.:: A Sentimental Journey ::.
Autore: Sara Capitolo I Di notte, e in mezzo l'oceano
Accanto a lui una ragazzina dormiva. La invidiò: sarebbe stato bello staccare la mente per un pò. Aveva lunghi e soffici capelli biondi. La fitta al cuore arrivò subito, e lì rimase. Chissà se Lei stava un po' meglio. Chissà se s'era ripresa. Il Mediterraneo, scuro e lontano, riposava sotto le nuvole. La luna splendeva su Sunnydale, Dawn stava alla finestra della sua
camera. Avrebbe dovuto finire la relazione per il giorno dopo, ma tutta
quella luce l'aveva distratta. Sua sorella non accennava a tornare,
e non era uscita del migliore degli umori. Del resto ormai era così
da tanto di quel tempo. Da quando l'avevano riportata indietro non l'aveva
più vista sorridere davvero. Sembrava del tutto impegnata nel
suo ruolo di salvatrice del mondo, come se fosse l'unico motivo per
cui valesse la pena di rimanere lì, tra loro, le persone che
la amavano. Certo, il disastro con Spike non aveva aiutato ad avvicinarla
a loro, e la dipendenza di Willow aveva fatto il resto. Tornò al libro, le orecchie tese ad aspettare il rumore della
porta. Le mancavano tutti, ma più di tutti Tara e Spike, gli
unici che l'avevano trattata da amica, gli unici con cui non s'era mai
sentita un grumo d'energia. Di Tara purtroppo non poteva più
aspettare il ritorno, ma lui forse.. No. Se n'era andato senza avvisarle,
dopo aver tentato di far del male a sua sorella. L’angelo di marmo Buffo, buffo davvero. Un vampiro nella Basilica di San Pietro. Appena arrivato in aeroporto s’era fermato ad un caffè,
in America sul cappuccino italiano giravano leggende, ed era curioso.
Al tavolo aveva trovato un depliant sulla città, e gli erano
caduti gli occhi su un’immagine della chiesa. E adesso stava nascondendosi in mezzo ai turisti, tutti davanti a quella
scultura della Vergine. Bellissima, commovente. Si era dimenticato certe
emozioni, quel dolore sordo di fronte alla bellezza. “il Monumento agli Stuart del Canova. Splendido, vero?” Un angelo piangeva affranto, nascondendosi il volto. Si, era splendido. Il confessionale era scomodo, ma rassicurante. Al di là della grata la voce del prete suonò paterna, e Spike si sentì vagamente ridicolo. Cosa stava facendo, lui, in ginocchio! “Dimmi, figliolo” “Mi scusi, non so che m’è preso, non sono neppure cattolico” “Forse, un momento di sconforto..” “Mi scusi, davvero” Fuori, in strada, la penombra della sera l’avrebbe protetto.
Corse fino alla metropolitana, senza fermarsi. “Dawn, la colazione?” “Mangio una mela per strada, sono in ritardo! Ci vediamo stasera.” Buffy versò il caffè nella tazza. Sua sorella sembrava
avere sempre meno bisogno di lei. Probabilmente ormai s’era abituata,
in fondo tra il lavoro e la caccia non era mai a casa. Neppure quello
le era riuscito bene. Rose La sua lapide era ancora lì, dove la ricordava. Però
era abbandonata, e gli sembrava incredibilmente vecchia. Chissà
che effetto doveva aver fatto il giorno dopo vedere la fossa aperta.. “Buonasera” “Buonasera” “Pensavo di essere l’unica a venire qui a questi orari.” “In effetti il tramonto non è il momento più confortante per una visita al cimitero.” “Confortante? No, credo che non lo sia per molti. Ma qui non vedo pericoli. E’ dei vivi che bisogna aver paura” La guardò meglio. Sorrideva in un modo strano. “Mi scusi, ora devo proprio andare.” “Le piacciono le rose antiche?” Si fermò. Quella donna doveva saperne qualcosa, ed aveva l’aria di chi non aspettava altro che poterglielo dire. Tornò sui suoi passi e le si mise davanti. “Piacevano a mia madre. Lei chi è?” “Buffa reazione, volevo farle la stessa domanda. Anche se credo di sapere la risposta. Ma forse mi sbaglio” Continuava a sorridere, e la cosa aveva l’aria di essere rischiosa. Lei era umana, lo sentiva, ma era pericolosa, e non capiva le sue intenzioni. “Sì, di certo si sbaglia” “Io sono una ricercatrice. E qui vede quasi tutti gli oggetti della mia ricerca” E con un gesto del braccio indicò le lapidi. Le era vicino,
e riconosceva il profumo di sandalo. Strano profumo per una donna, ma
pareva adatto. “Ricercatrice? Di cosa, scusi, qui vedo solo tombe. Studia lapidi?” La risata era bassa, appena accennata in un sorriso ironico. Lo guardò seducente. Già,quello era proprio fascino, e in abbondanza. “Mi occupo di ricerche storiche. In particolare, sto studiando ormai da un anno di una strana epidemia che colpì questa zona di Londra nel 1880.” “Epidemia?” “Così pare. In pochissimo tempo morirono molte persone, tutti giovani sani, tutti morti di notte, fuori casa. E ritrovati con strani segni sul collo. Pensi che all’epoca si pensò a dei vampiri!” Spike cercò di fare un’espressione tra lo scettico e il divertito. “In effetti le stranezze non sono poche. Soprattutto in un caso. Pensi che la tomba di una delle vittime fu profanata la notte stessa del funerale, il corpo venne sottratto e mai più ritrovato. Quello è il caso che ho studiato di più. Sono riuscita perfino a ritrovare un ritratto a carboncino del morto, e a risalire alla sua abitazione. Ovviamente la casa non c’è più, ma lì vicino c’è un bellissimo giardino, che risale proprio all’epoca di cui mi sto occupando. E’ lì che raccolgo le rose.” “Allora è lei che..” “A forza di leggere di loro mi ci sono affezionata. Mi pareva
carino, pensi che se la ricerca porterà a qualcosa di interessante
potrebbe essere il mio primo lavoro pubblicato. “A me pare un po’ lugubre” “Può sembrare, in effetti” “Bè, la ringrazio, ora devo proprio andare. Arrivederci.” Non aspettò il saluto, era meglio fare in fretta, non aveva proprio voglia di sapere come la sua storia avrebbe fatto la fortuna di qualche squallido editore. La fortuna.. No, alla fine l’avrebbero letta giusto un paio di bibliotecari ammuffiti. Ecco, sarebbe stato divertente spedirne una copia all’inglese. “William?” Si voltò, d’istinto. E si maledisse immediatamente di fronte alla faccia di lei, evidentemente sorpresa. Le aveva confermato un sospetto, e adesso? Negare, negare tutto. “Scusi, come mi ha chiamato?” “Lei si è voltato” Ora l’espressione era di trionfo. Le si avvicinò a grandi falcate. “Mi sono voltato perché l’ho sentita parlare, e qui siamo solo io e lei.” Sembrava una minaccia. Meglio. Avrebbe lasciato perdere. Lui era un estraneo, con fare minaccioso, e lì non c’era nessuno. Lui non poteva aggredirla, ma lei non lo sapeva. Forse l’avrebbe spaventata abbastanza. “Già. Solo io e lei. Ma lei si è voltato” Evidentemente non la spaventava abbastanza. Come era potuto cadere così in basso, una volta gli bastava lo sguardo giusto e le donne fuggivano terrorizzate. Da vivo gli bastava di meno, ma quello non era così piacevole da ricordare.. “Perché mi ha chiamato William? Io non mi chiamo William, e noi non ci siamo presentati.” “Lei è identico a quel disegno. Se vogliamo escludere i capelli. E quella lapide, quella su cui era inginocchiato. E’ quella di William. L’unico cadavere mancante.” “Lei è pazza.” “No, non lo sono. E tu.. tu sei un vampiro.” Il paletto era proprio lì, a un centimetro dal suo petto, appuntito
abbastanza da fargli scorrere un brivido lungo la schiena. Lei lo guardava
negli occhi, sprezzante, un sorriso soddisfatto e l’aria di chi
ha vinto la lotteria. “Che vuoi fare con quel paletto?” “Oh, niente di grave, mister morto vivente. Solo un accordo” “Un accordo?” La ragazza allungò un dito a sfiorargli il viso, lo fece scorrere
lungo la cicatrice sulla fronte, per posarlo sull’angolo delle
labbra. “Voglio diventare come te.” Notturno con vampiro
La cacciatrice si voltò trasognata verso la sorella: chissà
perché aveva alzato la voce.. Aveva alzato la voce?!? “Hai finito?” “Dawn, davvero, non mi pare il caso di..” “Senti, non so a cosa stessi pensando, ma il caffè è pronto da un pezzo, e di là ormai mister comesichiama mi sta facendo il terzo grado. Probabilmente pensa che tu abbia dei problemi seri, dato che sei scomparsa da trenta minuti. E spero, sottolineo spero, che non mi abbia sentita chiamarti per ben cinque volte prima di avere la tua attenzione, perché potrebbe credere di avere ragione. Ora, torni in salotto con me o preferisci restare qui a meditare sul senso cosmico del bollitore?” Gli occhi verdi della cacciatrice erano sgranati: a cosa stava pensando? “E quindi ti chiami?” “Spike” “No, questo davvero non può essere un nome.” “William?” “Andiamo meglio.” Il paletto era appoggiato sul tavolo, abbastanza lontano da lui per
non poterlo afferrare, abbastanza vicino a lei per spaventarlo. Le corde
che lo legavano alla sedia in compenso erano ben strette, e lei pareva
soddisfatta del suo lavoro mentre lo guardava come valutando la situazione.
La testa gli sarebbe scoppiata per la nausea: quella donna doveva essere
davvero a caccia di un vampiro per avere tutto quell’aglio già
pronto, molto di più di quanto ne sarebbe bastato per farlo girare
al largo da lì. “Allora, capiamoci.. William. Inizio questa ricerca un anno fa, e lo faccio pensando che si tratterà di una cosa noiosa, ma che tanto la gente ci si sollazza sui fatti di sangue, e che quindi potrei cercare di raschiare un po’ il fondo con le possibili risposte a quello che mi sembrava un semplice caso di mania omicida. Il che già sarebbe stato più che interessante, dato che il primo serial killer di cui ci si è occupati è il caro Jack. E tu capisci che questo mi permetteva di far risalire nel tempo il fenomeno..” “Sì, hai ragione, tutto questo è mortalmente noioso” Le corde stringevano davvero troppo, e iniziava ad aver fame. “Un po’ di pazienza, ho bisogno di spiegarti tutto per bene. Insomma, arrivo qui, inizio a lavorare sui documenti dell’epoca, sui fascicoli della polizia, e inizio ad avere dei dubbi. Nei fascicoli mi ritrovo sempre qualche testimone che racconta di strani personaggi visti con le vittime poco prima della loro scomparsa. Nell’insieme riesco a risalire ad un gruppo, due donne ed un uomo, giovani, belli, misteriosi. Tranne che per le ultime vittime. Lì compare un altro uomo, più basso dell’altro, meno massiccio, non viene mai visto da solo.. E questo tizio compare proprio nelle testimonianze che seguono alla sparizione di uno dei cadaveri delle vittime. Il tuo.” E adesso? Avrebbe dovuto negare ed accusarla di essere una pazza? E se lei avesse fatto delle prove per verificare la sua ipotesi? Sapeva dei paletti, se avesse saputo anche del resto? Se avesse provato a tirare le tende e a lasciare entrare la luce del sole nella stanza? Ormai mancavano poche ore all’alba. E poi aveva fame.. “Continuo ad annoiarmi..” “Certo che per l’età che hai pazienza zero, eh? Insomma, data la natura delle ferite, date le modalità degli omicidi, dati gli indizi raccolti, inizio a chiedermi se per caso non possano essere vere le voci che girarono subito dopo la tua scomparsa, e che vennero riportate da qualche giornale popolare già all’epoca. Sai, qualcuno già lo pensava, che tu fossi diventato un vampiro. Del resto, scomparire così dalla tomba proprio mentre nel tuo quartiere la gente muore dissanguata, non è proprio un sistema sicuro per nascondersi..” “Chi ti dice che mi interessasse nascondermi? Per noi non era necessario.” “Noi? Parlami di loro” “Scordatelo” “Allora parlami di te. Sai, sono curiosa. Che hai fatto in questi ultimi 123 anni? E cosa ti ha spinto a tornare sulla tua tomba?”
“E quindi, signorina Summers, lei lavora come..?” “Consulente, consulente scolastica. Vede, mi sembrava una bella opportunità, anche perché lavoro nella scuola di Dawn, così posso profittarne per seguirla più da vicino, controllare il suo andamento scolastico, verificare direttamente se ha problemi d’inserimento..” Fai la faccia da brava mamma Buffy, ce la puoi fare, è solo un burocrate, e tu hai affrontato di peggio in vita tua.. Appunto, hai affrontato troppo di peggio, di come si affrontano i burocrati non ne sai proprio niente.. Fai la faccia da corn flakes mattutini e torta di mele la domenica, su su, ce la puoi fare.. “Di certo sono ottime intenzioni, signorina, ma non ha paura di soffocarla un po’?” Cosa cosa cosa? Ma perché ogni volta qualcosa non deve funzionare? “Scusi?” “Voglio dire, Dawn sta crescendo, è un’adolescente, e lei sa quanto tendano a rivendicare i propri spazi. Voglio dire, è lodevole da parte sua tanto impegno, e probabilmente nel suo essere così.. diligente, ci sta dietro il fatto che lei sia così giovane. Ma le assicuro, la pedanteria danneggia qualunque genitore, anche se è giovane come lei.” Oddio.. Le avevano dato della madre oppressiva. Doveva essere per il taglio dei capelli. “Ma guardi, Dawn sa che so divertirmi, non sono così rigida, voglio dire, ci divertiamo..” “Signorina, o fa la madre o fa la sorella maggiore, ma deve dare a Dawn dei riferimenti precisi, quindi ne tenga conto. E se non sa cosa fare, cerchi di ricordarsi quali erano i suoi problemi a quell’età. Del resto non le dovrebbe riuscire molto difficile, non è poi passato tutto questo tempo” “Già.” “Ora mi scusi, devo continuare il mio giro. Mi sarebbe piaciuto chiederle altre cose, ma Dawn ed io abbiamo parlato parecchio mentre lei era occupata in cucina.” Il tono dell’ultima frase le fece abbassare lo sguardo. “Comunque passerò tra un mese, mi farò vivo io per fissare il prossimo appuntamento.” “Se avesse bisogno di qualsiasi chiarimento..” “Certo signorina Summers, certo. Arrivederci” “Arrivederci” Si chiuse la porta alle spalle. Non si sarebbe mai abituata a quelle visite. “Dawn?” “Che c’è, è già andato?” La ragazzina aveva in mano la solita vaschetta di gelato al cacao. “Dawn, quella roba ti fa male..” “Uffa, ma devi sempre rimproverarmi qualcosa? Ho fame..” “Se hai fame mangia qualcosa di sano. Che vi siete detti con l’assistente sociale mentre io ero in cucina?” Dawn si lasciò cadere sul divano, affondando il cucchiaio nel gelato. “Di sano non c’è rimasto nulla, dobbiamo fare la spesa. E non preoccuparti di quello, gli ho detto che mi fai fare sempre i compiti e che mi porti a scuola ogni mattina in perfetto orario. Non mi ha chiesto niente dei furti, credo che non ne sapesse nulla, e io di certo non gliel’ho detto.” “Ok ok. Ora andiamo a fare la spesa.” Sedendosi accanto alla sorella “Com’è questo gelato?” Giles
Quella storia iniziava a stancarlo. Non si era liberato di lei al cimitero per colpa del chip, e in fondo doveva ammettere che era anche perché l’aveva incuriosito. Ma ora il tutto stava iniziando ad apparire come un deja vu, e no, non ne aveva voglia. Fosse stato ancora William the Bloody probabilmente l’avrebbe lasciata giocare ancora per un po’, ma non erano più giochi per lui, e continuava a sentirla pericolosa. “Te l’ho già detto cosa voglio. Eppure il mio inglese
non mi pareva tanto male..” “Guarda, m’è capitato altre volte. Gente che voleva essere vampirizzata, per via dell’eterna giovinezza, per la forza, l’immortalità…Ma te l’assicuro, il prezzo da pagare è alto, e non credo ne valga la pena. Se lo dico io che sono pratico.. E poi, non è immortalità, noi siamo già morti. Solo che ci conserviamo bene.” E lei, tanto per cambiare, sorrideva, in quel modo enigmatico. “Vedo..” lo stava valutando come lui valutava le sue vittime. E non faceva nulla per dissimulare. “Non è l’immortalità ad interessarmi. In fondo ogni uomo è un’immortale. Porta con sé secoli e secoli di storia e può lasciare memoria di sé per altrettanto tempo. Non occorre il morso di un vampiro per questo. Per un sacco di altre cose sì. Sono quelle che mi sembrano divertenti.” E adesso?
La voce del suo Osservatore sembrava dispiaciuta, dall’altra parte dell’Oceano. Già, dall’altra parte dell’Oceano. Che si dispiacesse, l’aveva piantata lì da sola! “Senta Giles, lo so che il Consiglio ha bisogno di lei, e che io non sono la più affidabile delle Cacciatrici e che proprio per questo ora le tocca dimostrare di aver fatto tutto il possibile per ostacolarmi nel mio brutto vizio di creare casini..” “Buffy, non..” “Giles, la prego, non ho finito, mi lasci dimostrare che sono cresciuta! Ora, Willow si sta riabilitando, e intorno a me non ci sono più streghe impazzite, ex demoni della vendetta o .. amanti vampiri..” Doveva, doveva assolutamente concludere il discorso senza crollare per la vergogna. Sarebbe mai riuscita a parlare con il suo Osservatore di quella storia senza bloccarsi per l’imbarazzo? No, ma doveva ignorare la questione. “Insomma, intorno a me non c’è proprio più nessuno, a parte un amico dal cuore infranto e una sorella minore in piena crisi adolescenziale. E lei può capire quanto questo sia oggettivamente difficile.. E mi possa distrarre dai miei compiti.” “Buffy, io..” “Mi ascolti, la prego! Non le sto dicendo che non ce la faccio, anche il nuovo lavoro mi sta piacendo, insomma, non è il sogno della mia vita, ma qualunque cosa sarebbe meglio del Doublemeat, e poi stando a scuola sto proprio sopra la bocca dell’Inferno, e tutto il giorno in mezzo agli adolescenti di Sunnydale, voglio dire, nel mezzo dell’azione, così posso sempre avere il polso della situazione demoniaca… E così tengo d’occhio Dawn..” Oddio, lo stava trattando come l’assistente sociale. Ma doveva proprio giustificarsi di fronte a qualsiasi maschio adulto le capitasse a tiro? No. Solo con quelli umani. Doveva risolvere questo problema della figura paterna, e al più presto. “Poi lo stipendio è buono, e Xander sta aiutandoci con la manutenzione della casa. Però, signor Giles, io mi alleno come al solito, faccio le ronde come al solito, faccio anche le ricerche che devo fare quando capita qualcosa di nuovo, chessò, un demone feticista che ruba i pon pon alle cheerleaders..” Ecco, lo sentiva ridere. Forse era la strada giusta? “Però, davvero, sono sempre stata una schiappa in quella roba, avrei davvero bisogno di qualcuno che mi desse una mano con la teoria. E lo so che dovrei fare da sola, ma quale cacciatrice prima di me è morta due volte, è tornata dal paradiso e s’è ritrovata orfana, con sorellina minorenne casa fatiscente e montagna di debiti a carico? E se l’è cavata lo stesso? Insomma, non le chiedo di venirmi a fare da balia, semplicemente a darmi una mano con mostri e vampiri.. voglio dire, è quello che fa un osservatore, no? Ho dimostrato di farcela da sola, bene, perché adesso non torna?” Era terrorizzata dalla possibile risposta. Le avrebbe fatto la solita lavata di capo. “Buffy, posso parlare ora?” “Ssssii..” “Io volevo appunto dirti che sto per tornare.” “E quando? La vengo a prendere all’aeroporto, se arriva di mattina posso prendermi un giorno di permesso, e far saltare la scuola a Dawn, oh, sarà così felice..” “Buffy, posso finire?” Imbarazzo.. Peggio di una bambina indisciplinata, perché la faceva sentire sempre così? “Torno, ma perché devo sistemare un po’ di cose. Tra cui far visita a Willow. Non potrò stare sempre a Sunnydale. ” Tanta delusione. Anche troppa. Se n’era accorto. “Insomma Buffy, sarà diverso. Sei cresciuta, in ogni senso. Come hai detto prima, sei matura, e hai dimostrato di sapertela cavare. E hai bisogno di me più che altro per le ricerche. Il Consiglio ha pensato che potrei farti da consulente, ma per questo non servirà il contatto quotidiano. Non hai più bisogno di una guida. Ma ci sarò quando ne avrai davvero bisogno. Però di questo non voglio parlare per telefono. Ci vediamo sabato, va bene?” Non sarebbe mai riuscita a dare un tono un po’ meno deluso alla sua voce. Si concentrò sul fatto che sabato sarebbe tornato. “Ok, a che ora?” No, non c’era riuscita. Ormai era giorno, fuori dalla stanza. Lo avrebbe fatto impazzire. “Puoi farmi qualunque cosa. Ma non ti darò quello che vuoi.” “E perché, si può sapere? Non ti piaccio abbastanza?” Lo sguardo di lei che lo teneva fermo, gli appoggiò tranquilla una mano sul ginocchio. La cosa, stranamente, lo turbò. Quella donna gli faceva uno strano effetto. “Ho smesso con quella vita. E non faccio le cose perché le vogliono gli altri. Non è nel mio stile” Lei abbassò lo sguardo. Forse ce l’aveva fatta. Di nuovo il sorrisetto ironico. No, non ce l’aveva fatta. Ai vecchi tempi l’avrebbe fatta fuori, quella stronza.. “Lei lo sa quanto la ami, spero..” “Cosa?” “Voglio dire, stai facendo questo per quella ragazza di cui parlavi prima, no? Ti si leggeva negli occhi.” “Si, lei lo sa” “E apprezza?” “Non c’è proprio niente da apprezzare” Di nuovo quegli occhi, arroganti. “Dio, non c’è sogno proibito più diffuso tra le donne che il cambiare un uomo. E fin da ragazza tutti ti ripetono che non ce la farai mai, neppure a cambiare il modo in cui il tuo uomo strizza il dentifricio. E tu, demone assassino da più di cent’anni, ti trasformi in uomo virtuoso e caritatevole. Come può non apprezzare?” “Resto un vampiro” “Dettagli.” Redenzioni
“Cosa intendi dire?” “Voglio dire: sono sentimenti. Dove stavano se non avevi l’anima?” “Appunto.” “Tu sai che per un po’ di secoli l’anima non l’hanno avuta le donne, per un altro po’ non l’hanno avuta i “selvaggi”, e via di seguito. Bé, alla fine si, lo sai, qualche volta c’eri.” “Quelle erano opinioni. Oggettivamente, io non avevo un’anima.” “E adesso ce l’hai. Meglio?” “Per niente. Nel pacchetto era compresa una coscienza” “Ah, per quella stai tranquillo, basta abituarsi. Un sacco di gente fa come se ne fosse sprovvista. Vedrai, sarai un magnifico essere animato. Adesso ti va un caffè? O preferisci il mio collo?” Prima o poi lo avrebbe fatto ridere. Era una strana donna. Alla fine le aveva raccontato anche della sua storia con Buffy, dopo tutte quelle ore era un po’ come parlare a sé stessi, e svuotare finalmente il sacco iniziava a dargli una specie di sollievo. Chissà, forse sarebbe stato quello il risultato se non fosse scappato a gambe levate da quella chiesa.. No, probabilmente il prete l’avrebbe fermato subito dopo la prima strage, per il disgusto. E sarebbe stato del tutto controproducente. “Hey bellezza bionda, lo vuoi quel caffè o no? Voglio dire, non so tu, ma io inizio ad avere anche fame.” No, non gli sarebbe mai stata neppure simpatica. “Stavo pensando. Mi hai legato a questa sedia, mi minacci da ore con quel dannato paletto, mi hai costretto a raccontarti i cazzi miei, mi puoi lasciare in pace almeno per un minuto?” L’aria affabile di lei immediatamente sostituita dall’insopportabile tono arrogante a cui ormai si stava abituando. “No, questo ti deve essere ben chiaro: chi decide qui sono io, io decido quando e se lasciarti in pace.” Sì, avrebbe voluto poterla ammazzare, ma lentamente, in modo
molto doloroso. Rimasero in silenzio, a guardarsi negli occhi. “Allora cosa?” “Non hai fame anche tu?” “Sì. Certo, se mi lasciassi libero potrei toglierti dall’incombenza di procurarmi del sangue fresco. Inizia ad essere tardi, e non è così facile trovarne in posti dove non ti chiedano spiegazioni.” Ora gli era ad un soffio. “Tesoro, mi pare di averti ampiamente spiegato che non hai bisogno di procurarti altro sangue. Sono ben lieta di fornirtene io.” Sillabò lentamente, con soddisfazione: “No.” Lei si allontanò con stizza. “Bene, troverò qualcun altro disposto a farlo. E ne sarai responsabile.” “Cosa?” “Bè, William, diciamo che di te mi fido abbastanza, con tutti questi sensi di colpa e ansie di redenzione che ti ritrovi, sono sicura che se ti decidessi lo faresti davvero. Voglio dire, pensa che divertente: tu ti rifiuti di vampirizzarmi, trovo un altro vampiro che mi dice di sì, e poi magari, non completa il lavoro e se ne approfitta per farsi solamente un bello spuntino. Tutto a causa tua. Sarei morta comunque, e inutilmente. Senza la minima possibilità di redenzione.” “Redenzione? Se diventassi come me non ne avresti comunque.” “Dunque. Vediamo se afferri: come ti ho spiegato, tutti gli uomini hanno un’anima, ma non per questo sono buoni. E fin qui credo che ci sia arrivato anche tu, voglio dire, in 120 anni e passa..” “Non trattarmi da idiota e vieni al dunque.” “La differenza la fa il libero arbitrio: gli uomini possono e
devono scegliere. Sono le loro scelte a fare di loro quello che sono.
Ora, caro demone, tu hai un’anima. Ma sta a te decidere come usarla.
Certo, è bella sporca di quello che hai fatto fin qui, ma, almeno
stando a quel poco che ne so io di teologia, l’unica cosa che
può aiutarti a ripulirla un po’ sono le buone azioni. E
un’azione davvero ottima potrebbe essere ad esempio salvarmi da
una fine peggiore di quella che farei se solo mi mordessi un po’.
“Tu sei pazza.” “Pazzia, non c’è che dire, ma non senza un metodo.” “Cosa..” “Ok, fa niente, nessun morsetto per oggi, vorrà dire che dovrò arrangiarmi. Ma sarà un problema comunque: potresti tentare di scappare mentre sono fuori. Certo, c’è il sole.. ma non so, magari ti basta una coperta, o magari quello che ho letto sui vampiri e il sole non è neppure vero.” “Lo è.” “Capisci, vero, che in questo frangente non mi posso certo fidare di te? No, telefonerò a un tipo che conosco e ci manderò lui. E’ abbastanza stupido e abbastanza disonesto da non chiedermi nulla se gli faccio capire che verrà adeguatamente ricompensato per farlo.” “Conosci gente interessante per essere una povera ricercatrice in trasferta.” “Ecco, adesso puoi startene in pace a pensare. Basta che tu lo faccia in silenzio.” Giles l’aveva a malapena salutata. Non aveva fatto neppure in tempo a salutare sua sorella che già s’era messo in viaggio per Los Angeles. Doveva andare a vedere come stava Willow. Urgentemente. Come se Willow non avesse già abbastanza persone che si occupavano di lei. Dawn ci sarebbe rimasta male.
“Buffy, fallo su di me. Ma ti prego, tieni conto che, io, posso
farmi male. Tutto, pur di non doverti venire a cercare di nuovo qui.” “Ok ok. Ti va di andare a prendere Dawn e poi a mangiare qualcosa tutti e tre? Giles non si è fermato neppure un’ora, e credo che lei ci rimarrà molto male.” “E tu? Come ci sei rimasta?” “Xander, andiamo a prendere Dawn.”
“Willow, non è ancora il momento. Del resto io non volevo informare neppure te. Ma il Consiglio vuole procedere.” La strega si affacciò alla finestra. Le sbarre chiudevano la vista su quel vicolo sporco. Probabilmente era meglio così, le sembrava di poter sentire l’odore di quella spazzatura attraverso il vetro. “Willow, non è che io mi fidi ancora del tutto di te. Certo, mi dicono che tu ti sia comportata bene finora: ma non sarà facile. E non potrai aiutare nessuno per un sacco di tempo, forse soltanto te stessa. In condizioni normali sarei intervenuto più duramente, ti sei dimostrata pericolosa, e di solito..” Si voltò verso l’osservatore “Già” Gli dispiaceva dover essere così duro con Willow. In fondo a guardarla ora gli ricordava la ragazzina che piombava in biblioteca durante i cambi d’ora, il piccolo genio terrorizzato dai suoi coetanei più che dai mostri della sua amica cacciatrice. Ma quello era il passato, e non se lo poteva più permettere. Li avrebbe uccisi. Willow voleva distruggere il mondo, e ci sarebbe anche potuta riuscire. Alzò lo sguardo fino ad incontrare quello della ragazza: “Ho.. Abbiamo deciso di darti un’altra possibilità. Ma dovrai stare sotto il diretto controllo del Consiglio. In Inghilterra.” “Potrò salutarli?” “Meglio di no. Domani ti accompagnerò in aeroporto. Ora scusami, devo incontrare una persona.” La porta si chiuse e la strega si stese sul letto. Domani.
[continua] [Fanfiction]
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