di troppo, e stanca. Troppo stanca. La giornata era diventata improvvisamente
buia, con nubi cariche di pioggia. L'aria annunciava tempesta, e Faith iniziò
a piangere, mentre con calma si allontanava dal cimitero. Un rifugio. Annullarsi.
Dormire. Spegnere ogni stimolo, ogni fiato, ogni parola. Guardò il suo
viso in una vetrina, un riflesso di una ragazza che a venti anni se ne sentiva
il doppio. Continuava a vagare, lentamente. La magione di Angel appariva solitaria
e deserta come al solito. Entrarci era doloroso. Vedere il tavolo spaccato e
ogni cosa all'aria era deprimente. Andò direttamente verso la sua borsa,
per prendere il lettore cd. Il volume altissimo e il mondo fuori. Togliersi
la giacca e immergersi nella musica. Essere tutt'uno con Lei. Rimanere alla
luce delle candele e cantare a squarciagola, muovendosi con lei.
I tried so hard
And got so far
But in the end
It doesn't really matter
I had to fall
To lose it all
But in the end
It doesn't really matter...(Linkin Park, In the end)
Sfinirsi. Perdersi. Gettarsi sul letto e rimanere quasi incosciente. Per non
sapere. Per non capire. Per cercare di non soffrire più. Per non sentirsi
più fuori posto. Per non sentirsi più di troppo.
Spike. Andare verso quella casa trascinato da Dawn. Che rideva, e parlava e
sembrava non prender mai fiato. Mentre lui rimaneva avvolto nella coperta, e
correva da un'ombra ad un'altra, aiutato dal tempo che sembrava sempre più
scuro e tetro. Varcare quella soglia e trovare tutti riuniti attorno ad una
brocca ricolma di caffè. Aspettare che la ragazzina chiudesse tutte le
persiane. Scrutare quei sorrisi e combattere la paura. Di rivederla. Di scoprirla
cambiata. Per il suo soggiorno all'inferno. E poi vederla. Mentre scendeva le
scale, vestita di bianco. Come una visione angelica. Ma il suo viso non traspariva
gioia. E gli altri sembravano non accorgersene. Non vedere il suo sforzo per
sorridere, per cercare di apparire normale. Per cercare di parlare. Tanti bambolotti
impegnati a congratularsi con loro stessi per l'impresa madornale fatta. Che
non vedevano niente. Incrociare i suoi occhi. Sentirla vicina. Provare a toccarla,
e poi sfiorare il suo corpo in un abbraccio. Pronunciare il suo nome. E sentire
le lacrime montare con un'irruenza tale da lasciarlo sconfitto. Ascoltare il
suo ringraziamento formale per aver protetto Dawn. Niente più. Sprofondato
sul divano, come se fosse uno della gang. Come se tutti i presenti non avessero
tenuto nascosto l'incantesimo per riportarla indietro, come se tutti ignorassero
le conseguenze. Quelle che lui leggeva negli occhi della cacciatrice. Veder
andar via tutti quanti, così felici ed ingenui. E lui che non si muoveva.
Mentre Dawn scompariva dietro la porta della cucina.
"Come stai?"
"Bene"
"Okay. E dovendo dire la verità?"
"Cosa vuoi dire?" Buffy sembrava sulle spine.
"Che non stai bene. E che puoi ingannare chi ti pare ma non me." Lei
non rispose.
"Devo abituarmi. È...molto tempo che sono stata via." Freddezza,
ma i suoi occhi sembravano sul punto di piangere.
"Se vuoi parlarne...ho una certa esperienza della morte e del ritorno,
magari in forma non proprio umana..."
"No...non mi va, Spike. Voglio solo riposare." La ragazza si alzò
in piedi, dirigendosi verso la porta, come per congedarlo. Poi si voltò
verso di lui, che era rimasto immobile davanti al divano.
"Qua nessuno mi parla di demoni. Di battaglie. Di vampiri. Perché?"
"C'è Faith."
"Nessuno mi parla di lei."
"E ti stupisci?"
"No, in fondo, no. Ma lei è sola e..."
"Non è sola. Pensa a riprenderti."
"Io non mi..."
"Non ti fidi di lei. Beh, fidati di me. Non la perdo d'occhio." Abbozzò
un sorriso e lei lo imitò.
"Oddio, l'ho sparata grossa, magari ti fidi più di un serpente a
sonagli e..." Buffy fece un cenno negativo con la testa.
"Sto più tranquilla se so che sta con te. Grazie, Spike. Di tutto."
Gli diede un bacio sulla guancia. Il viso della ragazza era ancora molto serio
e triste. Chiuse la porta in faccia al vampiro, che rimase un attimo interdetto.
Che doveva aspettarsi?
La serata stava appena iniziando. E il buio pure. La coperta la lasciò
in quella casa. Voleva quasi tornare a riprendersela, ma quella porta chiusa
lo lasciò interdetto. Scrutò il cielo, che minacciava tempesta
ma ancora non si decideva, e andò via. Aveva la testa spaventosamente
vuota. Tutte le emozioni di quelle ore sembravano avergli causato solo una tremenda
confusione. Buffy era diversa. Bellissima e viva. Ma diversa. O era lui ad essere
cambiato? Sentire qualcosa che somigliava al calore, alla passione che aveva
provato mesi prima. Dolore. Perché doveva continuare a soffrire come
un cane? Prima perché lei era persa, e ora per cosa? Perché l'aveva
ritrovata? Perché continuava a sperare in un suo gesto come un ragazzino?
Perché quella bocca che si avvicinava al suo viso l'aveva fatto sussultare
ancora? Sentì la rabbia esplodere. Immotivata, forse. Inevitabile, certamente.
Non riusciva a controllarsi. Nelle strade ancora popolate di gente, si ritrovò
a spaccare un idrante. E rimanere fermo a sentire l'acqua che bagnava i suoi
vestiti. Buffy. Ossessione. Amore. Sperare di trovare una via d'uscita. Ma non
era facile. Neanche con lei morta. Figurarsi adesso...Faith. Sorrise al nulla.
Vicino ad una fermata d'autobus adocchiò una signora che parlava animatamente
con altre due. Si avvicinò con fare indifferente, e sfilò il portafogli
dalla borsa aperta. Una marachella. Come i bambini. Era veloce e impossibile
da fermare, ovviamente. In un vicolo controllò il risultato del suo furto.
Abbastanza per passare una serata decente. Era strano come certe piccole cattiverie
riuscissero a farlo sentire vivo...Prendere una scorta di sangue. Una bottiglia
di whisky di prima qualità. E poi chissà cos'altro...
Si ritrovò alla magione, con i sacchetti della spesa e altre sorpresine.
Lei doveva essere sicuramente là.
Faith sentì un rumore. Aveva abbandonato la musica e si era messa per
terra, di fronte al camino acceso, a guardare delle antiche carte sulla città.
Doveva trovare il covo di quei vampiri. Prese un paletto, per appostarsi vicino
alla pesante tenda che copriva la porta. Vide Spike entrare e butto giù
l'arma, nel silenzio assoluto. Incrociò i suoi occhi e il suo sorriso.
Non si aspettava un suo ritorno. Non così presto. E quasi non l'ascoltava
mentre la inondava di parole senza senso.
"Aspetta...riassumi...vuoi portarmi a cena fuori? Vedo una bottiglia, ma
dov'è il resto della cassa che ti sei fatto? No, ma dico...ti ricordi
che abbiamo un esercito che ci cerca? Oddio, che mi cerca...e poi, cosa cazzo
è successo stasera? Cos'è, un Buffyeffetto?" Spike aprì
la bottiglia di whisky, tracannando un lungo sorso, con evidente soddisfazione.
"Amore mio, stai tranquilla...non è successo niente di particolare.
Ho solo voglia di svagarmi...insomma...sempre la solita routine...e che tu ci
creda o no, questo è il mio primo goccio." Lei lo guardò
incuriosita, mentre si toglieva la giacca in pelle e l'avvicinava al fuoco.
Sembrava a casa sua. Diede uno sguardo fugace agli studi che stava facendo la
cacciatrice, per poi chiudere le carte e gettarle tra le fiamme. Faith non disse
una parola. Ridacchiava. Lui intanto si sfamava con le sacche di sangue. La
ragazza andò nella stanza da letto, per infilarsi un vestito quasi nuovo
e sistemarsi un po'. Se lo ritrovò dietro, all'improvviso, che le prendeva
la spazzola dalle mani e iniziava a districare delicatamente i nodi dei capelli.
Faith non fiatò. Lo lasciò fare, come se fosse tutto normale.
Ma iniziò a chiudere gli occhi.
"Hai la pelle d'oca."
"Chissà perché." Appoggiò la spazzola sul letto,
non prima di averle accarezzato fugacemente il collo. Si allontanò rapidamente
com'era entrato in quella stanza, e Faith finì di truccarsi. Si guardava
riflessa nello specchio. Non sapeva cosa pensare. Ma non aveva voglia di pensare.
Vivere il momento. Ne aveva passate tante nelle ultime ventiquattro ore. Aveva
cambiato idea e prospettiva miliardi di volte. E aveva voglia di pensare solo
a se stessa.
"Sei bellissima. Sembriamo quasi una coppia normale." Lui sorrideva
rimettendosi la giacca, mentre squadrava la ragazza compiaciuto.
"È questo che vuoi credere? Ci travestiamo da fidanzatini e andiamo
a cena fuori? Mmmm, carini. Meno male che Halloween era ieri...dove sono i fiori
e i cioccolatini?"
"Quelli li ho saltati, mea culpa. Ma ho di meglio. Le aprì la porta,
per condurla fuori. Un'auto. Elegante. Scura.
"Sono colpita. Hai rubato qualcos'altro stasera?"
"Sì. Un po' di libertà."
Lui le aprì lo sportello. Faith rideva come una scema...Ma salì
di corsa. Spike mise in moto, accese lo stereo e partì a tutta velocità.
Lei aprì il finestrino, per godersi l'aria umida della sera. Sorrideva
alla notte nascente.
Andarono fuori città, in un piccolo locale lontano dal mondo. Quando
scese dalla macchina lei lo bloccò un attimo, per guardarlo negli occhi.
Nessuna parola. Lesse il suo stesso dolore. Identico. Riconoscerlo in lui. Rabbia
e voglia di uscirne.
"Per una sera...ti prego, non voglio essere quello che sono. Niente di
quello che sono. Di quello che sei. So cosa ti sto chiedendo, ma ti prego..."
Con un dito lo zittì. Semplicemente. Un sorriso. In fondo faceva comodo
anche a lei. Sedersi in un tavolo appartato. Criticare le altre coppie "convenzionali"
presenti nel ristorante. Flirtare con lo sguardo, e con i piedi...Bere dell'ottimo
vino. Ordinare un dolce al cioccolato.
Uscire un po' brilli, e trovarsi appoggiati al muro, avvinghiati in un bacio
caldissimo, mentre le persone che andavano via da quel posto li squadravano
scandalizzati. E fare un segnaccio, con la faccia deformata in una smorfia cattiva,
e poi ridere, mentre osservava quella gente allungare il passo e borbottare.
"Mi dispiace, non riesco...ad essere una brava ragazza, una brava fidanzata...nessuno
mi ha insegnato le buone maniere...mi sento così ridicola..."
"Sei perfetta. Molto meglio di quelle persone laggiù. Sei viva.
Sei vera."
Ridere ancora e baciarsi, e sfiorarsi, e sentire i corpi reagire sin troppo
in fretta. Correre verso il parcheggio, verso la macchina, e fermarsi ancora
a divorarsi con la bocca... E cercare un qualsiasi posto per stare soli. Trovarlo
poco lontano, in una stradina poco battuta. Una casa abbandonata davanti. Spike
fermò l'auto. Faith tornò a baciarlo, cercando di spogliarlo per
accarezzare la sua pelle. Smania, follia. Come altro chiamarlo? La pioggia intanto
si era decisa finalmente a venir giù dal cielo. Lei si fermò ad
osservarla, cercando di chiudere il finestrino prima di allagare tutto.
"Faith, io..." Lei si girò a guardarlo. Per quel poco che poteva
vedere in quel posto dimenticato da Dio. Un accendino, la fiamma che tremava
al suo respiro. La ragazza tornò a sfiorargli il viso, e cercare la sua
bocca, mentre lui cercava di dire qualcosa.
"Ricordi quello che hai detto prima? Oggi non siamo quello che siamo. Allora
fa l'amore con me, Spike. Adesso. Tutto il resto mandalo al diavolo." Leggere
i suoi occhi. Tutta la passione di cui era capace. In quei sedili. In quell'auto
rubata. In quella sera rubata al loro destino, al loro dovere, al vuoto che
provavano...
Rimanere avvinghiati e scomodi. I finestrini appannati da un solo respiro. Un
solo cuore che batte. Ma abbastanza per due. Abbastanza per perdere ogni cognizione
del mondo. Ogni ricordo di dolore. E tornare a ridere di se stessi, nel buio
della notte. Uscire seminuda dalla macchina per respirare un po' d'aria fresca.
Con gli odori del dopo pioggia, fortissimi, sensuali. Spike che alzava i fari
per vederla ballare, svestita, con l'autoradio che urlava. Accendersi una sigaretta
e andare a raggiungerla, per abbracciarla e ballare con lei. E baciarla ancora,
come se non riuscisse a saziare la sua sete. Tornare dentro l'auto, accendere
il riscaldamento, e rimanere ancora un po' sdraiati. Sentirsi normali. Senza
esserlo mai stati prima.
Spike la coprì con la sua vecchia giacca. Faith si lasciò accarezzare
ancora, per poi chiudere gli occhi e addormentarsi. Sembrava serena, tranquilla.
Lui continuava a guardarla, sconvolto dalle sensazioni che provava. Così
forti ed intense. "Oggi non siamo noi". E cosa siamo, allora? Due
solitudini che si incontrano? Due corpi che cercano di scaldarsi? Si sentiva
un idiota. Non era mai stato un granché con le rime, con le poesie. Neanche
da vivo, figurarsi da morto...Sistemò meglio Faith, e poi mise in moto
la macchina.
Il viaggio fu lentissimo, ma quelle poche miglia furono coperte lo stesso troppo
velocemente. Non aveva molta voglia di tornare alla realtà. Si sentiva
così strano...per una volta aveva avuto il desiderio di non essere un
vampiro. Di rimanere in quella stradina abbandonata e guardare l'alba insieme
a lei. Ma poi non poteva fare a meno di pensare al suo sapore, al gusto del
suo sangue. Giocare. Sembrava che quella ragazza si concedesse sempre un po'
di più, per poi tornare indietro e scappare. E in fondo gli faceva comodo,
perché in quel momento lui non capiva chi cazzo era, non solo cosa voleva.
Erano arrivati. Scese dall'auto e prese Faith in braccio delicatamente. Non
voleva svegliarla. Era immerso nei suoi pensieri, tremendamente confusi, e neanche
si accorse che nella magione doveva essere entrato qualcun altro. Rimase bloccato
quando se lo ritrovò davanti.
"Che cosa le hai fatto?" Angel sembrava proprio incazzato.
Angel e Spike. Di fronte l'uno all'altro. Per un millesimo di secondo. Non fece
in tempo a rispondergli. Wesley gli strappò Faith dalle braccia, e si
ritrovò sbattuto al muro.
"Cosa diavolo le hai fatto?"
"Niente che non volesse anche lei..." Un altro colpo. Stavolta era
a terra, ancora frastornato, mentre subiva l'ennesimo calcio in faccia. Riuscì
a reagire, ma il tempo per parlare proprio non c'era. In fondo era da parecchio
che desiderava fare a botte con Angel. Rimase a guardarlo, ridendo, con gli
occhi spiritati, mentre si asciugava il sangue che gli usciva dalla bocca. Stavolta
c'era Angel per terra a subire i suoi colpi.
Wesley intanto cercava di rianimare Faith. L'aveva portata dentro la stanza
da letto. Rimase sconvolto dall'accorgersi che sotto la giacca di pelle era
completamente nuda. Lei aprì gli occhi, come se si risvegliasse da un
come profondo.
"Urka. Mi sa che sto ancora sognando..."
"Stai...bene?" Lui cercava di coprirla, imbarazzatissimo dalla situazione.
"Non ti ha morso?"
"Uh?" Faith iniziò a ridere. Ora era decisamente sveglia. Wesley
si girò, cercando nella borsa aperta dei vestiti da passarle.
"Forse bisognerebbe spiegare...ad Angel cosa..." Lei non lo lasciò
continuare. Si mise un maglione lunghissimo e filò fuori dalla stanza.
Rimase sulla soglia a guardarli combattere. Erano così diversi...Spike
sembrava proprio divertirsi, furioso e imprevedibile. Angel era il più
determinato e letale. Tutti e due avevano messo su la loro faccia incazzata,
faccia da vampiro. Era possibile trovarli sensuali? Nella lotta?
"Ehi, time out. La volete piantare?" Angel si voltò a quelle
parole, e Spike ne approfittò per assegnare un nuovo colpo.
"Stai bene?" Le corse incontro preoccupatissimo, prendendola per le
spalle.
"Meglio di te senz'altro." In effetti la sua faccia iniziava a portare
i segni della lotta.
"Che ti salta in testa? Che ci fai qua? Oddio, non che mi dispiaccia vedere
due bei maschioni che si picchiano per me...ma mi vuoi spiegare?"
"E me lo chiedi? Mi fai capire che sei in pericolo, che una banda di vampiri
europei è sbarcato da queste parti per ucciderti. Che quello là
ti ha salvato da un agguato prendendosi un paio di pallottole e poi scompari.
Non ti fai più sentire. Lasci l'albergo. Nessun recapito. Willow e Xander
non rispondono al telefono...che devo pensare? Ho mollato tutto e sono venuto
a trovarti...scopro la tua roba in questa casa, ma è tutto distrutto...la
prima cosa che ho pensato è che t'avessero preso...poi entri svenuta
tra le braccia di un vampiro..."
"Dormivo, Angel, dormivo." Spike li aveva raggiunti.
"Per te era normale credere che c'entrassi qualcosa con la sua scomparsa,
vero? Che potessi farle del male, magari anche ucciderla..." Angel si girò
verso di lui. Si fronteggiavano in silenzio, mentre Faith continuava a sorridere,
divertita.
"Forse non ti fidi di me?"
"Come potrei fidarmi? Io ti conosco. Potevi benissimo esserti approfittato
di lei e..." Rimase in silenzio un attimo. Spike intuì cosa stava
per succedere ed iniziò ad indietreggiare. Angel gli fu nuovamente addosso,
ancora più imbestialito di prima. Lo sollevò per gettarlo nuovamente
contro la parete.
"E poi non dimentichiamo la tua ossessione per le cacciatrici...vero, Spike?
Due morte, di una ti innamori, e di questa? Che ne vuoi fare, oltre che portartela
a letto?" Wesley se ne stava in disparte. Faith lo raggiunse.
"Questa storia che riescono a sentire gli odori...io non la sopporto. Ma
provare con l'acido muriatico? Una bella sniffatina per uccidere ogni recettore...che
ne dici?"
"Mi sa che ricrescerebbero. Come li fermiamo?"
"Boh...quasi mi diverto...Senti, ma se adesso gli dico che ero consenziente
che cosa succede secondo te? Spacca la faccia anche a me, lo impaletta o gli
fa i complimenti?"
"La seconda che hai detto mi sembra la più probabile, in ogni caso.
È meglio se fai qualcosa, Faith..." In effetti Angel era sopra Spike,
ormai bloccato.
"Ehi. Ora basta. Non ha fatto niente di male." La ragazza gli toccò
una spalla. Lui ringhiò, per poi darsi effettivamente una calmata e spostarsi
da quella posizione.
Spike si tirò su a fatica.
"Ma che bella serata...ci mancava solo questa...credi di avere l'esclusiva
su tutte le cacciatrici da Buffy a cent'anni? Ti hanno eletto protettore della
loro castità? Siccome non puoi scopartele che la maledizione ti fa tornare
monello, vai in giro a spaccare la faccia a tutti quelli che ci provano?"
"Spike, non è il momento."
"Tu non stare là a difenderlo, porca puttana! Ah, scordavo, lui
è Angel, il cavaliere senza macchia, difensore dei derelitti..."
Stavolta fu Faith a tirare un pugno a Spike. Con i denti stretti lo implorò
di stare zitto. Lui per tutta risposta uscì come una furia dalla casa.
"Tienitela pure..." disse rivolto ad Angel. Faith sentì una
fitta al petto nel vederlo andare via in quel modo. Ma allo stesso tempo rise
della situazione. Angel le stava davanti con uno sguardo interrogativo, ma senza
parole. Wesley intanto parlava senza che nessuno lo degnasse di attenzione.
"Va bene, l'ho fatto. Contento? Ma non è colpa sua."
"Perché?"
"Perché cosa?"
"Ti sei innamorata di lui?"
"Come sei romantico...no. Avevo voglia di compagnia."
"E c'era bisogno di scegliere uno come lui? Un vampiro?"
"Ma a chi cazzo vuoi fare la predica? Tu con Buffy hai combinato qualcosa
di diverso?" Angel cercò di rispondere, ma la mano di Faith fu più
veloce di ogni commento. Non se l'aspettava.
"Bene, ora sei alla mia altezza. Faccio quello che mi pare nel mio tempo
libero." Lui rimase seduto per terra a guardarla, scoraggiato.
"Io amavo Buffy. E non sono Spike. Lui ha solo un chip, ma non..."
"...l'anima, lo so. Ma il fatto che mi stia aiutando, più delle
vostre amichette, ti fa capire qualcosa? E poi te l'ho detto, non devo giustificarmi
con te, né con nessun altro. Vado a letto con chi mi pare."
"Devi...stare attenta, Faith. Chiuso l'argomento." Ma si vedeva quanto
era dispiaciuto. Lei tornò nella sua stanza da letto, per finire di vestirsi.
In fondo Angel aveva ragione, quanto poteva fidarsi di Spike? Ma allo stesso
tempo i pensieri che la tormentavano erano altri. Dirgli la verità, o
qualcosa che ci somigliava. "Sai, caro, mi scopo lui perché tu non
sei disponibile..." Ma quanto era vero? Seduta sul letto si guardava le
scarpe. Non era così che avrebbe voluto risvegliarsi. Chissà dove
era finito Spike. Chiuse gli occhi, cercando di rivedere quella serata...era
stato tutto perfetto. La cena, la musica, la macchina. Senza riflettere, senza
sentirsi niente altro che una donna normale, che aveva un appuntamento con un
uomo normale. Anche se era finzione. Ma quanto lo era sul serio? Il ricordo
dei suoi baci, delle sue parole, del suo corpo...Faith si aggrappava a quelle
sensazioni devastanti e brucianti. Un piccolo frammento di amore. Ne aveva fame,
tanta. Non avrebbe voluto finire così la serata. Ma stare tra le braccia
del suo amante. Addormentarsi, risvegliarsi con il sole alto. E il mondo a correre
dietro alle sue stronzate, fuori da quel posto. Sentiva le loro voci nell'altra
stanza. Concitate, preoccupate. Per quel piccolo segreto svelato. Cacciatrici
e vampiri. Legame intenso e strano, letale. Spike. Che sicuramente era tornato
da Buffy, lasciandola sola a sbrogliare la matassa.
Angel bussò. La porta si aprì lentamente. Il suo sguardo era tremendamente
dolce, e quasi intimidito. Adorava quegli occhi. così caldi che sembravano
accarezzarla.
"Tutto bene?"
"Sì." Entrò, per andare a sedersi accanto a lei.
"Perché non vieni a scaldarti? Il camino è acceso."
Sorrise, disarmante.
"Devo parlarti, Angel. Tu...non sai quello che sta succedendo. Ed io non
so da che parte iniziare." La sua voce tremava appena. Ma era decisa a
dirglielo, raccontargli tutto. Subito.
"Altre sorprese? Ancora devo riprendermi da questa, dammi tempo..."
Faith abbassò lo sguardo.
"Ti ho deluso molto, non è vero?"
"Non è delusione. Sono solo preoccupato per te."
"Non sai mentire, Angel."
"Vorrei vederti felice, serena. E lui non mi sembra la persona adatta.
Ma da che pulpito viene la predica...io sono un disastro in quanto a relazioni,
non credi?" Sorrideva ancora. Le prese la mano, stringendola appena.
"Non è un impegno per la vita. So cosa aspettarmi da lui. E lo accetto
per quello che è. Non sono una bambina. Ho ridimensionato le mie aspettative.
Non esiste la persona perfetta per me."
"Beh, dalla perfezione a Spike c'è un'ampia gamma di vie di mezzo..."
"Non posso avere te...è già tanto che l'ho capito, Angel.
Un passo alla volta, ricordi?" L'aveva detto in un soffio, guardandolo
negli occhi, e vedendolo sussultare appena.
"Faith, io..."
"Non dire niente. Cancella dalla memoria le mie ultime parole e non dire
niente. Per favore. Ho capito. Lo so. Non ti chiedo niente e non voglio niente.
Adoro il nostro rapporto, così com'è adesso." Angel rimase
a guardare la sua mano. Per lui era così difficile, era così ingenuo
nelle faccende di cuore che faceva quasi tenerezza. Non si rendeva conto di
quanto fosse facile innamorarsi di lui....
"Perché non mi parli del bambino? Come sta?" Il suo viso si
illuminò. Le parole sembravano sgorgare senza fine. Descrizioni di ogni
piccolo gesto, di ogni smorfia, di ogni piccola crescita. Non parlava di Darla.
Ma quando accennava alla madre un'ombra attraversava il suo volto. Faith sapeva
benissimo che ancora era tutto troppo fresco, troppo difficile da capire, persino
per lui. Quel figlio dal destino ignoto, che l'aveva riempito di gioia e paura.
Per la sua incolumità. Paura di perderlo. Di vederlo diventare un qualcosa
di incontrollabile e crudele.
"Lo hai lasciato a Los Angeles? Per me? Mi sento in colpa..."
"Non ci pensare neanche. Ero troppo preoccupato...e poi Wes ha fatto un
incantesimo di protezione molto forte...è al sicuro. Devi vedere Cordelia,
ha tirato fuori un istinto materno che neanche lei lontanamente si aspettava...è
così felice che non gli sto più trai piedi, così se ne
può occupare lei..."Risero insieme.
"Mi odierai, adesso. Sei venuto invano."
"Non pensarlo neanche. Wesley sta studiando le carte su questo ordine tedesco
di ammazzacacciatrici. Sistemiamo la faccenda insieme e poi torno da lui."
"Non è così semplice." Faith si alzò per andare
a chiamare l'Osservatore. Si ritrovarono insieme nella stanza, di fronte ad
una tazza di te bollente. La bevanda era confortante, per quello che aveva da
dire...
"Lasciatemi parlare. Senza interruzioni, o non riuscirò a dire tutto..."
Lei prese fiato, trangugiando un sorso. Iniziavano a preoccuparsi.
"Riguarda Buffy." Il volto di Angel si oscurò leggermente,
ma non aprì bocca.
"Willow e Tara l'hanno...riportata indietro. Non so come, un incantesimo,
qualcosa del genere. Io l'ho sognata. Ero...con lei...come se fossi nel suo
corpo. So che vi sembrerà strano, ma..."
"Magia nera." Wesley sembrava averla presa bene, |